Più competitività con i laser industriali

Essere competitivi sul mercato, e riuscire ad offrire prodotti di ottima qualità ad un prezzo il più possibile conveniente per il cliente finale, è oggi la sfida alla quale sono chiamate tantissime aziende e realtà commerciali di ogni tipo.

I fattori che concorrono ad aumentare tale livello di competitività sono molteplici e sicuramente tra questi vi sono i materiali che arrivano da oltreoceano, e dunque da paesi in cui i costi di produzione sono particolarmente bassi.

Laser industriali e aumento della produttività

Uno degli strumenti più efficaci e che consente effettivamente di aumentare la qualità della produzione sono i laser industriali, una soluzione che consente di rispondere in maniera adeguata ed efficace alle richieste di mercato che sono sempre più esigenti.

Il laser industriale trova applicazione in tantissimi campi quali ad esempio quello militare, scientifico ed estetico, e consente di ottenere risultati che i sistemi di lavorazione tradizionale non riescono in alcun modo di ottenere.

I vantaggi del laser industriale

Uno dei vantaggi principali è quello di riuscire ad avere una precisione di taglio che è impossibile da ottenere con qualsiasi altro strumento ad oggi esistente, così come l’assenza di una pressione meccanica sul pezzo sul quale si sta andando a lavorare. Grazie al laser è anche possibile andare a lavorare su profili particolarmente complessi e ottenere raggi di curvatura impensabili da ottenere con qualsiasi altro tipo di strumento.

A questo si unisce chiaramente una maggiore velocità di esecuzione e dunque un risparmio per quel che riguarda i tempi di lavoro e la manodopera, con i costi di produzione che vanno inevitabilmente a diminuire con tutti i vantaggi economici che conseguono per l’azienda.

Parliamo infine di una tipologia di tecnologia che è possibile definire “pulita”, in quanto non inquina e non necessita di sostanze chimiche o altri materiali inquinanti per poter funzionare, ma si limita all’utilizzo del raggio laser per effettuare le incisioni prescelte.

L’utilità di un portabadge

Uno dei problemi di lavoratori e di tutti i colori quali sono in possesso di un badge che consente loro di accedere ai locali in cui viene svolta una determinata attività lavorativa, è quello di portare sempre con sé il badge senza smarrirlo o dimenticarlo a casa, ma anche quello di riuscire a mantenerlo integro nel tempo e fare in modo che questo non possa rovinarsi all’interno del portafogli o addirittura smagnetizzarsi.

Nulla infatti, è più fastidioso dell’arrivare sul luogo di lavoro e scoprire di aver dimenticato in altro luogo il badge che consente di accedere ai locali, oppure di averlo portato con sé ma di non riuscirlo a trovare magari perché questo si trova tra mille altre cose all’interno di una borsa o in una qualsiasi tasca tra quelle della giacca o del pantalone. I portabadge che propone Cotini srl servono proprio a risolvere tale tipo di necessità e consentire a tutti di poter avere il proprio badge sempre a portata di mano ed in perfette condizioni.

L’astuccio in plastica rigida

In particolar modo esistono due tipi di portabadge: Il primo è quello in plastica con asola, un comodo astuccio portabadge in plastica rigida trasparente che consente di attaccare l’astuccio al cordoncino grazie alla comoda asola. Tale accessorio consente di custodire in maniera perfetta il proprio badge e avere la certezza che questo non vada a rovinarsi nel tempo magari all’interno del portafogli o del luogo in cui siamo soliti riporlo.

Il cordoncino colorato

Il secondo accessorio è invece un cordoncino colorato per portabadge, disponibile in 10 differenti colorazioni e che include anche il moschettone, così da potervi agganciare il portabadge. È realizzato in nylon ed è acquistabile in lotti da 10 pezzi. Avendolo sempre al collo sarà dunque molto più difficile smarrirlo o poggiarlo in un posto e poi essere costretti a doverlo cercare continuamente.

Entrambi questi accessori sono in grado di risolvere quello che è un piccolo problema di chi fa solitamente uso del badge, e consente anche di preservarne l’integrità nel tempo.

Motel con centro wellnes a Monza

L’ Over Motel è un motel Monza 4 stelle di recente apertura, elegante, accogliente e situato in posizione strategica per poter raggiungere anche Milano in pochi minuti d’auto. Le camere offrono al cliente tutte le comodità ed i comfort necessari per un meraviglioso soggiorno: dall’aria condizionata al riscaldamento, dal wifi gratuito alla tv, dal frigobar alla cassetta di sicurezza e ancora set di cortesia per il bagno e phon. Inoltre per ogni cliente vi è un box auto privato con accesso fronte camera, così che sia possibile parcheggiare l’auto proprio davanti il proprio appartamento con una apposita tenda motorizzata a garantire il massimo della privacy.

Niente di meglio dunque, che concedersi una pausa di tranquillità in questo luogo così lontano dallo stress quotidiano, per allontanare tensioni e stanchezza. E se avessi voglia di qualcosa di speciale? Nessun problema! Il centro benessere dell’ Over Motel di Vimercate è esattamente ciò di cui hai bisogno per rendere il tuo soggiorno un’esperienza davvero speciale: concediti un bagno in vasca idromassaggio con acqua riscaldata, prova la sauna, il bagno di vapore ed il tunnel emozionale nell’hammam. Completa la tua esperienza nel centro benessere ascoltando della musica rilassante, e avvertirai quella meravigliosa sensazione di rilassatezza e tonicità che avevi quasi dimenticato.

L’ Over Motel è la struttura ideale sia che viaggi in famiglia che in coppia, grazie ai tanti parchi e aree all’aperto che caratterizzano la zona ma anche grazie ai tanti negozi e siti di interesse storico e culturale che interessano principalmente la città di Monza. Usufruire dei servizi di questa moderna struttura ricettiva significa inoltre avere la certezza di adoperare della biancheria che viene lavata con prodotti certificati con garanzia che il Ph sia conforme a quello della pelle ma soprattutto una sanificazione che garantisce l’assenza di allergeni di ogni tipo.

Strisce a led per arredare casa

In cucina,  in camera da letto, in soggiorno così come in bagno, le strisce led sono una risorsa preziosa per valorizzare ed arricchire qualsiasi stanza degli ambienti in cui viviamo. Le strisce led sono infatti sempre più utilizzate in casa, sia per il loro basso consumo energetico grazie al quale è possibile avere bollette più leggere, che per gli interessanti effetti che è possibile ottenere in base al punto in cui vengono collocate. Non esiste una dislocazione perfetta, ma si può optare per quella che meglio si integra con gli arredi e le strutture preesistenti in casa. Spesso ad esempio, le strisce a led vengono poste sopra il piano di lavoro in cucina, sotto gli scaffali, sul soffitto, intorno a uno specchio, sulle pareti e in ogni altro luogo in cui sia possibile portare stile ed eleganza. Il risultato finale sarà sicuramente un effetto sorpresa sul visitatore, un valore aggiunto in grado di completare un arredamento con quel tocco di eleganza in più che non guasta.

Solitamente le strisce led sono lunghe 2,5 o 5 metri, e possono essere accorciate a piacimento qualora si abbia necessità di adattarle su di una superficie più piccola e, grazie al loro lato adesivo, è possibile applicare in maniera molto semplice praticamente dappertutto. Esistono fondamentalmente tre differenti tipologie di luce a led: quella calda, quella fredda e quella bianca commerciale. Scegliere adeguatamente è molto importante, perché dal colore della luce dipenderà gran parte dell’atmosfera che andremo a creare grazie a questo particolare tipo di illuminazione. Sul sito lucefaidate.it puoi trovare diverse idee al riguardo, e le strisce led che fanno al caso tuo così come i diversi accessori pensati appositamente per completare il tuo acquisto: tra questi, degli ottimi alimentatori ideali per tutti quei sistemi che non possono essere collegati direttamente alla corrente elettrica.

Il caffè ha il suo galateo: i consigli dell’esperta di bon ton

Facile dire “vuoi un caffè?”, ad amici, conoscenti o parenti in visita a casa nostra. Invece, l’insidia è dietro l’angolo. Anche se si offre un caffè di qualità come quello garantito dai prodotti Cialdamia, lo store online dove trovare tutto quello che occorre – dalle capsule nespresso compatibili alle macchine fino agli accessori – per l’italico rito della tazzina. Perché, come avverte l’esperta di bon ton Csaba dalla Zorza, food writer maestra nell’arte del ricevere, anche il caffè ha le sue rigide regole. Il prontuario del galateo del caffè insegna a tutti come proporre, servire e addirittura bere una tazza di caffè: senza sbavature e senza errori.

Mai a tavola

 Solo al ristorante il caffè viene servito a tavola. Tra le mura di casa, dove gli spazi sono limitati, “ci si accomoderà su un divano davanti al quale si posizionerà un vassoio con tutto l’occorrente: le tazzine, la caffettiera, lo zucchero riposto in una zuccheriera con il relativo cucchiaino, un numero di cucchiaini pari alle tazzine e possibilmente uguali tra loro ed eventuale latte o panna per accompagnare il tutto” precisa l’esperta.

Lo zucchero? Deve provvedere la padrona di casa

La padrona (o il padrone) di casa dovrà chiede a ogni ospite quanto zucchero desidera e a riempire la tazzina come richiesto. Poi dovrà porgere la tazza insieme al cucchiaino all’ospite. Quest’ultimo mescolerà il proprio caffè e appoggerà il cucchiaino sul piattino.

Le regole del caffè in cialda

Visto il diffondersi delle macchine domestiche a cialde non poteva mancare l’indicazione giusta anche per questa tipologia di consumo. Il caffè andrà ovviamente preparato in cucina, ma sempre servito in sala, su un vassoio. Se le tazze sono numerose e c’è quindi il pericolo che si raffreddino, l’esperta suggerisce di riscaldarle per qualche minuto in forno a 50°. Quando tutto è pronto, la padrona di casa, in salotto, aggiungerà lo zucchero e porgerà i caffè stando seduta con i suoi ospiti.

Cucchiaino solo per girare (piano)

Il cucchiaino va posto sul piatto dal lato del manico e possibilmente alla destra dell’ospite. Per mescolare lo zucchero, l’ospite deve girarlo piano, possibilmente senza sbatterlo e senza far rumore, procedendo dall’alto verso il basso. Una volta usato, il cucchiaino va posto sul piatto e mai e poi mai messo in bocca. Anche a costo di lasciare nella tazza una schiuma invitante. Non è un comportamento educato.

Composti e con mignoli al loro posto

L’esperta di bon ton afferma che “Nel gustare il proprio caffè l’ospite avrà cura di non fare rumore e non rovesciare mai la testa all’indietro per far scendere l’ultima goccia. La tazza, inoltre, si prende sempre con la mano destra dal lato del manico (eccezion fatta per i mancini) con un gesto garbato, avendo cura di non sollevare il mignolo e tenendo il braccio il più vicino al corpo per non agitare il gomito. Per far ciò è bene tenere con la mano sinistra il piattino con sopra il cucchiaino e se il caffè è servito a tavola, il piattino dovrà rimanere sulla tovaglia”.

E dopo?

Il caffè va servito al termine del pasto, in salotto, e una volta terminato le tazzine vanno sparecchiate con un vassoio. Si potranno poi offrire ai propri ospiti dei liquori e dei cioccolatini, posti su un vassoio d’argento o comunque prezioso. Non dovranno mancare una caraffa d’acqua e dei bicchieri alti, senza stelo.

Il 53% degli italiani è sempre connesso, anche appena sveglio

Negli ultimi mesi, giocoforza, ci siamo tutti trovati a utilizzare ancor più del solito i nostri device. Per lavorare, per studiare, per rimanere in contatto con amici e parenti, ognuno di noi è rimasto collegato alla rete. Non sarà forse un po’ troppo, considerando che oltre la metà degli italiani (57%) porta anche a tavola il cellulare, prevalentemente donne tra i 25 e i 38 anni? Eppure il 65% dei nostri connazionali ritiene che una minore connessione potrebbe fare bene alla propria quotidianità.

Una pausa detox dallo smartphone

Esiste una vera e propria ricorrenza (nel 2021 è stata il 5 e 6 marzo) che invita tutti i consumatori digitali a prendersi un momento di stop dai device. Si tratta del National Day of Unplugging, un’iniziativa che per 24 ore spinge gli utenti tech a staccarsi dagli schermi, al fine di sensibilizzarli a un uso più consapevole degli strumenti tecnologici. Per scoprire di più su questo fenomeno, la piattaforma MioDottore ha condotto un’indagine tra gli italiani volta a esplorare come la pandemia abbia influito non solo sul loro stile di vita, ma anche sul loro approccio nei confronti della tecnologia e la loro propensione a mettersi in modalità offline, evidenziando difficoltà e benefici del disconnettersi.
Al risveglio un italiano su due controlla social ed email
I mesi passati, decisamente complicati, hanno influito sulla routine quotidiana di un numero considerevole di utenti tricolore, soprattutto per quanto riguarda la quantità di tempo che trascorrono connessi ai dispositivi tech: lo conferma il 75% degli intervistati. In particolare, oltre la metà degli italiani (53%) è online almeno 8 ore al giorno per lavoro – e tra questi il 39%, una volta terminata la to do list lavorativa, rimane collegato anche nel proprio tempo libero. Oltre ai motivi di lavoro e studio, cosa tiene però connessi gli italiani a smartphone, pc e tablet? Quasi uno su due impiega questi strumenti per mantenere i contatti con le persone care (42%), il 31% per leggere e tenersi informati, fare shopping da casa (25%), guardare film e serie TV (21%), curiosare tra app e giochi online (19%) e praticare sport all’interno delle proprie mura domestiche (7%). Insomma, quello fra italiani e strumenti digitali è una relazione stretta, strettissima, tanto che il 53% dei nostri connazionali  controlla le notifiche di email e social media come prima cosa al mattino appena sveglio e, sempre la stessa percentuale di intervistati, compie il medesimo rituale anche a fine giornata, prima di coricarsi. Addirittura, il 92% degli italiani tiene il proprio smartphone sul comodino quando dorme.

Una pausa detox

Riuscire a trascorrere più tempo offline, però, viene riconosciuto come una priorità da tanti italiani. Ben il 65%, infatti, pensa che la propria routine giornaliera trarrebbe importanti benefici se si riuscisse a trascorrere meno tempo senza smartphone, pc e tablet. Non resta che passare dall’intenzione… all’azione.

Dormi poco? Il caffè ti aiuta a restare vigile (ma solo per 5 giorni)

Il caffè non è solo la bevanda più amata dagli italiani, che difficilmente rinunciano a un buon espresso, ma è anche un prezioso aiuto per contrastare la mancanza di sonno. Un recente studio ha infatti messo in luce come il consumo regolare di caffè aiuti temporaneamente a limitare il calo dell’attenzione e a contenere gli effetti negativi sulla prontezza, tempo di reazione, precisione e memoria di lavoro delle persone che hanno dormito solo cinque ore per notte nel corso di una settimana lavorativa.

Con la caffeina aumentano i “poteri”

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica “Progress in Neuro-Psychopharmacology and Biological Psychiatry”, ha esaminato l’impatto della ripetuta carenza di sonno durante una settimana lavorativa, confermando come il consumo di caffè con caffeina, durante la giornata, contribuisca a limitare il calo dell’attenzione e delle funzioni cognitive in misura maggiore rispetto a quello decaffeinato. Anche se gli effetti “energizzanti” del caffè sono evidenti, c’è un però: gli effetti positivi si hanno soprattutto nei primi tre o quattro giorni di sonno ridotto. Successivamente, i test hanno rivelato che dal quinto e ultimo giorno non ci sono più differenze significative fra chi beve caffè e chi no. Si sfata, almeno parzialmente, un mito: gli effetti benefici del caffè sulla carenza di sonno sono solo temporanei. Rimane invece un’assoluta verità per il benessere e la salute che non esistono alternative o sostituti a un sonno di qualità.

Via libera a un consumo moderato

Anche se il caffè non può rappresentare un’alternativa al sonno, è però confermato che un consumo moderato di espresso (ovvero tra le 3 e le 5 tazzine al giorno) possa aiutare a limitare gli effetti negativi sulle funzioni cognitive, come il calo dell’attenzione, dei tempi di reazione e della memoria di lavoro. Insomma, via libera al caffè anche per rendere al massimo durante le proprie incombenze professionali.

Quanto dormiamo per notte?

Insieme all’analisi dei poteri del caffè è stato esplorato il tempo che gli italiani dedicano al sonno. Secondo le stime, oltre il 30% della popolazione adulta occidentale dorme meno delle 7-8 ore raccomandate nei giorni lavorativi, mentre il 15% dorme regolarmente meno di 6 ore. Una carenza di sonno continuativa può avere un impatto considerevole sulla salute e il benessere delle persone, causando, per esempio, sonnolenza e riduzione della veglia e dell’attenzione. E, nei casi prolungati di mancanza di sonno ristoratore, anche un caffè non può certo essere risolutivo.

Nel 2020 cala lo spreco alimentare: “solo” 27 kg di cibo nella spazzatura

Il Covid sembra avere prosciugato lo spreco alimentare: nel 2020 finiscono nella spazzatura “solo” 27 kg di cibo a testa (529 grammi a settimana), l’11,78% in meno rispetto al 2019. Questo significa 222.125 tonnellate di cibo salvato dallo spreco, e un risparmio di 6 euro pro capite, ovvero 376 milioni euro a livello nazionale in un anno. Sono i risultati dello studio Spreco, il caso Italia, di Waste Watcher International Observatory – Università di Bologna Last Minute Market su dati Ipsos, presentati in occasione dell’ottava Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare di venerdì 5 febbraio 2021.

La mappa dello spreco

Sprechiamo di più al Sud, dove si getta il 15% in più di cibo e avanzi (circa 600 grammi a settimana) mentre si spreca meno al Nord (-8%, circa 489 grammi a settimana) e nel centro Italia (-7%, circa 496 grammi settimanali). E sono le famiglie con figli a gettare più spesso il cibo, in media lo fanno il 15% in più dei single. A sorpresa, meno si guadagna e più si spreca: il 38% circa di italiani che si autodefiniscono di ceto basso/medio-basso getta circa il 10/15% in più rispetto agli altri intervistati. C’è poi una netta consapevolezza sull’importanza di investire qualche euro in più per la qualità. “Un’investimento che potrebbe derivare dal risparmio creato dal non spreco – spiega il curatore scientifico del Premio vivere a Spreco Zero Luca Falasconi – infatti i 376 milioni che a livello nazionale si vengono a liberare da ciò che non sprechiamo più, potremmo, o forse dovremmo reinvestirli in cibo di migliore qualità”.

Otto italiani su 10 dichiarano di non sprecare quasi mai cibo

L’attenzione alla prevenzione dello spreco alimentare si riverbera nell’insegnamento ai figli. Primo non sprecare, dicono le famiglie italiane nell’83,9% dei casi. Otto italiani su 10 dichiarano poi di non sprecare quasi mai il cibo, o meno di una volta alla settimana. E quando capita, è sempre la frutta fresca al top della hit parade degli sprechi (37%), seguita da verdura fresca (28,1%), cipolle aglio e tuberi (25%), insalata (21%) e pane fresco (21%).

Maggiore disattenzione nei Comuni più piccoli

“Colpisce l’attenzione degli italiani al tema: l’85% – spiega Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare – chiede di rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita da parte di supermercati e aziende”. Ma se da un punto di vista della struttura sociale del Paese i ceti che mostrano una minore attenzione allo spreco sono i ceti bassi e popolari “anche la dimensione del centro urbano marca una differenza rispetto allo spreco – afferma Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos – con una maggiore disattenzione (+15%) nei Comuni e nei centri più piccoli del Paese”.

Viaggiare spesso è un ingrediente della felicità

Tanti sono i fattori che influenzano la percezione del benessere, qualità del lavoro, una vita familiare soddisfacente, le relazioni sociali. Le esperienze di viaggio però non sono da meno. Le persone che viaggiano frequentemente tendono a essere più felici della propria vita rispetto a chi non viaggia. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Tourism Analysis e condotto dagli esperti della School of Hospitality Business Management della Washington State University. Il team ha condotto un sondaggio per scoprire perché alcune persone viaggiano più frequentemente di altre, e verificare se le esperienze di viaggio possano avere un effetto sulla percezione della felicità.

I risultati di uno studio

Ai 500 partecipanti allo studio è stato chiesto quanto tempo avessero trascorso a pianificare vacanze future, il numero di viaggi condotti in un anno e la soddisfazione di vita generale, riporta AGI.

“Poco più della metà dei soggetti – sottolinea Chun-Chu Chen, assistente professore presso la School of Hospitality Business Management della Washington State University – ha riferito di aver effettuato più di quattro viaggi di piacere all’anno, e solo il 7% degli intervistati non ha effettuato vacanze. Le restrizioni di viaggio dovute alla pandemia iniziano ad allentarsi, per cui il nostro studio potrebbe avere importanti implicazioni sia per i turisti sia per l’industria del turismo”.

Viaggiare regolarmente ad almeno 190 chilometri di distanza rende più felici del 7%

“Chi si interessa delle informazioni relative al turismo e discute dei piani di viaggio ha maggiori probabilità di andare in vacanza regolarmente e di compiere il viaggio pianificato – conferma Chun-Chu Chen -. I partecipanti che hanno riferito di viaggiare regolarmente ad almeno 190 chilometri di distanza – aggiunge l’esperto – hanno riferito di essere circa il 7% più felici e soddisfatti rispetto al benessere generale di chi non viaggia”. 

Pianificare una vacanza è il primo passo per aumentare la percezione di benessere

“Viaggiare consente di uscire dalla routine e fare esperienze nuove – sottolinea il ricercatore -. Studi precedenti hanno mostrato il sollievo dallo stress e i benefici per la salute come conseguenze delle esperienze turistiche, ma il nostro lavoro esamina i benefici prolungati nell’arco di un anno”.

Gli scienziati ipotizzano che le compagnie di viaggio, i resort e persino le compagnie aeree potrebbero lanciare campagne sui social media per enfatizzare i benefici delle vacanze e suscitare l’interesse delle persone. “Questa ricerca – sostiene ancora Chen – mostra che pianificare viaggi rappresenta spesso il primo passo per compierlo e per aumentare in parte la percezione di felicità e benessere”. 

Passare dall’ADSL alla fibra ottica, quanto costa?

La velocità che permette di guardare film in alta risoluzione ed effettuare videochiamate di gruppo senza interruzioni è di 20 Mbps in download e 2 Mbps in upload, ma per una linea ADSL si tratta di valori difficilmente riscontrabili nella realtà. Al contrario, la fibra ottica FTTH può raggiungere 1000 Mbps in download e 200 Mbps in upload. Se si sta valutando il passaggio dall’ADSL alla fibra ottica e se la propria zona è raggiunta da questa tecnologia si possono valutare le offerte disponibili e confrontarne i prezzi. Selectra ha analizzato i costi del passaggio dall’ADSL alla fibra ottica. Considerando che il cambio di gestore, con relativo passaggio da ADSL a fibra ottica, può prevedere costi legati alla migrazione e al recesso anticipato del contratto in essere le voci e gli importi variano a seconda dell’operatore, e in base a quanto è vecchia l’offerta che si vuole cambiare.

Cambiare una linea attivata 4 anni fa costa in media 22 euro al mese

Se la linea è attiva da più di 4 anni, passare da ADSL alla connessione in fibra ottica significa non solo migliorare la qualità della connessione, ma anche risparmiare circa 11 euro al mese. Il costo medio delle offerte Fibra FTTH oggi è infatti di 22 euro/mese, mentre per le offerte ADSL attivate 4 anni fa è di 33 euro/mese circa. Il cambio prevede solo il costo di migrazione verso un altro operatore, viene stabilito dai provider ogni anno e applicato a tutte le offerte, a prescindere da quando siano state attivate. Questo vuol dire che già dopo 2 mesi il cliente comincerà a risparmiare, e nell’arco del primo anno risparmierà circa 110 euro, al netto della spesa per la disdetta della vecchia linea.

Linea attivata 2 anni fa: attenzione alle rate restanti

La durata media del contratto internet per la linea fissa è di due anni, per cui per passare alla fibra potrebbe essere sufficiente pagare soltanto i costi di migrazione. Tuttavia, tanti operatori propongono la rateizzazione del costo del modem e/o dell’attivazione per 48 mesi (4 anni). Questo vuol dire che nel caso di un recesso dopo i primi 24 mesi, tecnicamente non anticipato, il consumatore dovrà comunque pagare le restanti rate, ma attivando la fibra ottica si risparmia comunque il 30%.

Dopo 1 anno costa caro

Se la linea internet è stata attivata da un anno cambiare fornitore potrebbe essere caro: bisogna investire circa 160 euro se il modem è stato rateizzato per 24 mesi, o addirittura una media di 210 euro se è stata scelta la rateizzazione a 48 mesi. Il conto include costi di migrazione, rate restanti del modem e/o dell’attivazione, eventuali sconti e bonus da compensare al fornitore in caso del recesso anticipato. Se la linea invece è stata attivata entro 14 giorni è possibile ricorrere al diritto di ripensamento e disattivare il contratto gratuitamente, ma solo se è stato sottoscritto online o presso desk promozionali.

Saltare un pasto e dormire bene, la ricetta per vivere a lungo

Qual è la ricetta per vivere a lungo? Semplice: saltare un pasto al giorno, mantenere il corpo in esercizio, dormire bene, e evitare lo stress. Insomma, questa è la ricetta per una vita lunga e sana descritta da David Sinclair, docente di genetica presso la Harvard Medical School, nel suo libro Longevità – Perché Invecchiamo e perché non dobbiamo farlo.

“L’età di ognuno di noi – spiega Sinclair – dipende da una serie di fattori, e oltre alla componente anagrafica dobbiamo tenere presente i fattori fisiologici. Esistono una serie di metodi per valutare l’età, uno dei più elementari è verificare la possibilità di alzarsi in piedi da seduti senza utilizzare le mani”.

La genetica influenza l’aspettativa di vita solo per circa il 20%

L’autore spiega che la ricerca e la scienza hanno contribuito enormemente ad allungare le aspettative di vita media, riferisce Agi. “Diversi studi dimostrano che la componente genetica influenza la nostra aspettativa di vita circa al 20% – continua lo studioso – e il resto dipende da fattori ambientali, comportamentali, fortuiti. Ci sono luoghi particolari, come nella città di Okinawa, in Giappone, dove le persone sembrano più longeve, il che suggerisce che la componente ambientale possa giocare un ruolo fondamentale nelle aspettative di vita di una persona”.

Resettare l’invecchiamento si può

“Non dobbiamo dimenticare che l’invecchiamento è un processo naturale, che porta al danneggiamento delle cellule – sottolinea Sinclair -. Grazie ad alcuni composti è possibile invertire il deterioramento cellulare e stimolare la rigenerazione dei tessuti”.

Il team di Sinclair ha infatti sperimentato una tecnica basata sulle cellule staminali pluripotenti e sulla proteina sirtuina 1 (SIRT1), che ha riparato il nervo ottico in un gruppo di roditori durante i test di laboratorio. “Possiamo resettare l’invecchiamento – sostiene l’esperto – dobbiamo ancora assicurarci che si tratti di un processo sicuro per l’essere umano, ma le applicazioni pratiche del nostro studio potrebbero invertire la cecità, restituire la vista, riparare tessuti e potenzialmente invertire l’invecchiamento”.

Concentrarsi sul benessere dell’organismo

Lo scienziato sottolinea che le tecniche genomiche volte a migliorare le condizioni e abbassare l’età media di un individuo rappresentano ancora un campo in via di esplorazione. “Quello che possiamo fare attualmente –  spiega ancora lo scienziato – è concentrarci sul benessere dell’organismo. Seguire una dieta sana, evitare gli eccessi, svolgere attività fisica, e mantenere una buona rete di contatti sociali. Sebbene queste tecniche potranno un giorno essere implementate e diventare realtà, non credo che sarà mai possibile vivere per sempre, ma sicuramente possiamo aggiungere e valorizzare il tempo a disposizione durante l’arco delle nostre esistenze”. 

Videogames, l’evoluzione passa dal 5G

Solo un gioco? Certo che no. Anzi, per moltissimi di noi i videogame, nei mesi più “tosti” della pandemia, hanno rappresentato davvero un’ancora di salvezza, una boccata d’aria fresca. E per il futuro i gamers si aspettano grandi novità: non solo l’uscita delle console di nuova generazione, PS5 e Xbox One Series X, ma anche le innovazioni del settore che arriveranno contestualmente al 5G. Grazie all’aumento della velocità (circa dieci volte quella del 4G), riporta una nota diffusa da Ansa,  i giocatori possono contare su download e streaming più veloci, anche se il beneficio maggiore sarà una latenza notevolmente migliorata, con tempi di risposta di soli cinque millisecondi. Insomma, ci attendono giochi all’insegna della massima fluidità, con esperienze online di altissimo livello, anche per gli eSports. Un dato su tutti che apre una finestra sull’immediato futuro: solo lo scorso aprile, gli iscritti al servizio di streaming Twitch hanno totalizzato 3,1 miliardi di ore di visione in totale, un aumento del 17% rispetto al trimestre precedente.

Games ad altissima risoluzione

Un’altra opportunità che sarà presto offerta dal 5G è l’ampliata disponibilità di streaming video ad alta risoluzione: così anche gli spettatori, e non solo i giocatori, potranno seguire diversi tornei in contemporanea. Un business tutto da esplorare e sicuramente “ricco”. Ancora, si legge nella nota, “una maggiore larghezza di banda e tempi di risposta inferiori sono anche l’apripista per una più ampia praticabilità del cloud computing per finalità videoludiche”. Gli sviluppatori potranno poi gestire da remoto attività di elaborazione e rendering più ardui, per trasmettere un risultato finale di qualità superiore anche su dispositivi datati. Quello che già assicura il servizio di cloud gaming Google Stadia ma anche xProject Cloud di Microsoft, che permette di utilizzare device anche datati approfittando delle potenzialità della rete.

Il via alla realtà aumentata?

Con la diffusione del 5G ci si aspetta anche all’atteso boom della realtà aumentata: per il successo, i fattori determinanti nel videogaming saranno una tecnologia che alimenta visori non più collegati a computer e telefonini ma indipendenti, come ha già mostrato Oculus, capaci di collegarsi al 5G per ottenere il meglio dalla connessione ultra veloce. Il passo successivo? Incontri sportivi con IoT indossabile sincronizzato, capace di dare anche la sensazione di fisicità oltre che di realtà. Un esperimento che ha già fatto in parte Ericsson attraverso una partnership con una primaria squadra di calcio e che ha anticipato il futuro dei videogame.

Il Covid non piega l’agroalimentare Made in Italy

Il Covid non piega l’agroalimentare Made in Italy, un settore da 41 miliardi, ma la sostenibilità, che già oggi pesa per il 28% sulla scelta di un prodotto, è la chiave per restare competitivi nel futuro. Di fatto, in Italia il 28% delle Pmi del settore vede la sostenibilità come strategia di lungo periodo, in grado di garantire un vantaggio competitivo. Anche attraverso l’e-commerce, la nuova frontiera, che in Italia nel 2020 ha raggiunto 2,5 miliardi di euro di valore (+55%). Nonostante il Covid-19, quindi, il settore alimentare italiano resiste. Nel 2050, quando la popolazione mondiale sarà di 8-10 miliardi, un consumatore su 10 in tutto il mondo mangerà cibo italiano.

La sostenibilità è un trend

È quanto emerge dalla IXa edizione del Seminario Food, Wine & Co. – Verso la Sostenibilità, ideato e organizzato dalla professoressa Simonetta Pattuglia e dal Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media di Roma Tor Vergata, in collaborazione con Fiera Roma e Coldiretti. Il Seminario conferma come l’attenzione dei consumatori italiani si stia muovendo verso tre direttrici principali, la riduzione degli sprechi alimentari, dell’impatto del packaging sull’ambiente, e la maggiore attenzione verso qualità e provenienza dei prodotti.

Insomma, l’essere un prodotto sostenibile è un valore aggiunto, che insieme al fatto di essere ecologico pesa per il 28% nella scelta d’acquisto.

Il tricolore sull’etichetta aumenta le vendite

Il coronavirus ha reso gli italiani più coscienziosi in merito alla scelta dei prodotti alimentari, e più attenti alle materie prime da mettere nel piatto.

Un’attenzione che si concentra soprattutto sul biglietto da visita dei prodotti: l’etichetta. La lettura dell’etichetta prima dell’acquisto è divenuta una pratica consolidata, e il Made in Italy è un fattore in grado di spostare le vendite.

La dicitura “100% italiano” comporta una variazione del +8.8% delle vendite, seguita dalla certificazione DOC, con il 7.2%, e la DOCG (+6.8%). E la sola presenza del tricolore sull’etichetta pesa per il +3% sulle vendite .

Pmi, Green Marketing, ed e-commerce

Se quello della sostenibilità per il consumatore è un elemento di scelta, per le Pmi sta diventando una pratica necessaria per garantirsi sopravvivenza e competitività. Uno studio effettuato dalla professoressa Pattuglia mostra però come per il 35% delle Pmi intervistate il concetto di sostenibilità non esista, e se il 7% investe in sostenibilità lo fa perché obbligato senza considerarla un’opportunità di crescita. Il 30% delle aziende si stanno invece attivando per comunicare il proprio impegno in tal senso, e per il 28% la sostenibilità è considerata una strategia di lungo periodo. Quanto all’e-commerce, in Italia l’acquisto di generi alimentari online nel 2020 ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro in valore (+55%), e il food delivery 706 milioni di euro (+19%).

Nel 2020 la forzosa conversione alle vendite online ha garantito alle aziende volumi minori, ma al contempo ha consentito la continuità aziendale.

I social network in Italia. Come, quanto e perché li usiamo

Gli italiani passano quasi 2 ore ogni giorno sui social network, ma rimangono sotto la media mondiale. Durante la quarantena però nel nostro Paese il tempo speso sui social è aumentato fino a +81%. Ma quali sono i social più utilizzati, e come vengono visitati? La prima piattaforma per numero di accessi mensili è Facebook, seguita da YouTube, anche se il social network più interessante dell’anno è TikTok, con un incremento degli utenti pari al 457% in soli 9 mesi, e l’app social più scaricata è Whatsapp. Si tratta di alcuni risultati della ricerca sull’uso dei social network in Italia pubblicata su Contenuti Digitali, il sito di risorse di digital marketing che aiuta le imprese a comunicare meglio online e ottenere più clienti utilizzando strategie innovative di marketing.

Più per svago che per lavoro

Su 49,48 milioni di italiani utenti attivi di internet (82% della popolazione contro il 59%a livello mondiale) a gennaio 2020 35 milioni erano attivi sui social media, aumentati di 4 milioni in 12 mesi (dati We Are Social a gennaio 2020). In Italia sembra che i social siano utilizzati principalmente come svago e meno come lavoro. La maggior differenza rispetto al resto del mondo è infatti l’utilizzo delle piattaforme per scopi professionali. Solo il 31% degli italiani, rispetto a 40% al livello mondiale, usa i social per scopi professionali.

Ma questo non significa che siamo gli ultimi. Peggio di noi Regno Unito, Francia e Germania (sotto al 26%), meglio di noi Spagna e Portogallo (con percentuali sopra al 35%)

Quasi due ore al giorno, soprattutto su YouTube

Un italiano spende in media 6 ore al giorno su Internet e un’ora e 57 minuti sui social network. Molto vicino alla media mondiale, il 98% degli italiani accede ai social da smartphone. Secondo Similarweb, a luglio 2020 il social più visitato da browser è Facebook, ma primo in classifica per durata della visita è YouTube, con 21 minuti e 54 secondi al giorno. Il tempo speso su Facebook da desktop è infatti di 10 minuti e 48 secondi (con 8,88 pagine per visita, inferiori però a Instagram, 12,61), dati inferiori anche a Twitter, che raggiunge 11 min e 15 sec di tempo speso e 12,07 pagine per visita.

L’utilizzo dei social durante la quarantena

Il dato più eclatante durante l’uso dei social durante la quarantena riguarda i servizi di messaggistica istantanea: +81% di tempo speso al giorno su Whatsapp e +57% su Messenger. Pinterest e Twitter sono gli unici che hanno visto una contrazione dei minuti spesi sulle loro piattaforme, rispettivamente -29% e -18%. In ogni caso, secondo Google Trends a marzo 2020, è Facebook il canale con il maggior numero di minuti spesi giornalmente sulla piattaforma (media di 26,4 minuti al giorno). Anche YouTube ha retto bene durante la quarantena, mentre per Instagram, non si nota alcun picco importante, così come per Linkedin, e Snapchat, il meno visitato della lista.