Consigli per risparmiare energia quando si adopera un condizionatore d’aria

Con l’arrivo dell’estate tutti cominciamo ad utilizzare il condizionatore d’aria per stare più al fresco e patire meno il caldo estivo. Vediamo allora alcuni consigli per risparmiare energia quando utilizziamo il condizionatore.

Sfrutta la modalità sleep

La modalità sleep è pensata per quando desideriamo tenere acceso il condizionatore anche la notte. In questa maniera, è direttamente il dispositivo a gestire la temperatura all’interno della stanza aumentandola leggermente nel corso della notte, dato che dormendo abbiamo bisogno di una temperatura dell’aria più alta rispetto i momenti in cui siamo in attività. Questo tipo di gestione consente inoltre un discreto risparmio energetico.

Non impostare una temperatura troppo bassa

Impostare il condizionatore d’aria ad una temperatura troppo bassa può influire negativamente sia sulla tua salute che sui consumi. Cerca per questo di non impostare mai una temperatura al di sotto dei 24° per evitare una eccessiva escursione termica con la temperatura esterna e sfrutta invece maggiormente la funzione deumidificatore nelle ore del giorno, così da ottenere un miglior risparmio energetico.

Pulisci i filtri del tuo condizionatore

Pulire regolarmente i filtri del tuo condizionatore può significare veramente molto dal punto di vista dell’efficienza energetica del tuo dispositivo, dato che in questo modo il condizionatore riesce a lavorare con più facilità. Inoltre, pulire i filtri consente di avere un’aria molto più pulita in casa e dunque i vantaggi sono notevoli anche per la salute.

Effettua la manutenzione periodica del dispositivo

Effettuare periodicamente la manutenzione del tuo condizionatore, in media ogni due anni, significa verificare la presenza di eventuali perdite di gas o di altri problemi in grado di influire sull’efficienza del dispositivo e dunque sul consumo di energia. Da questo punto di vista i condizionatori Daikin sono tra quelli più efficienti e che consentono un risparmio energetico superiore.

Instagram aumenta la sicurezza dei più giovani con nuove funzioni

L’età minima per utilizzare Instagram è 13 anni, e da tempo ai nuovi utenti viene chiesto di indicare la propria età durante l’iscrizione di un nuovo account. Per questo motivo Instagram sta sviluppando nuove tecnologie di intelligenza artificiale e apprendimento automatico per verificare l’età effettiva delle persone online. Nel frattempo, per proteggere i giovani da eventuali contatti indesiderati da parte di adulti, la piattaforma ha introdotto una nuova funzione che limita la possibilità per gli adulti di mandare messaggi direct agli utenti minorenni che non li seguono.

Tutelare la privacy e tenere le persone al sicuro

Ad esempio, se un adulto prova a mandare un messaggio a un giovane utente che non lo segue, riceverà una notifica che lo avvisa che non può farlo. Questa funzione si basa sia sulla tecnologia di apprendimento automatico capace di prevedere l’età degli utenti, sia sull’età che gli utenti forniscono quando si iscrivono. Muovendosi verso la crittografia end-to-end, Instagram sta infatti investendo in funzioni che possano tutelare la privacy e tenere le persone al sicuro senza accedere al contenuto dei loro messaggi direct.

Avvisi di sicurezza per incoraggiare a essere più cauti nelle conversazioni

Oltre a prevenire le conversazioni tra adulti e giovani che non si seguono a vicenda, Instagram attiverà degli avvisi di sicurezza per incoraggiare i giovani a essere più cauti nelle conversazioni con gli adulti con i quali sono già in contatto. Questi avvisi di sicurezza appariranno nei direct, e segnaleranno ai più giovani se tra i loro direct c’è un adulto che ha precedentemente manifestato atteggiamenti potenzialmente sospetti. Ad esempio, se un adulto manda molte richieste di amicizia o di messaggi a minori di 18 anni, questa funzione manderà un direct ai minori con cui è già in contatto, dandogli l’opportunità di terminare la conversazione, bloccare, segnalare o limitare l’adulto in questione.

Ostacolare gli adulti che manifestano atteggiamenti potenzialmente sospetti

A partire dalle prossime settimane, Instagram inizierà lo studio di nuovi modi per ostacolare gli adulti che hanno precedentemente manifestato atteggiamenti potenzialmente sospetti nell’interazione con i giovani. Questo potrà includere azioni come limitare la possibilità per gli adulti di visualizzare i profili dei più giovani tra gli utenti suggeriti, e nascondere automaticamente i loro commenti sui post pubblici dei più giovani, riporta Askanews. Ma lo sforzo riguarda anche i giovani, incoraggiandoli a rendere i propri account privati. Recentemente è stato infatti aggiunto un passaggio che permette a un minore di 18 anni che si registra su Instagram con un nuovo account di scegliere se rendere il proprio profilo pubblico o privato.

Il 53% degli italiani è sempre connesso, anche appena sveglio

Negli ultimi mesi, giocoforza, ci siamo tutti trovati a utilizzare ancor più del solito i nostri device. Per lavorare, per studiare, per rimanere in contatto con amici e parenti, ognuno di noi è rimasto collegato alla rete. Non sarà forse un po’ troppo, considerando che oltre la metà degli italiani (57%) porta anche a tavola il cellulare, prevalentemente donne tra i 25 e i 38 anni? Eppure il 65% dei nostri connazionali ritiene che una minore connessione potrebbe fare bene alla propria quotidianità.

Una pausa detox dallo smartphone

Esiste una vera e propria ricorrenza (nel 2021 è stata il 5 e 6 marzo) che invita tutti i consumatori digitali a prendersi un momento di stop dai device. Si tratta del National Day of Unplugging, un’iniziativa che per 24 ore spinge gli utenti tech a staccarsi dagli schermi, al fine di sensibilizzarli a un uso più consapevole degli strumenti tecnologici. Per scoprire di più su questo fenomeno, la piattaforma MioDottore ha condotto un’indagine tra gli italiani volta a esplorare come la pandemia abbia influito non solo sul loro stile di vita, ma anche sul loro approccio nei confronti della tecnologia e la loro propensione a mettersi in modalità offline, evidenziando difficoltà e benefici del disconnettersi.
Al risveglio un italiano su due controlla social ed email
I mesi passati, decisamente complicati, hanno influito sulla routine quotidiana di un numero considerevole di utenti tricolore, soprattutto per quanto riguarda la quantità di tempo che trascorrono connessi ai dispositivi tech: lo conferma il 75% degli intervistati. In particolare, oltre la metà degli italiani (53%) è online almeno 8 ore al giorno per lavoro – e tra questi il 39%, una volta terminata la to do list lavorativa, rimane collegato anche nel proprio tempo libero. Oltre ai motivi di lavoro e studio, cosa tiene però connessi gli italiani a smartphone, pc e tablet? Quasi uno su due impiega questi strumenti per mantenere i contatti con le persone care (42%), il 31% per leggere e tenersi informati, fare shopping da casa (25%), guardare film e serie TV (21%), curiosare tra app e giochi online (19%) e praticare sport all’interno delle proprie mura domestiche (7%). Insomma, quello fra italiani e strumenti digitali è una relazione stretta, strettissima, tanto che il 53% dei nostri connazionali  controlla le notifiche di email e social media come prima cosa al mattino appena sveglio e, sempre la stessa percentuale di intervistati, compie il medesimo rituale anche a fine giornata, prima di coricarsi. Addirittura, il 92% degli italiani tiene il proprio smartphone sul comodino quando dorme.

Una pausa detox

Riuscire a trascorrere più tempo offline, però, viene riconosciuto come una priorità da tanti italiani. Ben il 65%, infatti, pensa che la propria routine giornaliera trarrebbe importanti benefici se si riuscisse a trascorrere meno tempo senza smartphone, pc e tablet. Non resta che passare dall’intenzione… all’azione.

Dormi poco? Il caffè ti aiuta a restare vigile (ma solo per 5 giorni)

Il caffè non è solo la bevanda più amata dagli italiani, che difficilmente rinunciano a un buon espresso, ma è anche un prezioso aiuto per contrastare la mancanza di sonno. Un recente studio ha infatti messo in luce come il consumo regolare di caffè aiuti temporaneamente a limitare il calo dell’attenzione e a contenere gli effetti negativi sulla prontezza, tempo di reazione, precisione e memoria di lavoro delle persone che hanno dormito solo cinque ore per notte nel corso di una settimana lavorativa.

Con la caffeina aumentano i “poteri”

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica “Progress in Neuro-Psychopharmacology and Biological Psychiatry”, ha esaminato l’impatto della ripetuta carenza di sonno durante una settimana lavorativa, confermando come il consumo di caffè con caffeina, durante la giornata, contribuisca a limitare il calo dell’attenzione e delle funzioni cognitive in misura maggiore rispetto a quello decaffeinato. Anche se gli effetti “energizzanti” del caffè sono evidenti, c’è un però: gli effetti positivi si hanno soprattutto nei primi tre o quattro giorni di sonno ridotto. Successivamente, i test hanno rivelato che dal quinto e ultimo giorno non ci sono più differenze significative fra chi beve caffè e chi no. Si sfata, almeno parzialmente, un mito: gli effetti benefici del caffè sulla carenza di sonno sono solo temporanei. Rimane invece un’assoluta verità per il benessere e la salute che non esistono alternative o sostituti a un sonno di qualità.

Via libera a un consumo moderato

Anche se il caffè non può rappresentare un’alternativa al sonno, è però confermato che un consumo moderato di espresso (ovvero tra le 3 e le 5 tazzine al giorno) possa aiutare a limitare gli effetti negativi sulle funzioni cognitive, come il calo dell’attenzione, dei tempi di reazione e della memoria di lavoro. Insomma, via libera al caffè anche per rendere al massimo durante le proprie incombenze professionali.

Quanto dormiamo per notte?

Insieme all’analisi dei poteri del caffè è stato esplorato il tempo che gli italiani dedicano al sonno. Secondo le stime, oltre il 30% della popolazione adulta occidentale dorme meno delle 7-8 ore raccomandate nei giorni lavorativi, mentre il 15% dorme regolarmente meno di 6 ore. Una carenza di sonno continuativa può avere un impatto considerevole sulla salute e il benessere delle persone, causando, per esempio, sonnolenza e riduzione della veglia e dell’attenzione. E, nei casi prolungati di mancanza di sonno ristoratore, anche un caffè non può certo essere risolutivo.

Nel 2020 cala lo spreco alimentare: “solo” 27 kg di cibo nella spazzatura

Il Covid sembra avere prosciugato lo spreco alimentare: nel 2020 finiscono nella spazzatura “solo” 27 kg di cibo a testa (529 grammi a settimana), l’11,78% in meno rispetto al 2019. Questo significa 222.125 tonnellate di cibo salvato dallo spreco, e un risparmio di 6 euro pro capite, ovvero 376 milioni euro a livello nazionale in un anno. Sono i risultati dello studio Spreco, il caso Italia, di Waste Watcher International Observatory – Università di Bologna Last Minute Market su dati Ipsos, presentati in occasione dell’ottava Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare di venerdì 5 febbraio 2021.

La mappa dello spreco

Sprechiamo di più al Sud, dove si getta il 15% in più di cibo e avanzi (circa 600 grammi a settimana) mentre si spreca meno al Nord (-8%, circa 489 grammi a settimana) e nel centro Italia (-7%, circa 496 grammi settimanali). E sono le famiglie con figli a gettare più spesso il cibo, in media lo fanno il 15% in più dei single. A sorpresa, meno si guadagna e più si spreca: il 38% circa di italiani che si autodefiniscono di ceto basso/medio-basso getta circa il 10/15% in più rispetto agli altri intervistati. C’è poi una netta consapevolezza sull’importanza di investire qualche euro in più per la qualità. “Un’investimento che potrebbe derivare dal risparmio creato dal non spreco – spiega il curatore scientifico del Premio vivere a Spreco Zero Luca Falasconi – infatti i 376 milioni che a livello nazionale si vengono a liberare da ciò che non sprechiamo più, potremmo, o forse dovremmo reinvestirli in cibo di migliore qualità”.

Otto italiani su 10 dichiarano di non sprecare quasi mai cibo

L’attenzione alla prevenzione dello spreco alimentare si riverbera nell’insegnamento ai figli. Primo non sprecare, dicono le famiglie italiane nell’83,9% dei casi. Otto italiani su 10 dichiarano poi di non sprecare quasi mai il cibo, o meno di una volta alla settimana. E quando capita, è sempre la frutta fresca al top della hit parade degli sprechi (37%), seguita da verdura fresca (28,1%), cipolle aglio e tuberi (25%), insalata (21%) e pane fresco (21%).

Maggiore disattenzione nei Comuni più piccoli

“Colpisce l’attenzione degli italiani al tema: l’85% – spiega Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare – chiede di rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita da parte di supermercati e aziende”. Ma se da un punto di vista della struttura sociale del Paese i ceti che mostrano una minore attenzione allo spreco sono i ceti bassi e popolari “anche la dimensione del centro urbano marca una differenza rispetto allo spreco – afferma Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos – con una maggiore disattenzione (+15%) nei Comuni e nei centri più piccoli del Paese”.

Viaggiare spesso è un ingrediente della felicità

Tanti sono i fattori che influenzano la percezione del benessere, qualità del lavoro, una vita familiare soddisfacente, le relazioni sociali. Le esperienze di viaggio però non sono da meno. Le persone che viaggiano frequentemente tendono a essere più felici della propria vita rispetto a chi non viaggia. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Tourism Analysis e condotto dagli esperti della School of Hospitality Business Management della Washington State University. Il team ha condotto un sondaggio per scoprire perché alcune persone viaggiano più frequentemente di altre, e verificare se le esperienze di viaggio possano avere un effetto sulla percezione della felicità.

I risultati di uno studio

Ai 500 partecipanti allo studio è stato chiesto quanto tempo avessero trascorso a pianificare vacanze future, il numero di viaggi condotti in un anno e la soddisfazione di vita generale, riporta AGI.

“Poco più della metà dei soggetti – sottolinea Chun-Chu Chen, assistente professore presso la School of Hospitality Business Management della Washington State University – ha riferito di aver effettuato più di quattro viaggi di piacere all’anno, e solo il 7% degli intervistati non ha effettuato vacanze. Le restrizioni di viaggio dovute alla pandemia iniziano ad allentarsi, per cui il nostro studio potrebbe avere importanti implicazioni sia per i turisti sia per l’industria del turismo”.

Viaggiare regolarmente ad almeno 190 chilometri di distanza rende più felici del 7%

“Chi si interessa delle informazioni relative al turismo e discute dei piani di viaggio ha maggiori probabilità di andare in vacanza regolarmente e di compiere il viaggio pianificato – conferma Chun-Chu Chen -. I partecipanti che hanno riferito di viaggiare regolarmente ad almeno 190 chilometri di distanza – aggiunge l’esperto – hanno riferito di essere circa il 7% più felici e soddisfatti rispetto al benessere generale di chi non viaggia”. 

Pianificare una vacanza è il primo passo per aumentare la percezione di benessere

“Viaggiare consente di uscire dalla routine e fare esperienze nuove – sottolinea il ricercatore -. Studi precedenti hanno mostrato il sollievo dallo stress e i benefici per la salute come conseguenze delle esperienze turistiche, ma il nostro lavoro esamina i benefici prolungati nell’arco di un anno”.

Gli scienziati ipotizzano che le compagnie di viaggio, i resort e persino le compagnie aeree potrebbero lanciare campagne sui social media per enfatizzare i benefici delle vacanze e suscitare l’interesse delle persone. “Questa ricerca – sostiene ancora Chen – mostra che pianificare viaggi rappresenta spesso il primo passo per compierlo e per aumentare in parte la percezione di felicità e benessere”. 

Passare dall’ADSL alla fibra ottica, quanto costa?

La velocità che permette di guardare film in alta risoluzione ed effettuare videochiamate di gruppo senza interruzioni è di 20 Mbps in download e 2 Mbps in upload, ma per una linea ADSL si tratta di valori difficilmente riscontrabili nella realtà. Al contrario, la fibra ottica FTTH può raggiungere 1000 Mbps in download e 200 Mbps in upload. Se si sta valutando il passaggio dall’ADSL alla fibra ottica e se la propria zona è raggiunta da questa tecnologia si possono valutare le offerte disponibili e confrontarne i prezzi. Selectra ha analizzato i costi del passaggio dall’ADSL alla fibra ottica. Considerando che il cambio di gestore, con relativo passaggio da ADSL a fibra ottica, può prevedere costi legati alla migrazione e al recesso anticipato del contratto in essere le voci e gli importi variano a seconda dell’operatore, e in base a quanto è vecchia l’offerta che si vuole cambiare.

Cambiare una linea attivata 4 anni fa costa in media 22 euro al mese

Se la linea è attiva da più di 4 anni, passare da ADSL alla connessione in fibra ottica significa non solo migliorare la qualità della connessione, ma anche risparmiare circa 11 euro al mese. Il costo medio delle offerte Fibra FTTH oggi è infatti di 22 euro/mese, mentre per le offerte ADSL attivate 4 anni fa è di 33 euro/mese circa. Il cambio prevede solo il costo di migrazione verso un altro operatore, viene stabilito dai provider ogni anno e applicato a tutte le offerte, a prescindere da quando siano state attivate. Questo vuol dire che già dopo 2 mesi il cliente comincerà a risparmiare, e nell’arco del primo anno risparmierà circa 110 euro, al netto della spesa per la disdetta della vecchia linea.

Linea attivata 2 anni fa: attenzione alle rate restanti

La durata media del contratto internet per la linea fissa è di due anni, per cui per passare alla fibra potrebbe essere sufficiente pagare soltanto i costi di migrazione. Tuttavia, tanti operatori propongono la rateizzazione del costo del modem e/o dell’attivazione per 48 mesi (4 anni). Questo vuol dire che nel caso di un recesso dopo i primi 24 mesi, tecnicamente non anticipato, il consumatore dovrà comunque pagare le restanti rate, ma attivando la fibra ottica si risparmia comunque il 30%.

Dopo 1 anno costa caro

Se la linea internet è stata attivata da un anno cambiare fornitore potrebbe essere caro: bisogna investire circa 160 euro se il modem è stato rateizzato per 24 mesi, o addirittura una media di 210 euro se è stata scelta la rateizzazione a 48 mesi. Il conto include costi di migrazione, rate restanti del modem e/o dell’attivazione, eventuali sconti e bonus da compensare al fornitore in caso del recesso anticipato. Se la linea invece è stata attivata entro 14 giorni è possibile ricorrere al diritto di ripensamento e disattivare il contratto gratuitamente, ma solo se è stato sottoscritto online o presso desk promozionali.

Saltare un pasto e dormire bene, la ricetta per vivere a lungo

Qual è la ricetta per vivere a lungo? Semplice: saltare un pasto al giorno, mantenere il corpo in esercizio, dormire bene, e evitare lo stress. Insomma, questa è la ricetta per una vita lunga e sana descritta da David Sinclair, docente di genetica presso la Harvard Medical School, nel suo libro Longevità – Perché Invecchiamo e perché non dobbiamo farlo.

“L’età di ognuno di noi – spiega Sinclair – dipende da una serie di fattori, e oltre alla componente anagrafica dobbiamo tenere presente i fattori fisiologici. Esistono una serie di metodi per valutare l’età, uno dei più elementari è verificare la possibilità di alzarsi in piedi da seduti senza utilizzare le mani”.

La genetica influenza l’aspettativa di vita solo per circa il 20%

L’autore spiega che la ricerca e la scienza hanno contribuito enormemente ad allungare le aspettative di vita media, riferisce Agi. “Diversi studi dimostrano che la componente genetica influenza la nostra aspettativa di vita circa al 20% – continua lo studioso – e il resto dipende da fattori ambientali, comportamentali, fortuiti. Ci sono luoghi particolari, come nella città di Okinawa, in Giappone, dove le persone sembrano più longeve, il che suggerisce che la componente ambientale possa giocare un ruolo fondamentale nelle aspettative di vita di una persona”.

Resettare l’invecchiamento si può

“Non dobbiamo dimenticare che l’invecchiamento è un processo naturale, che porta al danneggiamento delle cellule – sottolinea Sinclair -. Grazie ad alcuni composti è possibile invertire il deterioramento cellulare e stimolare la rigenerazione dei tessuti”.

Il team di Sinclair ha infatti sperimentato una tecnica basata sulle cellule staminali pluripotenti e sulla proteina sirtuina 1 (SIRT1), che ha riparato il nervo ottico in un gruppo di roditori durante i test di laboratorio. “Possiamo resettare l’invecchiamento – sostiene l’esperto – dobbiamo ancora assicurarci che si tratti di un processo sicuro per l’essere umano, ma le applicazioni pratiche del nostro studio potrebbero invertire la cecità, restituire la vista, riparare tessuti e potenzialmente invertire l’invecchiamento”.

Concentrarsi sul benessere dell’organismo

Lo scienziato sottolinea che le tecniche genomiche volte a migliorare le condizioni e abbassare l’età media di un individuo rappresentano ancora un campo in via di esplorazione. “Quello che possiamo fare attualmente –  spiega ancora lo scienziato – è concentrarci sul benessere dell’organismo. Seguire una dieta sana, evitare gli eccessi, svolgere attività fisica, e mantenere una buona rete di contatti sociali. Sebbene queste tecniche potranno un giorno essere implementate e diventare realtà, non credo che sarà mai possibile vivere per sempre, ma sicuramente possiamo aggiungere e valorizzare il tempo a disposizione durante l’arco delle nostre esistenze”. 

Videogames, l’evoluzione passa dal 5G

Solo un gioco? Certo che no. Anzi, per moltissimi di noi i videogame, nei mesi più “tosti” della pandemia, hanno rappresentato davvero un’ancora di salvezza, una boccata d’aria fresca. E per il futuro i gamers si aspettano grandi novità: non solo l’uscita delle console di nuova generazione, PS5 e Xbox One Series X, ma anche le innovazioni del settore che arriveranno contestualmente al 5G. Grazie all’aumento della velocità (circa dieci volte quella del 4G), riporta una nota diffusa da Ansa,  i giocatori possono contare su download e streaming più veloci, anche se il beneficio maggiore sarà una latenza notevolmente migliorata, con tempi di risposta di soli cinque millisecondi. Insomma, ci attendono giochi all’insegna della massima fluidità, con esperienze online di altissimo livello, anche per gli eSports. Un dato su tutti che apre una finestra sull’immediato futuro: solo lo scorso aprile, gli iscritti al servizio di streaming Twitch hanno totalizzato 3,1 miliardi di ore di visione in totale, un aumento del 17% rispetto al trimestre precedente.

Games ad altissima risoluzione

Un’altra opportunità che sarà presto offerta dal 5G è l’ampliata disponibilità di streaming video ad alta risoluzione: così anche gli spettatori, e non solo i giocatori, potranno seguire diversi tornei in contemporanea. Un business tutto da esplorare e sicuramente “ricco”. Ancora, si legge nella nota, “una maggiore larghezza di banda e tempi di risposta inferiori sono anche l’apripista per una più ampia praticabilità del cloud computing per finalità videoludiche”. Gli sviluppatori potranno poi gestire da remoto attività di elaborazione e rendering più ardui, per trasmettere un risultato finale di qualità superiore anche su dispositivi datati. Quello che già assicura il servizio di cloud gaming Google Stadia ma anche xProject Cloud di Microsoft, che permette di utilizzare device anche datati approfittando delle potenzialità della rete.

Il via alla realtà aumentata?

Con la diffusione del 5G ci si aspetta anche all’atteso boom della realtà aumentata: per il successo, i fattori determinanti nel videogaming saranno una tecnologia che alimenta visori non più collegati a computer e telefonini ma indipendenti, come ha già mostrato Oculus, capaci di collegarsi al 5G per ottenere il meglio dalla connessione ultra veloce. Il passo successivo? Incontri sportivi con IoT indossabile sincronizzato, capace di dare anche la sensazione di fisicità oltre che di realtà. Un esperimento che ha già fatto in parte Ericsson attraverso una partnership con una primaria squadra di calcio e che ha anticipato il futuro dei videogame.

Il Covid non piega l’agroalimentare Made in Italy

Il Covid non piega l’agroalimentare Made in Italy, un settore da 41 miliardi, ma la sostenibilità, che già oggi pesa per il 28% sulla scelta di un prodotto, è la chiave per restare competitivi nel futuro. Di fatto, in Italia il 28% delle Pmi del settore vede la sostenibilità come strategia di lungo periodo, in grado di garantire un vantaggio competitivo. Anche attraverso l’e-commerce, la nuova frontiera, che in Italia nel 2020 ha raggiunto 2,5 miliardi di euro di valore (+55%). Nonostante il Covid-19, quindi, il settore alimentare italiano resiste. Nel 2050, quando la popolazione mondiale sarà di 8-10 miliardi, un consumatore su 10 in tutto il mondo mangerà cibo italiano.

La sostenibilità è un trend

È quanto emerge dalla IXa edizione del Seminario Food, Wine & Co. – Verso la Sostenibilità, ideato e organizzato dalla professoressa Simonetta Pattuglia e dal Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media di Roma Tor Vergata, in collaborazione con Fiera Roma e Coldiretti. Il Seminario conferma come l’attenzione dei consumatori italiani si stia muovendo verso tre direttrici principali, la riduzione degli sprechi alimentari, dell’impatto del packaging sull’ambiente, e la maggiore attenzione verso qualità e provenienza dei prodotti.

Insomma, l’essere un prodotto sostenibile è un valore aggiunto, che insieme al fatto di essere ecologico pesa per il 28% nella scelta d’acquisto.

Il tricolore sull’etichetta aumenta le vendite

Il coronavirus ha reso gli italiani più coscienziosi in merito alla scelta dei prodotti alimentari, e più attenti alle materie prime da mettere nel piatto.

Un’attenzione che si concentra soprattutto sul biglietto da visita dei prodotti: l’etichetta. La lettura dell’etichetta prima dell’acquisto è divenuta una pratica consolidata, e il Made in Italy è un fattore in grado di spostare le vendite.

La dicitura “100% italiano” comporta una variazione del +8.8% delle vendite, seguita dalla certificazione DOC, con il 7.2%, e la DOCG (+6.8%). E la sola presenza del tricolore sull’etichetta pesa per il +3% sulle vendite .

Pmi, Green Marketing, ed e-commerce

Se quello della sostenibilità per il consumatore è un elemento di scelta, per le Pmi sta diventando una pratica necessaria per garantirsi sopravvivenza e competitività. Uno studio effettuato dalla professoressa Pattuglia mostra però come per il 35% delle Pmi intervistate il concetto di sostenibilità non esista, e se il 7% investe in sostenibilità lo fa perché obbligato senza considerarla un’opportunità di crescita. Il 30% delle aziende si stanno invece attivando per comunicare il proprio impegno in tal senso, e per il 28% la sostenibilità è considerata una strategia di lungo periodo. Quanto all’e-commerce, in Italia l’acquisto di generi alimentari online nel 2020 ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro in valore (+55%), e il food delivery 706 milioni di euro (+19%).

Nel 2020 la forzosa conversione alle vendite online ha garantito alle aziende volumi minori, ma al contempo ha consentito la continuità aziendale.