I tuoi elettrodomestici su Goonix

Acquistare un nuovo elettrodomestico, ad esempio in caso di guasto occorso a quello che abbiamo già in casa, può essere sicuramente una spesa fastidiosa da affrontare proprio perché imprevista e non voluta. Dovendo comunque far fronte alla sostituzione dell’ elettrodomestico guasto.

Quel che facciamo solitamente in questi casi è iniziare a spulciare le offerte alla ricerca del prodotto che possa fare al caso nostro e che abbia un prezzo accessibile. In questo senso, una delle più importanti risorse del web per quel che riguarda la qualità dei prodotti, nonché l’importanza delle offerte elettrodomestici che propone, è sicuramente il sito Goonix. Questo importante sito mette a disposizione degli utenti una scelta davvero ampia per quel che riguarda grandi e piccoli elettrodomestici, ma non solo. Qui l’utente ha infatti la possibilità di scegliere tra una moltitudine di prodotti che riguardano anche casa e l’arredamento, l’informatica e la tecnologia, la telefonia ed il tempo libero, il gaming e gli articoli pensati per i più giovani.

È possibile acquistare veramente di tutto su Goonix e fai bene ad approfittare delle sue offerte elettrodomestici per portare a casa dei prodotti eccezionali a prezzi veramente convenienti. Se lo vorrai ti sarà anche possibile acquistare il prolungamento della garanzia di base prevista dalla casa produttrice, così da tutelare nel corso degli anni il prodotto prescelto. Ad ogni modo il servizio di assistenza  post vendita di Goonix fornisce tutto il supporto necessario nel caso in cui un prodotto presenti eventuali anomalie o problematiche.

Grande convenienza su Goonix dunque, oltre che acquisti sicuri, e questi sono i fattori che hanno contribuito nel tempo a rendere questo e-Commerce una delle risorse di riferimento per quanti desiderano acquistare un nuovo elettrodomestico o prodotti di ogni tipo, riuscendo a risparmiare rispetto quelli che sono i prezzi proposti dalla grande distribuzione organizzata.

Motel con centro wellnes a Monza

L’ Over Motel è un motel Monza 4 stelle di recente apertura, elegante, accogliente e situato in posizione strategica per poter raggiungere anche Milano in pochi minuti d’auto. Le camere offrono al cliente tutte le comodità ed i comfort necessari per un meraviglioso soggiorno: dall’aria condizionata al riscaldamento, dal wifi gratuito alla tv, dal frigobar alla cassetta di sicurezza e ancora set di cortesia per il bagno e phon. Inoltre per ogni cliente vi è un box auto privato con accesso fronte camera, così che sia possibile parcheggiare l’auto proprio davanti il proprio appartamento con una apposita tenda motorizzata a garantire il massimo della privacy.

Niente di meglio dunque, che concedersi una pausa di tranquillità in questo luogo così lontano dallo stress quotidiano, per allontanare tensioni e stanchezza. E se avessi voglia di qualcosa di speciale? Nessun problema! Il centro benessere dell’ Over Motel di Vimercate è esattamente ciò di cui hai bisogno per rendere il tuo soggiorno un’esperienza davvero speciale: concediti un bagno in vasca idromassaggio con acqua riscaldata, prova la sauna, il bagno di vapore ed il tunnel emozionale nell’hammam. Completa la tua esperienza nel centro benessere ascoltando della musica rilassante, e avvertirai quella meravigliosa sensazione di rilassatezza e tonicità che avevi quasi dimenticato.

L’ Over Motel è la struttura ideale sia che viaggi in famiglia che in coppia, grazie ai tanti parchi e aree all’aperto che caratterizzano la zona ma anche grazie ai tanti negozi e siti di interesse storico e culturale che interessano principalmente la città di Monza. Usufruire dei servizi di questa moderna struttura ricettiva significa inoltre avere la certezza di adoperare della biancheria che viene lavata con prodotti certificati con garanzia che il Ph sia conforme a quello della pelle ma soprattutto una sanificazione che garantisce l’assenza di allergeni di ogni tipo.

Strisce a led per arredare casa

In cucina,  in camera da letto, in soggiorno così come in bagno, le strisce led sono una risorsa preziosa per valorizzare ed arricchire qualsiasi stanza degli ambienti in cui viviamo. Le strisce led sono infatti sempre più utilizzate in casa, sia per il loro basso consumo energetico grazie al quale è possibile avere bollette più leggere, che per gli interessanti effetti che è possibile ottenere in base al punto in cui vengono collocate. Non esiste una dislocazione perfetta, ma si può optare per quella che meglio si integra con gli arredi e le strutture preesistenti in casa. Spesso ad esempio, le strisce a led vengono poste sopra il piano di lavoro in cucina, sotto gli scaffali, sul soffitto, intorno a uno specchio, sulle pareti e in ogni altro luogo in cui sia possibile portare stile ed eleganza. Il risultato finale sarà sicuramente un effetto sorpresa sul visitatore, un valore aggiunto in grado di completare un arredamento con quel tocco di eleganza in più che non guasta.

Solitamente le strisce led sono lunghe 2,5 o 5 metri, e possono essere accorciate a piacimento qualora si abbia necessità di adattarle su di una superficie più piccola e, grazie al loro lato adesivo, è possibile applicare in maniera molto semplice praticamente dappertutto. Esistono fondamentalmente tre differenti tipologie di luce a led: quella calda, quella fredda e quella bianca commerciale. Scegliere adeguatamente è molto importante, perché dal colore della luce dipenderà gran parte dell’atmosfera che andremo a creare grazie a questo particolare tipo di illuminazione. Sul sito lucefaidate.it puoi trovare diverse idee al riguardo, e le strisce led che fanno al caso tuo così come i diversi accessori pensati appositamente per completare il tuo acquisto: tra questi, degli ottimi alimentatori ideali per tutti quei sistemi che non possono essere collegati direttamente alla corrente elettrica.

Il caffè ha il suo galateo: i consigli dell’esperta di bon ton

Facile dire “vuoi un caffè?”, ad amici, conoscenti o parenti in visita a casa nostra. Invece, l’insidia è dietro l’angolo. Anche se si offre un caffè di qualità come quello garantito dai prodotti Cialdamia, lo store online dove trovare tutto quello che occorre – dalle capsule nespresso compatibili alle macchine fino agli accessori – per l’italico rito della tazzina. Perché, come avverte l’esperta di bon ton Csaba dalla Zorza, food writer maestra nell’arte del ricevere, anche il caffè ha le sue rigide regole. Il prontuario del galateo del caffè insegna a tutti come proporre, servire e addirittura bere una tazza di caffè: senza sbavature e senza errori.

Mai a tavola

 Solo al ristorante il caffè viene servito a tavola. Tra le mura di casa, dove gli spazi sono limitati, “ci si accomoderà su un divano davanti al quale si posizionerà un vassoio con tutto l’occorrente: le tazzine, la caffettiera, lo zucchero riposto in una zuccheriera con il relativo cucchiaino, un numero di cucchiaini pari alle tazzine e possibilmente uguali tra loro ed eventuale latte o panna per accompagnare il tutto” precisa l’esperta.

Lo zucchero? Deve provvedere la padrona di casa

La padrona (o il padrone) di casa dovrà chiede a ogni ospite quanto zucchero desidera e a riempire la tazzina come richiesto. Poi dovrà porgere la tazza insieme al cucchiaino all’ospite. Quest’ultimo mescolerà il proprio caffè e appoggerà il cucchiaino sul piattino.

Le regole del caffè in cialda

Visto il diffondersi delle macchine domestiche a cialde non poteva mancare l’indicazione giusta anche per questa tipologia di consumo. Il caffè andrà ovviamente preparato in cucina, ma sempre servito in sala, su un vassoio. Se le tazze sono numerose e c’è quindi il pericolo che si raffreddino, l’esperta suggerisce di riscaldarle per qualche minuto in forno a 50°. Quando tutto è pronto, la padrona di casa, in salotto, aggiungerà lo zucchero e porgerà i caffè stando seduta con i suoi ospiti.

Cucchiaino solo per girare (piano)

Il cucchiaino va posto sul piatto dal lato del manico e possibilmente alla destra dell’ospite. Per mescolare lo zucchero, l’ospite deve girarlo piano, possibilmente senza sbatterlo e senza far rumore, procedendo dall’alto verso il basso. Una volta usato, il cucchiaino va posto sul piatto e mai e poi mai messo in bocca. Anche a costo di lasciare nella tazza una schiuma invitante. Non è un comportamento educato.

Composti e con mignoli al loro posto

L’esperta di bon ton afferma che “Nel gustare il proprio caffè l’ospite avrà cura di non fare rumore e non rovesciare mai la testa all’indietro per far scendere l’ultima goccia. La tazza, inoltre, si prende sempre con la mano destra dal lato del manico (eccezion fatta per i mancini) con un gesto garbato, avendo cura di non sollevare il mignolo e tenendo il braccio il più vicino al corpo per non agitare il gomito. Per far ciò è bene tenere con la mano sinistra il piattino con sopra il cucchiaino e se il caffè è servito a tavola, il piattino dovrà rimanere sulla tovaglia”.

E dopo?

Il caffè va servito al termine del pasto, in salotto, e una volta terminato le tazzine vanno sparecchiate con un vassoio. Si potranno poi offrire ai propri ospiti dei liquori e dei cioccolatini, posti su un vassoio d’argento o comunque prezioso. Non dovranno mancare una caraffa d’acqua e dei bicchieri alti, senza stelo.

Soluzioni abitative di prestigio a Monza

Acquistare o vendere un immobile di lusso è una pratica che necessita di particolare attenzione, soprattutto se non si conosce in dettaglio il mercato di riferimento. Per questo è bene sempre individuare un’agenzia specializzata che possa fornire assistenza e consulenza dall’inizio alla fine della nostra esperienza di acquisto o di vendita.

In particolare, nella zona di Monza e Brianza, l’agenzia Giordano Mischi Property Solutions è nota per l’alto profilo delle soluzioni che mette a disposizione di quanti hanno necessità di individuare un immobile o villa di pregio in zona, o per coloro che invece ne dispongono e sono interessati a vendere. Da oltre trent’anni questa rinomata agenzia immobiliare Monza offre un servizio di grande qualità ai propri clienti, mantenendo sempre il più stretto riserbo sulle trattative e aiutando il cliente ad ottenere le condizioni più favorevoli.

I consulenti Giordano Mischi sono altamente qualificati, hanno maturato grande esperienza nel settore e forniscono al cliente ogni tipo di assistenza dall’inizio alla fine della sua esperienza d’acquisto o di vendita, garantendo sempre la massima trasparenza in tutte le pratiche.

Le soluzioni abitative che l’agenzia Giordano Mischi propone ai propri clienti sono tutte d’alto standing abitativo, immobili di grande prestigio e ville lussuose situate sia nel centro storico di Monza che nei pressi del parco o in tutto il territorio della Brianza.

Si tratta infatti di zone particolarmente appetibili e note per la loro bellezza paesaggistica, oltre che per la tranquillità che offrono. Per questo l’area è particolarmente ambita da quanti sono alla ricerca di una soluzione che possa garantire al contempo tranquillità, servizi e valore paesaggistico.

L’agenzia si trova in Via Italia 39 a Monza, all’interno di un elegante edificio storico. Qui sarà possibile incontrare i consulenti Giordano Mischi e ricevere la consulenza volta a soddisfare le esigenze di tutta la famiglia

Arredi da esterno, un settore da 5 miliardi di euro

Con un giro d’affari di 5 miliardi di euro a livello nazionale l’arredo da esterno è un settore in crescita, caratterizzato da tendenze in continuo divenire. Un’indagine della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi conferma le cifre del fenomeno, rappresentato a livello nazionale da 1430 imprese, e il nuovo concept di Fiera Milano dedicato al complemento d’arredo da interno e da esterno (Homi Outdoor Home&Dehors, 13-16 settembre 2019) ha raccolto i dati qualitativi sulle tendenze in atto. Emergono così alcune curiosità sulle scelte di chi vuole dare un tocco di novità e glamour alla propria casa o al proprio spazio verde. Magari all’ultimo momento. La tendenza a effettuare gli acquisti last minute, decidendo di dare un tocco di novità al giardino anche a estate inoltrata, è infatti uno dei trend analizzati dalle aziende.

I numeri dell’Outdoor Home&Dehors

Secondo la ricerca della Camera di Commercio all’interno dei comparti dedicati all’outdoor la Lombardia pesa per il 16%, seguita da Veneto, Campania, Toscana e Sicilia, tutte con oltre mille imprese. Rispetto al fatturato, il territorio lombardo, con un business da 1,8 miliardi di euro, è capitanato da Milano, con 488 milioni di euro, seguita da Bergamo (404 milioni) e Brescia (377 milioni).

Tra le altre città italiane Udine (388 milioni) e Pesaro Urbino (307 milioni).

Rispetto al numero di imprese, invece, la classifica vede prima Napoli (oltre 800 imprese), poi Roma e Milano (circa 700), Padova e Torino (quasi 600).

Tra gli imprenditori a livello nazionale uno su tre è una donna, ed è alta la presenza (20%) di titolari di impresa stranieri. L’8% del totale poi è rappresentato da giovani under 35.

Le tendenze dell’estate

Rispetto alla scelta cromatica viene evidenziata dalle aziende una forte preferenza dei colori a tinte chiare (bianco, ma anche legno) per i complementi di arredo, in contrasto con le cromie delle stampe di tovaglie e tende da esterni, caratterizzate da tinte più forti, stampe afro e motivi divertenti o eleganti ispirati alla natura.  Le atmosfere di balconi e giardini potranno così ricordare il gusto mediterraneo, anche se al centro di una città lontana dal mare. Accessori di paglia o vimini, lunghe e sottili piantane per illuminare, morbidi cuscini con stampe che riportano i motivi arabeggianti delle città della costa africana, trasformeranno anche il più semplice balcone in un’elegante oasi tropicale.

Qualità e durata le caratteristiche più ricercate

Alla cultura dell’usa e getta anche per l’esterno si contrappongono accessori pensati per durare, come bicchieri di resina dalle forme irregolari o dai colori sgargianti, ma anche piatti apparentemente cesellati nella pietra, che danno un tocco “selvaggio” alle tavole dei pranzi all’aperto.

La qualità e la durata sono infatti due delle caratteristiche più ricercate dal consumatore. Le quindi si stanno orientando verso un’offerta di prodotti sempre più durevoli e pregiati.

Non è un mondo di ladri. Un esperimento lo conferma

Lo dimostra un esperimento sociale condotto come una candid camera in 355 città di 40 Paesi: non è un mondo di ladri. Camuffati da anonimi passanti, i ricercatori sono entrati in banche, teatri, musei, uffici postali, hotel e stazioni di polizia, per consegnare alla velocità della luce un portafoglio, dicendo di averlo trovato casualmente per strada e chiedendo di restituirlo al proprietario di cui erano presenti alcuni documenti personali, una lista della spesa e a volte dei contanti di valore variabile. E i portafogli sono stati restituiti con il loro contenuto intatto.

Restituito il 72% dei portafogli contenenti più denaro

L’esperimento è stato condotto anche in Italia dai ricercatori dall’Università di Zurigo e da quelle americane dello Utah e del Michigan, e i risultati, pubblicati sulla rivista Science, sono stati inaspettati. Contro ogni previsione, infatti, è emerso che le persone interpellate provavano a rintracciare il proprietario del borsellino soprattutto se conteneva denaro. Anzi, la probabilità era tanto più alta quanto maggiore era il valore economico in esso contenuto. In media, su scala globale, è stato restituito il 40% dei portafogli vuoti, il 51% di quelli che contenevano pochi spiccioli, e il 72% di quelli più “gonfi” di denaro.

Inoltre, secondo i risultati di ulteriori indagini, la maggior parte delle persone si comporta onestamente, soprattutto davanti a grandi cifre, non solo per altruismo, ma soprattutto perché teme di essere considerata al pari di un ladro, distruggendo l’immagine autopercepita di sé come di una persona onesta.

“Il comportamento è tanto più etico quanto più integerrima è l’immagine di sé”

“Questo è uno studio illuminante sui meccanismi complessi che guidano il nostro comportamento”, commenta Nicola Bellè, esperto di scienze comportamentali applicate al management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. “I risultati ci dimostrano che sebbene la violazione di una regola etica comporti un vantaggio materiale, come il guadagno di una somma di denaro, d’altra parte determina anche un costo personale che non sempre siamo disposti a pagare, cioè la distruzione dell’immagine che abbiamo di noi stessi come di persone oneste”. Il nostro comportamento è tanto più etico quanto più è integerrima l’immagine che ci siamo costruiti”, spiega Bellè.

La classifica dell’onestà: prima la Svizzera, ultima la Cina

Dallo studio emerge una vera e propria classifica dei Paesi più onesti: si va dalla Svizzera, dove è stato restituito l’80% dei portafogli con soldi, fino alla Cina, ‘maglia nera’ con poco più del 20%. L’Italia è a metà strada, intorno al 50%, insieme a Paesi come la Grecia e il Cile. Un’altra sorpresa, riferisce Ansa, viene poi dai portafogli che non sono stati riconsegnati ai legittimi proprietari. Tra questi, alcuni erano stati smarriti in luoghi insospettabili, dove l’onestà dovrebbe essere di casa, come nei paraggi del Vaticano e di alcuni enti anti-corruzione.

Oms: il burn out è una vera e propria malattia

Sentirsi sempre stanchi e demotivati, avere l’ansia e non riuscire a combinare nulla. L’Oms ha riconosciuto la sindrome del burn out come una vera e propria malattia professionale. Un disagio che colpisce più di frequente gli executive, le figure professionali che più di altre si sentono “annegare” in una quantità infinita di impegni di lavoro senza soluzione di continuità.

“Un buon work life balance non è affatto un lusso, ma il migliore antidoto a una vera e propria malattia professionale – spiega Roberto D’Incau, fondatore di Lang&Partners, la società di consulenza HR italiane headhunter & coach – . Il burn out non serve a nessuno, non all’azienda, che ha degli executive non lucidi e stressati, non al manager, che rischia grosso”.

Ma quali sono i sintomi del burn out? E come curare questa sindrome?

Sempre stanchi, e il livello di ansia aumenta

Sentirsi sempre stanchi è uno dei primi sintomi. Se ci si sente già stanchi la mattina appena alzati, magari dopo una serie di notti in cui si ha dormito poco, e la cosa continua tutto il giorno, quando si è in ufficio e non, potrebbe trattarsi di uno dei sintomi della malattia. Un aumento abnorme del livello di ansia è un atro segnale da non sottovalutare. L’ansia e lo stress, se contenuti a livelli fisiologici, non sono negativi, ma possono aiutare a lavorare e “performare” meglio. Se però ogni situazione lavorativa crea ansia, e se appena si mette piede in ufficio ci si sente già ansiosi, è il caso di fare attenzione.

Sentirsi demotivati, non avere tempo per fare nulla

Sentirsi totalmente demotivati, nulla o quasi riesce più a stimolare. Se ogni tanto è normale avere un calo di motivazione, perderla del tutto non lo è affatto, e ha dei costi sul nostro benessere psichico e fisico. Se poi non si ha più tempo per fare nulla, neppure per le piccole buone abitudini quotidiane, o per la cura di sé stessi, come andare dal parrucchiere, in palestra, e manca la voglia di curare il proprio look, attenzione: potrebbe essere colpa del burn out.

Il pericolo sono le malattie psicosomatiche, anche serie

“Il burn out è pericoloso, può farci davvero male, e portare oltre a ansia e depressione anche malattie di origine psicosomatica serie – continua D’Incau -. I primi sintomi fisici sono i classici disturbi da stress come mal di schiena, emicrania, male agli occhi, ulcera, ma il burn out può anche degenerare in malattie più serie, ad esempio in seri disturbi cardiovascolari”.

Ma qual è la migliore cura del burn out? In primo luogo non negare che il problema esista. “Se avete almeno tre dei sintomi sopra riportati – consiglia D’Incau – parlatene con chi vi può aiutare, medico, coach o psicologo, con cui possiate condividere apertamente il vostro problema e scegliere insieme il modo migliore per affrontarlo seriamente, senza sottovalutarlo inutilmente”.

Rinunciare alla privacy per soldi? Il 39% degli utenti è d’accordo

Nonostante la crescente attenzione sulla sicurezza, per non parlare dei recenti scandali sulla privacy, uno su tutti quello di Cambridge Analytica, o la violazione dei dati subita dalla catena di hotel Marriott, oltre un terzo degli utenti online sarebbe disposto a rinunciare alla propria privacy per soldi. Detto altrimenti, più di un terzo di utenti a livello globale permetterebbe l’accesso da parte di sconosciuti ai propri dati personali in cambio di denaro. Almeno, secondo i risultati di un’indagine condotta da Kaspersky Lab, che ha coinvolto 11.887 utenti in tutto il mondo, di cui 458 in Italia.

Il 29% degli italiani è disposto a condividere i propri dati in cambio di qualcosa gratis

Dalla ricerca risulta quindi che più di un terzo delle persone coinvolte nel sondaggio, il 39%, sia a livello globale sia a livello italiano, sarebbe disposto a dare a uno sconosciuto l’accesso totale ai propri dati privati in cambio di denaro. E una persona su cinque a livello globale (18%) afferma di essere disposto a sacrificare la propria privacy, e a condividere i propri dati, pur di poter ottenere in cambio qualcosa a titolo gratuito. In questo caso, la percentuale per l’Italia sale al 29%.

Un terzo degli intervistati più giovani risulta vittima di violazioni dei dati

Del resto, più della metà delle persone che utilizza Internet, il 56% a livello globale, e il 63,5% in Italia, ritiene che potersi garantire una privacy totale sia impossibile nell’attuale mondo digitale. Dall’indagine risulta infatti che oltre un quarto delle persone intervistate, il 26%, ha notato un accesso ai propri dati personali da parte di estranei senza aver dato alcun consenso. Un dato, questo, che raggiunge quasi un terzo degli intervistati (31%) per quanto riguarda la fascia di età fra i 16 e i 24 anni.

Gli uomini sono più attenti alla privacy rispetto alle donne

In ogni caso, riferisce una notizia Ansa, il 62% delle persone afferma di proteggere i propri dispositivi tramite password (il 64% in Italia), e un quarto degli utenti (25%) sceglie addirittura di coprire la propria webcam per proteggere la propria privacy. In Italia sono il 17%.

Quanto a protezione dei propri dati lo studio ha riscontrato poi una differenza di genere. Se un uomo su cinque (21%) sceglie di crittografare, e quindi di rendere segreti i propri dati, solo circa una donna su dieci (11%) afferma di fare altrettanto.

Gli italiani vogliono le etichette climate change sui prodotti

Un marchio o un’etichetta sui cambiamenti climatici, ovvero che descriva come un determinato prodotto sia stato realizzato e se rispetta l’ambiente. Ma anche per misurarne, e poterne ridurre, la relativa impronta di carbonio. Un’etichetta climate change, insomma, da apporre sui prodotti da acquistare quando si va a fare la spesa. È quanto desidera l’85% degli italiani in età adulta, che concorda sull’importanza di poter disporre di un aiuto per consumare in maniera più consapevole. La conferma arriva da una nuova ricerca pubblicata dal Carbon Trust, parte di uno studio globale online su sette nazioni, condotto da YouGov su oltre 1.000 consumatori italiani.

In Italia i livelli più alti di risposte positive

Lo studio ha quindi messo in luce il potenziale effettivo, in termine di vantaggi ottenibili dai brand, di azioni concrete e dimostrabili nell’ambito dei cambiamenti climatici. Rispetto agli altri Paesi esaminati l’Italia ha dimostrato i più elevati livelli di risposte positive rispetto all’introduzione di un marchio sui cambiamenti climatici. Oltre otto persone su dieci (84%), infatti, hanno dichiarato che si sentirebbero orientate più positivamente nei confronti di aziende in grado di dimostrare concretamente il proprio impegno nella riduzione dell’impronta di carbonio generata dai prodotti immessi sul mercato.

E sei italiani su dieci (60%) concordano sull’importanza di essere a conoscenza, prima di procedere all’acquisto, delle azioni intraprese da una determinata azienda nella riduzione delle emissioni di carbonio causate da un loro prodotto.

“In assenza di informazioni affidabili i consumatori non sono in grado di fare scelte migliori”

Tuttavia, vi è ancora un apparente divario tra volontà e azione, dimostrato dal fatto che oltre la metà dei consumatori (55%) nelle decisioni di acquisto non considera l’impronta di carbonio generata da un prodotto. Oltre un terzo degli intervistati (33%), al contrario, afferma di tenerne conto.

“Vi è una vera e propria forza propulsiva dietro a un processo di trasformazione di questo tipo, che si pone l’obiettivo di guidare i consumatori verso un cambiamento delle proprie decisioni di acquisto quotidiane in favore di prodotti a basse emissioni di carbonio – dichiara Hugh Jones, Managing Director, Business Services di Carbon Trust -. In assenza di informazioni affidabili, i consumatori non sono in grado di fare scelte migliori e, come dimostra la ricerca, vi è un aumento dell’interesse alla comprensione circa l’impatto causato dai prodotti sul nostro clima”.

Spendere i propri soldi scegliendo aziende che contrastano il cambiamento climatico

Per questi motivi, riferisce Adnkronos, già nel 2007, il Carbon Trust ha sviluppato uno dei primi marchi per la misurazione delle emissioni di carbonio dei prodotti in vendita. Ciò consente ai consumatori di spendere i propri soldi scegliendo aziende che stanno intraprendendo azioni per contrastare il cambiamento climatico. Carbon Trust è un’azienda globale no profit fondata nel 2001 dal governo inglese per aiutare le organizzazioni a ridurre il proprio impatto atmosferico e favorire la transizione verso un’economia a basse emissioni di gas a effetto serra.

Shopping per bambini, un business da 3,5 miliardi

Nonostante la crisi demografica i consumi delle famiglie italiane per i propri figli restano elevati: nel 2018 gli italiani hanno speso per i bambini quasi 3,5 miliardi di euro. Tra cinema, libri, TV, giocattoli, videogiochi, cartoleria, parchi e acquari, e prodotti da edicola, questo è infatti l’ammontare della spesa per i circa 6,2 milioni di bambini italiani di età compresa tra i 3 e i 13 anni.

Lo ha scoperto Doxa, che ha messo a sistema i valori economici di otto maxi comparti calcolando il solo impatto dei consumi kids.

I giocattoli valgono quasi la metà del mercato kids

Secondo Doxa i giocattoli da soli valgono quasi la metà dell’intero mercato kids (1,6 miliardi di euro nel 2018). C’è però ancora spazio per una crescita, “tanto più che si è trattato di un anno piuttosto difficile, con una flessione del mercato Italia pari all’1%”, assicura Fabrizio Savorani, senior advisor di DoxaKids, la divisione di Doxa dedicata ai più piccoli. Per quanto riguarda i più venduti, il 2018 è stato l’anno delle Playset Dolls, trainate dalle L.O.L Surprise!. Merito loro infatti se il comparto bambole è balzato in cima alla classifica giocattoli, con una quota del 19,3% sul totale. Bene anche i giochi da tavolo e di ruolo, a cui è affidata la sfida della destagionalizzazione. Nel periodo pre-natalizio si gioca infatti la stragrande maggioranza del fatturato.

Parchi e acquari in seconda posizione

In Italia ci sono più di 150 tra parchi tematici, parchi acquatici e parchi faunistici e naturalistici, ai quali si aggiungono oltre 240 tra parchi avventura, acquari e strutture di edutainment. E in seconda posizione sul totale dei consumi kids ci sono proprio i parchi divertimento e gli acquari. Che con uno share del 12% e un giro d’affari di 430 milioni di euro, nel corso del 2018 hanno registrato un totale di 15 milioni di presenze. A farla da padrone è Gardaland, con il collegato Sea Life, seguito da Mirabilandia. Il primo operatore italiano del settore è Costa Edutainment, a cui fanno capo 12 acquari, fra cui l’Acquario di Genova.

Videogiochi, il comparto che cresce di più

Il budget dedicato dagli italiani ai pacchetti kids delle Pay Tv (Sky e Netflix) sfiora i 350 milioni di euro. Ma con un fatturato stimato di 204 milioni di euro, e un balzo del 10% in 12 mesi il comparto davvero in crescita è quello dei videogiochi. Merito della console Switch di Nintendo o della PS4 di Sony, anche se il fenomeno dell’anno è stato Fortnite, il gioco free-to-play, multi-platform e cross-platform di Epic Games. “Va detto che il mondo dei videogiochi è perlopiù adulto – specifica Fabrizio Savorani di DoxaKids -. Stando però alle rilevazioni DoxaKids anche i 5-16enni appassionati di console & co non sono pochi: ben 3,5 milioni di ragazzi e ragazze”.

 

Smart home, un mercato da 380 milioni di euro nel 2018

La crescita del mercato italiano degli smart home è in linea con quello dei principali paesi europei, e nel 2018 ha raggiunto un valore di 380 milioni di euro, in crescita del 52% rispetto al 2017. L’arrivo degli smart home speaker Google Home e Amazon Echo in Italia ha rivoluzionato il mercato della casa connessa: un boom che ha portato investimenti in termini di comunicazione e marketing spingendo le vendite anche di altri oggetti connessi, soprattutto legati al riscaldamento e all’illuminazione. Si tratta di alcuni risultati della ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata al convegno Smart Home: senti chi parla!.

Il 41% degli italiani possiede almeno un oggetto smart

Il boom degli assistenti vocali, riporta Askanews, ha favorito soprattutto i retailer online e offline, che insieme incidono per il 40% del mercato (in crescita del 160% rispetto al 2017), a scapito della filiera tradizionale (produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori) che mantiene un ruolo di primo piano, ma perde terreno in termini di quote di mercato, passate dal 70% del 2017 al 50% di quest’anno. Insieme al mercato crescono anche il livello di conoscenza e la diffusione degli oggetti connessi nelle case degli italiani. Il 59% di loro ha sentito parlare almeno una volta di casa intelligente e il 41% possiede almeno un oggetto smart, con le soluzioni per sicurezza (come sensori per porte e finestre) in prima posizione

Crescono i finanziamenti degli investitori istituzionali

Un ruolo importante continua a essere giocato dalle startup che sviluppano soluzioni di “casa connessa”. Si moltiplicano poi le collaborazioni con i grandi player e continuano a crescere i finanziamenti erogati dagli investitori istituzionali.

“La filiera tradizionale dei produttori e installatori non è stata per il momento in grado di sfruttare appieno le opportunità offerte dalle nuove soluzioni IoT per la casa, perdendo terreno nei confronti di retailer tradizionali e online, produttori, assicurazioni, utility e telco, che insieme valgono ormai il 50% del mercato”, spiega Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things -. Si intravedono tuttavia alcuni segnali di maggiore integrazione per il futuro”.

Grandi passi avanti, ma ancora molte barriere da superare

“Nonostante i grandi passi in avanti, rimangono ancora numerose barriere da superare – commenta Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things -. In primo luogo la comunicazione ai consumatori delle reali potenzialità di utilizzo degli oggetti smart, cresciuta molto con l’ingresso nel mercato degli Ott, ma ancora non adeguata se guardiamo agli altri produttori e ai i piccoli brand. Bisogna poi lavorare sulla formazione degli addetti all’installazione e alla vendita, spesso non in grado di fornire un adeguato supporto all’utente, e sull’offerta di servizi di valore abilitati dagli oggetti connessi. Un’ulteriore sfida per le aziende nel 2019 sarà valorizzare l’enorme mole di dati”, E al tempo stesso, gestire temi fondamentali come privacy e cyber security.

Il cybercrimine costa alle aziende 5.200 miliardi di dollari

Nei prossimi 5 anni potrebbero essere 5.200 miliardi di dollari i costi addizionali e i mancati ricavi delle aziende dovuti ai cyber-attacchi. Almeno, questa è la cifra stimata a livello mondiale dal report di Accenture, la società globale di consulenza aziendale, dal titolo Securing the Digital Economy: Reinventing the Internet for Trust. La dipendenza da modelli di business abilitati da Internet infatti è attualmente di gran lunga superiore all’abilità di introdurre misure di sicurezza adeguate, in grado cioè di proteggere gli asset strategici.

Il settore high-tech corre i rischi maggiori

“Il livello di sicurezza di Internet è inferiore rispetto al livello di sofisticazione raggiunto dalla criminalità informatica e questo sta portando a un’erosione della fiducia nell’economia digitale”, dichiara Paolo Dal Cin, Security Lead di Accenture Italia. Secondo lo studio il cybercrime, con un’ampia gamma di attività fraudolente e dannose, pone alle aziende sfide significative, in quanto può compromettere le attività aziendali, la crescita e l’innovazione del business, nonché l’introduzione di nuovi prodotti e servizi. Ed è il settore high-tech, con oltre 753 miliardi di dollari di costi emergenti, quello che corre i rischi maggiori, seguito da life science e automotive, la cui esposizione ammonta rispettivamente a 642 e 505 miliardi di dollari, riporta Askanews.

Come diventare cyber-resilienti?

“Un primo passo da compiere per le aziende che vogliono diventare cyber-resilienti è quello di portare le competenze dei CISO nel consiglio di amministrazione”, spiega il Report. Inoltre, quattro intervistati su cinque (79%) ritengono che il progresso dell’economia digitale sarà seriamente compromesso se non ci sarà un sostanziale miglioramento della sicurezza su Internet, mentre oltre la metà (59%) ritiene che Internet sia sempre più instabile sotto il profilo della cyber-sicurezza e non sa come reagire.

E più della metà dei dirigenti (56%) vedrebbe con favore l’entrata in vigore di norme di business più rigorose introdotte da istituzioni o autorità governative.

Collaborare con un ecosistema di partner e proteggere la catena del valore

“La rete Internet non è stata pensata e costruita considerando il livello di complessità e di connettività attuali”, aggiunge Dal Cin. Tre quarti dei dirigenti (76%) evidenzia quanto gli aspetti di sicurezza informatica siano sfuggiti al controllo a causa di nuove tecnologie (IoT, e IIoT, Industrial Internet of Things). E la maggioranza (80%) dichiara che è sempre più difficile proteggere la propria organizzazione dalle vulnerabilità delle parti terze, a causa della complessità e la vastità degli ecosistemi su Internet.

Per dare forma a un futuro che cresca su un’economia digitale forte il top management deve perciò guardare oltre i confini della propria organizzazione, e collaborare con un ecosistema di partner proteggendo la catena del valore nella sua interezza.