Alimentari, la spesa degli italiani si sposta online

Gli italiani hanno scoperto il piacere del fare la spesa o di ordinare i piatti preferiti online: riprova ne è il balzo in avanti registrato dall’ecommerce di Food&Grocery che nel 2020 ha raggiunto i 2,9 miliardi di euro con una crescita del +84%. E per il 2021, un po’ a sorpresa visto che le limitazioni si sono attenuate, gli acquisti online supereranno i 4 miliardi di euro (+38% rispetto al 2020). A farla da padrone in questo ambito sono soprattutto gli alimentari, che da soli hanno messo a segno un +40%. A tracciare lo scenario dei mutati comportamenti di acquisto dei nostri connazionali è l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, presentato in occasione del convegno “Food&Grocery: la pandemia rallenta, l’eCommerce cresce!”. 

Il potenziale dell’ecommerce B2C

“Il boost registrato dal Food&Grocery online nel 2020 è stato possibile grazie agli investimenti sostenuti dall’offerta che, spinta dall’emergenza sanitaria, ha finalmente acquisito consapevolezza delle potenzialità dell’eCommerce B2c. Si tratta di un potenziamento del servizio, e della sua capacità di soddisfare la domanda, che ha trovato fin da subito pronti i web shopper italiani” ha detto Riccardo Mangiaracina, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c – School of Management del Politecnico di Milano. “I frutti di questi investimenti non sono però contingenti all’emergenza sanitaria bensì sono destinati a durare nel tempo: sono state gettate le basi per una crescita certa e sostenibile dell’Alimentare online in Italia”.

Exploit dei prodotti da supermercato

E’ interessante anche scoprire quale tipologia di prodotti alimentari è stata maggiormente “gettonata” per gli acquisti via web. Il Grocery Alimentare (cioè i prodotti da supermercato) cresce nel 2021 del +39% e sfiora gli 1,4 miliardi di euro. Alla caduta delle barriere all’acquisto dei consumatori, si accompagnano un incremento delle iniziative online su tutto il territorio italiano e un potenziamento dell’infrastruttura logistica, della capacità di consegna e delle modalità di ritiro della spesa. Il Food Delivery (ossia i piatti pronti), superate le difficoltà di inizio 2020 dovute alla chiusura dei ristoranti nel primo lockdown, nel 2021 continua a crescere con un ritmo sostenuto (+56%) e supera gli 1,4 miliardi di euro. A spiegare lo sviluppo del comparto è principalmente l’ampliamento dell’offerta, sia in termini di nuovi ristoranti che attivano in modo diretto o intermediato l’eCommerce, sia in termini di maggior copertura territoriale del servizio verso i comuni più piccoli. Ma anche i prodotti di nicchia conquistano nuove fasce di clientela: l’Enogastromia, infatti, ha raggiunto i 750 milioni di euro con un ragguardevole incremento del +17%.

Covid e affitti, 1,3 miliardi non riscossi dai proprietari

Tra marzo 2020 e maggio 2021 più di 1 locatore su 3 (39%), pari a 1,7 milioni di proprietari immobiliari italiani, ha dovuto fare i conti con un inquilino moroso. Un danno economico importante, considerando che in media per ogni abitazione oggetto di insolvenza le rate non pagate sono state 5, per un importo pari a 1.740 euro. Si stima quindi che il mercato delle locazioni abitative abbia perso nell’ultimo anno una somma prossima a 1,3 miliardi di euro in canoni non riscossi. L’impatto della pandemia è stato negativo anche sul mercato degli affitti, e se circa 1,9 milioni di famiglie italiane si sono trovate in difficoltà e hanno ritardato o saltato una o più rate d’affitto, a fotografare la situazione è l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different.

Il 14% dei locatori ha perso del tutto uno o più canoni mensili

La percentuale dei proprietari che hanno ricevuto rate in ritardo o non le hanno ricevute affatto è maggiore al Centro e Sud Italia ed è pari, rispettivamente, al 39,2% e al 17,5%. A livello nazionale, il 30,3% dei locatori afferma di aver ricevuto in media, 4 rate con un ritardo di 31 giorni, mentre il 14% di aver perso del tutto uno o più canoni mensili. Le cause di ritardi o mancati pagamenti? Nel 35,1% dei casi l’affittuario aveva un problema di lavoro (il 19,1% era in cassa integrazione, il 16% lo aveva perso), mentre nel 35,9% dei casi l’inquilino si trovava in difficoltà economiche, percentuale che arriva al 39,2% nelle regioni del Nord Italia.

Nel 51% dei casi la situazione è stata risolta

La maggior parte delle volte (39,7%) il proprietario ha deciso di concedere ulteriore tempo agli affittuari per saldare quanto dovuto, mentre nel 16% dei casi ha preferito pattuire un nuovo accordo economico. Il 15,3% ha invece scelto di procedere per vie legali, percentuale che arriva addirittura al 23,5% nelle regioni del Nord Italia. E se nel 51% dei casi la situazione è stata risolta e l’inquilino, un tempo moroso, abita ancora nell’immobile, nel 22,1% dei casi il proprietario ha dichiarato di essere in attesa che l’affittuario venga sfrattato o che lasci libero l’appartamento.

445.000 famiglie potrebbero dover lasciare l’abitazione

In totale sono potenzialmente 445.000 le famiglie che quando terminerà il blocco degli sfratti previsto dal Governo, potrebbero dover lasciare l’abitazione concessa in affitto. In Italia ci sono circa 4,3 milioni di locatori, per un totale di 5,6 milioni di immobili concessi in affitto con regolare contratto (fonte: Agenzia delle Entrate). La forma di garanzia più richiesta agli inquilini è il deposito cauzionale, mentre è ancora marginale l’uso di altre garanzie: solo il 5,2% degli immobili era coperto da fideiussione bancaria. Nel 14,5% dei casi l’affitto mancante è stato trattenuto direttamente dal deposito cauzionale, nel 13% si è usufruito della polizza assicurativa contro la morosità degli inquilini e nel 7,6% della fideiussione bancaria.

L’olio extravergine di oliva rallenta l’invecchiamento cognitivo?

Un Paese che invecchia, con un tasso di natalità in costante discesa e un’aspettativa di vita che fortunatamente si allunga, richiede necessariamente nuovi strumenti per incidere positivamente sulla “giovinezza mentale” della terza età. Una ricerca tutta italiana, e strategica in questo senso, nel corso del 2021 cercherà di capire se e come l’olio extravergine di oliva è in grado di rallentare l’invecchiamento cognitivo favorendo una più lunga giovinezza mentale. La ricerca è portata avanti da Giorgio D’Andrea, ricercatore dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma, “adottato” dall’azienda agroalimentare Monini attraverso la Fondazione Umberto Veronesi.

L’effetto dell’idrossitirosolo sulle cellule staminali neuronali del cervello

Più in particolare, i ricercatori italiani si sono concentrati sull’idrossitirosolo, cercando di capire come agisca sulle cellule staminali neuronali. Si tratta di un fenolo dalle spiccate proprietà antiossidanti presente nell’olio extravergine di oliva insieme ad altre sostanze polifenoliche, come l’oleocantale, e ad altri elementi positivi per la salute, come l’acido oleico, i grassi polinsaturi essenziali, la vitamina A e la vitamina E. L’alto contenuto di polifenoli è del resto proprio uno dei criteri che definisce l’alta qualità di un olio. Lo studio italiano è attualmente l’unico al mondo a focalizzarsi sull’effetto dell’idrossitirosolo sulle cellule staminali neuronali del cervello.

Nuovi neuroni possono essere prodotti nel cervello anche in età adulta

Finora sono numerosi gli studi che hanno dimostrato gli effetti benefici dell’olio d’oliva sul sistema cardiocircolatorio e sul sistema intestinale, mentre esistono ancora molte incognite per quanto riguarda il sistema nervoso centrale. A differenza di quanto si credeva una volta, è infatti assodato da diversi anni che nuovi neuroni possono essere prodotti nel cervello anche in età adulta a partire da particolari cellule, chiamate staminali. 
“Abbiamo già dimostrato che l’ingestione di idrossitirosolo stimola la produzione di nuovi neuroni a partire da cellule staminali. Ora l’obiettivo è capire come si comportano questi nuovi neuroni, se aumentano effettivamente anche le capacità di apprendimento e di memoria”, spiega D’Andrea.

La ricerca scientifica al servizio di un futuro più equo e più sano

La ricerca è entrata proprio ora nella fase più “operativa” con l’avvio dei test, e si attendono le prime indicazioni entro l’estate, riporta Akanews. Il progetto, così come il finanziamento della ricerca del dottor D’Andrea attraverso la collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi, rientra nel disegno complessivo di “A Hand for the Future”, il piano di sostenibilità decennale attraverso il quale Monini ha assunto l’impegno formale a costruire un futuro più equo per le nuove generazioni.
“Il piano – spiega Maria Flora Monini, terza generazione alla guida dell’azienda insieme al fratello Zefferino – esprime un modo diverso di fare impresa, l’unico davvero possibile oggi per creare sviluppo. Non possiamo più limitarci a produrre, dobbiamo allargare lo sguardo e l’impegno verso l’ambiente e la società in cui operiamo, e la ricerca scientifica rappresenta uno dei tasselli più importanti per costruire un futuro realmente sostenibile”.

Vacanze estive per 1 italiano su 2 secondo l’Istat

Nel periodo compreso tra giugno e settembre 2021 1 italiano su 2 andrà in vacanza. Lo dice l’ultima ricerca sulle intenzioni degli italiani di effettuare vacanze che l’Istat ha eseguito con la collaborazione del Mims, ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili.  La maggioranza degli intervistati prevede di fare una vacanza in una località diversa da quella di residenza: con certezza il 22,3% e probabilmente il 27,8%. Sommando le due percentuali si arriva al 50,1%: uno su due, appunto. Un terzo degli intervistati, al contrario, è certo che non andrà in vacanza, e non lo farà soprattutto per mancanza di risorse economiche (ha risposto così il 32,7% degli intervistati), per  timori legati al Covid (risposta fornita dal 15%) e per motivi di salute (12,8%).

Una vacanza fuori regione per il 63,6%

Il 63,6% è intenzionato a scegliere per le vacanze una regione diversa da quella di residenza, mentre resterà all’interno dei confini regionali il 33,3%. Complessivamente, le vacanze non dureranno più di 14 giorni. Su quale tipo di sistemazione cadranno le preferenze dei nostri connazionali? Il 34 sceglierà un hotel/pensione/albergo, il 32,4%  la casa o l’appartamento di proprietà e il 26,3% dichiara che affitterà un alloggio. Il mezzo di trasporto personale è il più scelto per raggiungere il luogo di vacanza (84%).

Le differenze tra Nord e Sud e tra fasce d’età

A livello territoriale, emerge un divario tra Nord e Sud del Paese: la quota di coloro che hanno intenzione di andare in vacanza passa dal 59,7% dei residenti nel Nord-ovest al 39,1% dei residenti nel Mezzogiorno (considerando la somma delle incidenze stimate per le modalità di risposta “Certamente sì” e “Probabilmente sì”). Nel Nord-est e nel Centro le percentuali sono simili al Nord-ovest e pari, rispettivamente, al 55,2% e al 51,0%. Lo scenario si ribalta per le risposte fornite da chi non intende effettuare una vacanza: le percentuali sono prossime al 50% nel Centro-nord e al 60,8% nel Mezzogiorno. L’intenzione di andare in vacanza è predominante per chi ha un’età compresa tra i 18 e i 29 anni (l’incidenza delle risposte “certamente sì” e “probabilmente sì” è pari al 75,9%) e per chi ha tra i 30 e i 49 anni (58,5%). Le quote scendono progressivamente con l’età, arrivando al 44,5% per le persone tra i 50 e i 64 anni e al 32,4% per chi ha almeno 65 anni. 
Infine, una nota sull’ “effetto Covid”. L’emergenza sanitaria non condiziona la scelta del tipo di vacanza (per il 63,9% dei rispondenti), né del mezzo di trasporto (68,1%) e per finire del tipo di sistemazione (73,1%). 

Il Covid è la maggior preoccupazione in tutto il mondo

Per il 42% della popolazione mondiale il coronavirus è uno dei problemi principali del proprio Paese. Una percentuale in calo di 3 punti rispetto al mese scorso, e di 29 punti rispetto a maggio 2020, ma che attesta come a preoccupare le persone in tutto il mondo sia ancora il coronavirus.
Emerge da un sondaggio di Ipsos, dal titolo What Worries the World sulle opinioni dei cittadini di 28 Paesi in merito alle questioni politiche e sociali più preoccupanti. In Italia i livelli di preoccupazione per il Covid-19 sono molto vicini alla media internazionale (40%), mentre è la Malesia la nazione con i più alti livelli di preoccupazione per il Covid-19 per l’ottavo mese consecutivo: il 74% lo inserisce tra i problemi principali, la stessa percentuale di maggio 2020. 

Disoccupazione, povertà e disuguaglianza sociale 

Dopo il Covid-19, la disoccupazione è attualmente la seconda maggiore preoccupazione a livello internazionale, temuta da una media degli intervistati pari al 34%. Il Paese che ritiene la disoccupazione come una delle principali preoccupazioni è il Sud Africa (66%), seguito da Italia e Spagna (entrambi 60%).  La terza preoccupazione, povertà e disuguaglianza sociale, è indicata invece in media da una persona su tre (32%) in tutti i Paesi, e dal 33% degli italiani.  In Russia la povertà e la disuguaglianza sociale rappresenta la principale preoccupazione (61%). 

Corruzione finanziaria e politica, crimine e violenza

La corruzione finanziaria e politica è la quarta preoccupazione a livello internazionale. Il sondaggio mostra che in media il 30% degli intervistati e il 25% degli italiani la considera come uno dei principali problemi che il proprio Paese deve affrontare, ma è il Sudafrica il Paese attualmente più preoccupato per la corruzione (63%). In ultima posizione si collocano crimine e violenza, con il 25% a livello internazionale e il 16% in Italia, che ritiene appunto crimine e violenza tra le principali fonti di preoccupazione nel proprio Paese. Crimine e violenza, attualmente, risulta inoltre la prima preoccupazione in diversi Paesi del mondo, come il Cile, Israele, il Messico e anche la Svezia. 

La direzione è giusta o sbagliata? 

Il 65% degli intervistati a livello internazionale ritiene che le cose nel proprio Paese stiano andando nella direzione sbagliata, percentuale che in Colombia sale al 91%, e in Perù all’83%. Anche Argentina (81%), Sudafrica (80%), Brasile (78%), Spagna (77%) e Cile (77%) non sono molto ottimisti, mentre in Italia questa quota si attesta al 69%. In media, soltanto il 35% delle persone è più ottimista, e ritiene che le cose stiano andando nella direzione giusta, dato ancor più basso in Italia (31%). 

Il cibo italiano del futuro è più Dop, sostenibile e innovativo

Prodotti certificati Dop e Igp, sostenibili e innovativi, meglio se acquistati online, ma da piccoli gruppi di produttori locali, per mantenere il legame con il territorio. È questo il futuro del cibo italiano, come conferma una ricerca condotta da AstraRicerche: sostenibilità ambientale e sociale è il trend in ascesa per oltre 3 intervistati su 4, che si dichiarano disposti a spendere di più per un prodotto con garanzie di sostenibilità certificate da enti autorevoli.  Per i prossimi cinque anni gli italiani infatti si ripropongono di incrementare il consumo di verdura (54%), di frutta (51,5%) e di prodotti 100% italiani, e con marchi Doc, Dop e Igp.

Italiani aperti alle novità, ma legati alle tradizioni

Per la maggior parte degli italiani il cibo rappresenta un’esperienza di piacere e soddisfazione (48,4%), e solo una parte minoritaria mangia principalmente per la necessità di nutrirsi e per dare un contributo alla salute (26,3%). Nonostante sia forte la convinzione che anche nel futuro il cibo ideale da trovare in tavola sia quello legato alle tradizioni culinarie del nostro Paese (47,2%, con percentuali più alte tra gli over 45), una buona fetta si mostra aperta alle novità: il 23,3% punta su cibi innovativi, fatti con ingredienti nuovi o poco utilizzati in Italia. Più aperti i giovani tra i 18 e i 24 anni, tra i quali la percentuale sale al 32%.

Il cibo delle nuove generazioni sarà diverso

“I dati mostrano che nel nostro Paese, in particolare i più giovani, pur se fortemente legati alla tradizione, non disdegnano novità e si dimostrano attenti alla sostenibilità ambientale e sociale – commenta il presidente della Camera di Commercio di Bari, Alessandro Ambrosi -. Un’indicazione importante per le scelte future delle nostre aziende del settore”.
In particolare, il 28,8% dei nostri connazionali mostra interesse per prodotti che contengono cannabidiolo (il 43% dei 18-24enni) e il 18,2% si dichiara interessato a provare prodotti in cui la carne sia sostituita, in tutto o in parte, dagli insetti, magari nella forma di farina (la percentuale sale al 25% tra i 18-24enni). Insomma, il cibo delle nuove generazioni sarà diverso da quello delle generazioni precedenti.

Anche l’e-commerce potrebbe cambiare nei prossimi anni

Quanto all’e-commerce per prodotti alimentari, sul podio delle preferenze al primo posto gli italiani mettono i gruppi di produttori locali, che si riuniscono e fanno consegne di quello che producono (37.0%). Al secondo la spesa online con una catena di supermercati (25.2%) e al terzo l’e-commerce generalista, con siti come Amazon e altri, non solo quindi di cibo (20.7%). Quest’ultimo è però al primo posto per i 18-24enni (30%). Quindi anche l’e-commerce, riporta Askanews, così come lo conosciamo oggi potrebbe cambiare nei prossimi anni.

Privacy e Digital Economy, tra opportunità e sfide

A premere sull’acceleratore nel 2020 è stato sicuramente il contesto della pandemia, che ha indotto milioni di italiani ad abituarsi a fare i propri acquisti su internet, determinando complessivamente un volume d’affari di 22,7 miliardi di euro (+26% rispetto al 2019), come indicano le statistiche dell’Osservatorio B2C del Politecnico di Milano. Una crescita che per avvenire in modo organico necessita di regole, già in parte introdotte dal Gdpr nel 2018. E a tre anni dalla sua introduzione, il 41% dei professionisti e manager d’impresa che si occupano di protezione dati pensano che questo abbia favorito lo sviluppo del mercato digitale, e 7 su 10 ritengono che a beneficiarne non siano solo i colossi tecnologici d’oltreoceano, ma anche le grandi e le piccole imprese italiane (40%). È quanto evidenziano alcuni sondaggi lanciati sul proprio canale Telegram da Federprivacy.

Serve una corretta applicazione delle norme del Gdpr

A dimostrare che i consumatori sono sempre più attenti alla privacy, è peraltro un altro sondaggio, da cui emerge che il 59% di essi richiedono soluzioni che la tutelino. Mentre le imprese cercano di cogliere le opportunità del mercato digitale, una delle sfide più complesse è quella della corretta applicazione delle norme del Gdpr, e un primo passo per affrontarla è “sicuramente la creazione di un team con competenze specialistiche data protection e multidisciplinari, un approccio legal tech – spiega Roberta Quintavalle, DPO di Mediaset – Quindi non solo giuristi, ma anche esperti di processi e tecnologia, affinché si possa affiancare il business dando il supporto specializzato e valutando gli impatti privacy a 360 gradi”.

Sfruttare le potenzialità dell’AI in modo non invasivo per gli utenti

Se è vero che sono molte le opportunità del digitale, non mancano le sfide per le imprese, comprese quella di sfruttare proprio le potenzialità dell’AI in modo non invasivo per gli utenti.

Ad esempio, “I dati personali relativi alle abitudini di viaggio possono consentire lo sviluppo della mobilità di ultimo miglio, realizzando così un trasporto pubblico integrato – osserva Giorgio Aprile, DPO di Ferrovie dello Stato – e creando finalmente un vero mercato digitale dei trasporti”.

Nel settore bancario, invece, “la customer experience assume un’importanza strategica – aggiunge Mario Mosca, DPO di BNP Paribas in Italia – con la necessità di far percepire ai clienti che i loro dati sono al sicuro e che, nell’erogazione dei propri servizi l’azienda dimostra attenzione alla riservatezza”.

Le competenze giuridiche e tecniche da sole non sono più sufficienti

Quanto sia importante un approccio trasversale per affrontare le sfide della data economy, lo ha ribadito anche Carlo Alberto Galiano, DPO di Edison, sottolineando che le competenze giuridiche e tecniche da sole non sono più sufficienti. “La profonda trasformazione digitale in atto comporta che l’accountability non sia più solo un principio cardine di responsabilizzazione e trasparenza del titolare – sottolinea Galiano – ma affinché sia veramente efficace, occorre che si rifletta sempre più in conoscenze inter funzionali all’interno dei team di Data Protection delle organizzazioni aziendali”.

Mai più ladri in casa, grazie alle inferriate

Di questi tempi è sempre più frequente venire a conoscenza di episodi di effrazione verificatisi all’interno di abitazioni ma anche uffici e attività commerciali su strada. In particolar modo questi fenomeni si sono acuiti dal momento in cui è iniziata la pandemia, e al momento si tratta di un trend che non sembra essere destinato a finire ma al contrario si protrae nel tempo.


L’esigenza di mettere in sicurezza la propria casa

Proprio per questo motivo tante persone stanno cercando di correre ai ripari adottando le soluzioni che più ritengono idonee per arginare il problema e mettere in sicurezza il luogo in cui si vive, l’ufficio o la propria attività commerciale.

Tra questi vi sono sicuramente le inferriate apribili e quelle fisse, che sono delle soluzioni particolarmente efficaci in quanto rappresentano una barriera fisica molto difficile (se non impossibile) da superare per qualsiasi malintenzionato.

Inferriate di sicurezza fisse e apribili

Esistono i modelli specifici che sono apribili per consentire il passaggio delle persone, ad esempio su porte e accessi secondari o porte-finestre, così come esistono direttamente le inferriate di sicurezza fisse che non possono essere aperte e che dunque rappresentano un sistema di chiusura permanente, ottimo ad esempio per le finestre.

L’eleganza del ferro battuto

Il bello di questo tipo di sistema è che ha anche un impatto architettonico particolarmente gradevole, grazie alla lavorazione del ferro battuto e conseguente design ricercato, che fa sì che  questo tipo di soluzione abbia un impatto estetico particolarmente elegante, in grado di adattarsi ad ogni tipo di contesto e dunque di rappresentare un elemento in grado di arricchire e valorizzare ogni tipo di porta o finestra.

Quella delle inferriate è dunque la soluzione che più delle altre consente di poter indurre ogni tipo di malintenzionato a desistere e spostare le sue mire su obiettivi più facili da raggiungere in quanto meno protetti.

Lampada artistica: la scelta giusta per case, uffici o negozi

Siete alla ricerca di lampade di design? Scegliere la lampada perfetta talvolta non è facile. Ogni zona della casa oppure del proprio ufficio, ha bisogno del tocco giusto. Per arredare un’area che magari sembra un po’ più spoglia, vi sono tante idee. In primis, l’uso di una lampada.

Le lampade artistiche possono essere una buona soluzione. Ve ne sono da tavolo, da terra o da soffitto: vi è una varietà senza fine a disposizione! Trovare le lampade artistiche giuste, potrebbe però risultare non molto semplice. Per tali motivi, bisogna fare attenzione a ogni dettaglio.

Come scegliere una lampada artistica

La scelta di una lampada artistica, talvolta parte da una domanda: che tipo di funzione avrà questa lampada? Inoltre, poi bisogna chiedersi anche in quale stanza andremo ad usarla.

Ad esempio, vi sono lampade di design che sono ideali per gli uffici. Si tratta di oggetti realizzati in metallo, in vetro o in altri materiali molto eleganti, che riescono a dare un tocco moderno o talvolta di stile ad un intero ambiente.

Se la loro funzione principale è quella di abbellire solo uno spazio, allora si consiglia di scegliere delle lampade da terra. Queste lampade sono disponibili in varie tipologie: moderne, classiche o anche in stile vintage.

I vari tipi di lampada artistica

Tra le lampade artistiche più richieste vi sono quelle da terra, quelle da tavolo ma anche quelle a sospensione o da parete. Valutando tutte le tipologie, sicuramente la lampada da parete risulta quella più adatta per ambienti come lo studio o la cucina.

In particolar modo, quella da terra si adatta alle aree living, ad un ufficio o a tre grandi sale d’attesa, ma anche ad esempio, ad una camera da letto. La lampada a sospensione invece, è ideale per ogni tipo di ambiente.

Gli unici limiti sono quello della fantasia e del gusto personale. Ricordate sempre che mettere una lampada di design all’interno di una stanza, che sia un ufficio o che si tratti di mura domestiche, richiede sempre il dover guardare con attenzione a quello che è lo stile dell’ arredo circostante.

Smart Home, case sempre più intelligenti

Lo stay-at-home forzato dalla pandemia ha spinto le vendite di sensori di allarme, robot aspirapolvere ed elettrodomestici smart per la cucina. Ma non solo. Insomma, con la pandemia le case degli italiani, e degli europei, diventano sempre più intelligenti. Tanto che nel 2020 il mercato dei dispositivi smart per la casa nei 7 principali mercati europei è cresciuto del +24%, per un controvalore pari a 28 miliardi di dollari. Secondo le rilevazioni di GfK, più della metà dei consumatori italiani è convinto che nei prossimi 2-3 anni le tecnologie digitali avranno un impatto positivo sulla propria casa. Ma esistono ancora barriere all’ingresso delle tecnologie smart per la casa, sulle quali le aziende devono intervenire per cogliere tutto potenziale di questo segmento.

Piccolo elettrodomestico, e salute e benessere smart +43%

All’interno del segmento smart home, sono cresciute del +19% le vendite di prodotti Smart Entertainment & Office, e altri due settori in forte espansione risultano il Piccolo Elettrodomestico smart e quello dei dispositivi connessi per la Salute e il benessere, come dispositivi per l’auto-diagnosi, fitness tracker, smartwatch sportivi. Complessivamente questi due segmenti sono cresciuti del +41% a livello europeo. Tra i prodotti che hanno registrato la crescita maggiore ci sono poi anche gli aspirapolvere connessi (+43%).

Cucina, elettrodomestici connessi +71,5%

Nel 2020 i consumatori hanno passato più tempo del solito in cucina e di conseguenza anche gli elettrodomestici connessi per la preparazione del cibo sono cresciuti del +71,5%. Ad esempio, i piani cottura con funzionalità smart hanno registrato una crescita delle vendite del +48,2%. Anche gli altoparlanti con assistente vocale integrato registrano un trend positivo. Il controllo vocale si sta infatti sempre più affermando come lo strumento per interagire con i diversi prodotti smart presenti all’interno della casa, e nel corso del 2020 le vendite di dispositivi a controllo vocale sono cresciute di quasi il +61% a livello europeo.

Per il 52% degli italiani il digitale avrà un impatto positivo sulla propria casa

Anche nel nostro Paese, la pandemia ha accentuato ulteriormente il valore della casa, dello spazio domestico, e l’88% degli italiani afferma di aver riscoperto l’amore per la propria casa nel corso degli ultimi mesi. La riscoperta della centralità della casa è andata di pari passo con il potenziamento della dotazione tecnologica delle abitazioni, che nel corso dell’ultimo anno sono diventate spesso sede anche per l’attività lavorativa e la didattica a distanza. Per il futuro, i consumatori si aspettano una espansione ulteriore di questo fenomeno, e il 52% degli italiani è convinto infatti che nei prossimi 2-3 anni le tecnologie digitali avranno un impatto positivo sulla propria casa.