Terziario lombardo: Servizi +5,5%, Commercio al dettaglio -0,2%

I risultati del terziario lombardo nel terzo trimestre dell’anno evidenziano un quadro complessivo contrastante, anche se gli elementi positivi sembrano prevalere e le aspettative degli imprenditori sono compatibili con un trend di crescita. Secondo i dati congiunturali del terzo trimestre 2021 di Unioncamere Lombardia relativi al terziario lombardo i Servizi registrano un incremento del +5,5% sostenuto dai prezzi, mentre il Commercio al dettaglio si ferma al -0,2%.
“Come Regione rimane l’impegno di mettere in campo tutto il sostegno possibile con misure concrete”, dichiara Guido Guidesi, assessore allo sviluppo economico di Regione Lombardia. Nelle prossime settimane usciranno infatti alcuni bandi regionali, come ‘Nuova Impresa’ e ‘Attività Storiche’, dedicati alle attività più colpite dalla crisi pandemica.

Servizi: incremento del fatturato sostenuto dall’aumento dei prezzi di vendita

Nei servizi il fatturato mostra un incremento elevato su base annua (+15,9%), condizionato dai bassi livelli di attività che avevano caratterizzato il 2020, tuttavia il percorso di crescita è robusto, come conferma la variazione sul trimestre scorso (+5,5%). L’incremento del fatturato è sostenuto anche dall’accelerazione dei prezzi di vendita (+1,8%), particolarmente evidente nel commercio all’ingrosso. Il terzo incremento congiunturale positivo consecutivo permette quindi all’indice Unioncamere Lombardia del fatturato di toccare quota 107, colmando il divario con i valori pre-crisi. Qui, servizi alle imprese e commercio all’ingrosso toccano i massimi storici, mentre alloggio, ristorazione e servizi alle persone non hanno ancora recuperato i livelli del 2019.

Commercio al dettaglio, andamento stagnante ma fiducia degli imprenditori

Nel commercio al dettaglio il fatturato aumenta del +4,2% su base annua, ma la variazione congiunturale evidenzia invece un andamento stagnante (-0,2%). Le indicazioni che si ricavano dal quadro degli altri indicatori sono tuttavia incoraggianti: le giacenze di magazzino sono a livelli minimi e gli ordini ai fornitori sono ancora in espansione. La fiducia degli imprenditori appare però molto elevata, e lascia sperare in una chiusura positiva dell’anno. Il numero indice di Unioncamere Lombardia del fatturato si attesta a quota 88,8, in linea con i valori che avevano caratterizzato il 2019. Minimarket e supermercati proseguono il trend positivo su livelli di attività superiori a quelli di due anni fa, mentre gli esercizi non alimentari, pur in significativo recupero, non hanno ancora chiuso il gap rispetto ai valori pre-crisi.

Monitorare la ripresa dopo la crisi

“Si sta confermando la crescita dei servizi, e anche il quadro del commercio al dettaglio, sebbene ancora un po’ incerto, sembra orientato in senso positivo – commenta Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia -. Stiamo monitorando la situazione con attenzione, perché la ripresa del terziario dopo la crisi è adesso un tassello fondamentale per sostenere il sistema economico regionale”.
Anche il settore del commercio, tra quelli che maggiormente ha pagato le chiusure imposte dal Governo, mostra segnali incoraggianti. Secondo Guido Guidesi, “Il grande sacrificio dei commercianti lombardi e il supporto pubblico stanno dando i risultati auspicati”.

Shopping online per gli italiani: acquisti a +21% per Black Friday e Cyber Monday

Agli italiani piace lo shopping online a maggior ragione se si possono fare buoni affari. E’ il caso del Black Friday e il Cyber Monday, le due speciali ricorrenze destinate all’acquisto scontato che dagli Usa sono riuscite a diventare una tradizione anche da noi. Tanto che nel 2021, secondo gli ultimi dati, i nostri connazionali spenderanno in compere sul web circa 1,8 miliardi di euro, con un incremento del 21% rispetto all’anno scorso. Insomma, la promozione ha un fascino irresistibile.

I dati dello shopping on line

A fornire la fotografia dei comportamenti d’acquisto in rete degli italiani e i relativi volumi di spesa è l’Osservatorio eCommerce B2c. Non solo: l’analisi evidenzia che gli operatori particolarmente aggressivi in termini promozionali realizzeranno anche 6-8 volte il fatturato di un giorno medio. In particolare, l’acquisto di prodotti supererà gli 1,5 miliardi di euro (+20% circa). Ottimi i risultati di alcune categorie come abbigliamento, informatica ed elettronica, gioielli, profumi, prodotti per la cura del corpo, oggetti di arredamento e giocattoli. Molto bene anche la spesa online di alimentari e vini, che confermano la passione degli italiani per la buona tavola, anche in vista del Natale.

Ottobre e novembre totalizzano il 25% della spesa online annua

“In generale, i mesi di novembre e dicembre saranno particolarmente caldi per l’eCommerce del nostro paese. In questo periodo, infatti, i siti online abiliteranno circa il 25% della spesa online di tutto il 2021” dichiara Valentina Pontiggia, direttrice dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano “Anche in vista del Natale, la tendenza sarà quella di promuovere un utilizzo complementare (e non più conflittuale) dei canali. Si lavorerà, quindi, per sfruttare al meglio le peculiarità di ciascuna iniziativa, (velocità e comodità del servizio eCommerce da una parte, aspetto sociale e relazionale del negozio fisico dall’altra) spingendo su modelli di interazione e di vendita integrati come click&collect e ordine eCommerce in store”.

Il boom dei prodotti green

Nonostante la voglia di fare buoni affari, fra i consumatori fa capolino anche una certa attenzione alla sostenibilità. “Il 2021 sembra anche essere l’anno per spingere sui progetti green: dalla promozione di buoni spesa per incentivare l’acquisto di prodotti più sostenibili, alle raccolte fondi per il sostentamento di riserve naturali, fino alla valorizzazione del ‘second hand’ grazie a extra valutazioni dell’usato. Saranno quindi diverse le iniziative di social responsibility messe in campo per scoraggiare un consumismo estremo e dannoso per l’ambiente” conclude l’Osservatorio.

Trasformazione digitale e sostenibilità, un connubio trascurato dalle aziende

Le organizzazioni avvertono la pressione di investitori, clienti ed enti governativi che chiedono impegno e azioni concrete nei confronti della sostenibilità. Anche i dipendenti premono nella stessa direzione: i lavoratori europei si aspettano infatti che la propria azienda dia un contributo positivo alla collettività in relazione all’ambiente. A ciò si aggiungono le nuove normative e le nuove direttive sviluppate dall’Unione Europea, come il Green Deal Europeo e la Corporate Sustainability Reporting Directive, che richiederà alle grandi imprese europee di comunicare informazioni di carattere non finanziario. Opinion Matters ha condotto una ricerca per conto di Ricoh coinvolgendo 250 decision maker di aziende italiane. E dallo studio è emerso come il 70% dei business leader italiani ritenga che le imprese abbiano la responsabilità di reagire proattivamente alle sfide globali come il cambiamento climatico.

Innovazione tecnologica e sviluppo sostenibile

Nonostante le imprese italiane siano dunque consapevoli dell’importanza del proprio ruolo per uno sviluppo più sostenibile, la maggior parte (56%) non è disposta a investire in questo ambito, poiché ritiene necessario focalizzarsi su altre priorità di business. Solo il 33% ha incrementato i propri investimenti nella sostenibilità durante la pandemia. Se poi il 71% delle aziende punta alla trasformazione digitale, consolidando o addirittura incrementando gli investimenti, la maggior parte fatica a comprendere come possa portare benefici in termini di prestazioni ambientali, sociali e di governance (ESG).

Migliorare l’infrastruttura IT non è efficace per ridurre l’impatto sull’ambiente

Solo il 38% del campione considera l’innovazione IT come un fattore abilitante per la sostenibilità, e il 70% delle aziende non crede che la digital transformation possa aiutarle a raggiungere obiettivi di sostenibilità a lungo termine. Inoltre, i manager considerano i miglioramenti all’infrastruttura IT come il modo meno efficace per una azienda per ridurre l’impatto sull’ambiente nel lungo periodo. Quasi la metà delle imprese coinvolte nella ricerca ha però introdotto tecnologie basate sul cloud (49%), modalità di lavoro ibride (44%) e soluzioni per la gestione dei big data (42%), tutte possibilità che ottimizzano l’efficienza energetica e consentono di raccogliere e analizzare dati ESG.

Il successo del business e le performance ESG non si escludono a vicenda

“Le aziende sanno che dovrebbero fare di più per migliorare i risultati ESG e il monitoraggio degli stessi – commenta David Mills, CEO di Ricoh Europe -. Trovare le risorse per raggiungere questo obiettivo è però sempre più difficile. Anche il fatto che vi siano nuove normative ancora in fase di definizione complica la questione. È importante ricordare come il successo del business e le performance ESG non si escludano a vicenda. La trasformazione digitale è un’area in cui i manager dovrebbero investire in quanto essa si traduce in risultati positivi sia per l’azienda che per la sostenibilità – aggiunge Mills -. Oltre a migliorare l’efficienza e l’impatto ambientale, l’innovazione IT rende il business a prova di futuro. Infine, essa semplifica la data analysis che sarà fondamentale non appena le nuove normative diventeranno effettive”.

Social Media, 400 milioni di nuovi utenti in un anno

Complice forse la pandemia, che ha spinto l’utilizzo del digitale nei più vari aspetti delle nostre vite, i social media hanno registrato nell’ultimo anno un ottimo exploit. A dirlo è il Digital 2021 October Global Statshot di DataReportal, pubblicato in collaborazione con We Are Social e Hootsuite. Secondo l’analisi nell’ultimo anno, quello della pandemia, sono 400 milioni gli utenti che hanno deciso di aprire un account per almeno un social (+9,9%). 

Un fenomeno globale e totalizzante

Per capire meglio il contesto, però, è utile avere un’idea dei numeri totali, ovvero quello della popolazione mondiale, dei cellulari, degli accessi alla rete e naturalmente degli accessi ai social. Al momento la popolazione globale raggiunge i 7,89 miliardi di individui – spiega il rapporto – ed è cresciuta di 80 milioni di persone nell’ultimo anno. Di tutte queste persone, 4,88 miliardi dispongono di una connessione a Internet, ovvero il 62% della popolazione mondiale. Gli ultimi dati mostrano che il numero di utenti web è aumentato di oltre 220 milioni (+4,8%) nell’ultimo anno, ma con le difficoltà di indagine legate al Covid-19, la cifra potrebbe essere ancora maggiore. In questo scenario, si scopre che gli utilizzatori dei social media hanno complessivamente raggiunto quota 4,55 miliardi a ottobre 2021, con un incremento di oltre 400 milioni (+9,9%) negli ultimi 12 mesi. E se il trend resterà così, entro la prima metà del 2022 il 60% della popolazione mondiale avrà un account social.

Tok Tok la regina delle classifiche

In particolare, spicca l’exploit di TikTok, che è da poco entrata nel club dei social media con più di 1 miliardo di utenti, impiegando soli cinque anni per questa scalata. A confermare la crescita, le previsioni nei giorni scorsi della società di analisi Talkwaker che ha spiegato come la piattaforma cinese è destinata a diventare leader dei social media nel 2022. Una curiosità: Snapchat, che ha avuto un calo a Wall Street per i risultati deludenti della trimestrale, va forte invece in India con quasi 116 milioni di utenti, cioè il 21% dell’utenza mondiale di questo social.

Aumenta la platea pubblicitaria

Con questa crescita esponenziale, riporta Ansa, cresce per i social anche la platea di persone a cui mostrare propri spazi pubblicitari: 825 milioni di utenti over 18 per TikTok e 3 miliardi di utenti per Facebook, nel caso del social di Zuckerberg è quasi metà della popolazione mondiale. E il costo della pubblicità è cresciuto del 33% rispetto all’anno scorso. In sintesi più aumenta la platea, più crescono (ovviamente) i prezzi.

Milano al primo posto per valore aggiunto, ma le province sono tutte in rosso

Milano si conferma al primo posto della classifica italiana provinciale per reddito pro-capite, con 47.945 euro per abitante (indice Italia =100, pari a 189,5), e rafforza il suo margine di vantaggio con la seconda in classifica, Bolzano (156,8), con uno scarto che sfiora il 21%, mai così alto dal 2012 a oggi. Segue, in terza posizione, Bologna (140,7). A Roma e Milano si produce il 19,7% dell’intera ricchezza del Paese (+2% rispetto al 2000), con le prime 20 province che concentrano il 55,4% di tutta la ricchezza prodotta. Ma se Milano con si conferma prima nella classifica provinciale per valore aggiunto pro-capite, staccando la capitale di 7 posizioni, tutte le province hanno chiuso il 2020 con il segno meno davanti al dato sul valore aggiunto. È quanto emerge dall’analisi realizzata dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere sul valore aggiunto provinciale del 2020 e i confronti con il 2019, una delle attività storiche di misurazione dell’economia dei territori realizzata dal sistema camerale.

I territori industriali con piccole imprese sono i più penalizzati

Fra il 2019 e il 2020 le economie territoriali a più alta presenza di imprese con meno di 50 addetti, la dorsale del nostro sistema Paese, hanno registrato le perdite più consistenti di reddito prodotto, pari a -7,5%. In particolare, in quest’ambito fanno registrare perdite più significative di valore aggiunto Pistoia (-9,0%), Prato (-9,5%), Fermo (-7,3%), Barletta-Andria-Trani (-10,6%) e Sud Sardegna (-9,5%), riporta Askanews.

Migliore capacità di resilienza per le province del Sud 

Quanto alle aree del Paese, a causa dell’effetto Covid a soffrire di più sono stati il Nord (-7,4%) e le aree a maggiore vocazione industriale (-7,9%), in particolare, dove insistono i sistemi della moda e della cultura, quelle a più elevata presenza di piccole imprese (-7,5%) contro una media nazionale del -7,1%. Sul fronte opposto, pur in un contesto di generale contrazione, migliore capacità di resilienza hanno mostrato le province del Sud (-6,4%), con 8 province su 10 che mostrano riduzioni più contenute, oltre ad alcune province fra quelle che hanno una elevata concentrazione di imprese che investono nel Green o che sono caratterizzate da una forte importanza della Blue economy. Una più elevata incidenza si rileva nella Pubblica Amministrazione.

Il sistema camerale ha contribuito a contenere i danni causati dal lockdown

“L’effetto Covid non ha risparmiato nessuna provincia italiana, ma senza la tenacia delle nostre imprese unita ai provvedimenti del governo le perdite del valore aggiunto che abbiamo registrato sarebbero state ben più importanti – sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -. E anche il sistema camerale con le iniziative messe in atto ha certamente contribuito a contenere i danni causati dal lockdown, restando vicino alle imprese e ai territori – aggiunge il presidente Unioncamere -. Per questo è importante mettere a terra le iniziative previste dal PNRR e in questo le Camere di commercio con la loro rete radicata nei territori possono essere uno strumento eccezionale”.

Tik Tok regina d’incassi nel mercato delle app

È boom per il mercato delle app: nel terzo trimestre del 2021 gli store digitali di Apple e Google hanno ricavato in totale 33,6 miliardi di dollari in entrate, pari al +15,1% rispetto al 2020. Le installazioni delle app, considerate come prime installazioni del singolo account, sono invece 35,7 miliardi, in calo dell’1,9% sulla rilevazione precedente. Secondo la più recente rilevazione della società di analisti Sensor Tower, questo è sinonimo di un utilizzo abbastanza consolidato degli stessi software: si spende più tempo sulle app famose che beneficiano anche degli acquisti in-app o di servizi a pagamento. Per quanto riguarda gli incassi, è Tik Tok a confermarsi regina. L’app è infatti al primo posto dei ricavi su App Store, mentre è quarta sul Google Play Store, dove si conferma in testa, per spesa degli utenti, Google One, la piattaforma di cloud per archiviare online foto, video e documenti e averli sempre a disposizione.

Nel Play Store Facebook e Instagram le più scaricate

Anche per quanto riguarda l’analisi dei download Tik Tok è regina, considerando i numeri di iOS e Android, così come nell’App Store di Apple. È terza invece nel ranking del Play Store, dove Facebook e Instagram occupano le prime due posizioni. La considerazione che la pandemia abbia contribuito all’ascesa di alcune nuove app, prima poco presenti, è data dall’ingresso in classifica di Zoom e Google Meet, così come della versione aziendale di WhatsApp: Business, in modo particolare su sistema operativo Android.

Zoom, Google Meet e Telegram in ascesa

Per Sensor Tower, lo scenario è quello in cui gli utenti utilizzano sempre le stesse app, per cui non vi è aumento concreto nel numero di installazioni su smartphone e tablet, con pochi sviluppatori che si dividono il grosso delle entrate, in ascesa per acquisti in-app e servizi in abbonamento. Tornando all’effetto lockdown, applicazioni di collaborazione e videochiamate, come Zoom e Google Meet, restano saldamente nel ranking delle top 10, e così fa Telegram, che nel corso dell’anno ha rosicchiato utenti a Facebook dopo le controverse modifiche alla gestione della privacy degli utenti fuori dal mercato europeo.

Tra i videogame Pubg Mobile è il più remunerativo

Decisamente più concorrenziale, riporta Ansa, il segmento dei videogame. In generale il più remunerativo è Pubg Mobile, mentre Honor of Kings si consolida primo su App Store, con il concorrente Genshin Impact, il titolo con maggiori ricavi sul Play Store. Per numero di download, Sensor Tower elegge Pubg Mobile il primo nel totale di iOS e Android. Quest’ultimo si alterna con Count Masters su App Store ma si riprende la leadership per quantità di installazioni sul Play Store.

Italiani attenti alla sostenibilità, ma senza (troppe) rinunce

Gli italiani hanno un animo green, e si dichiarano attenti alla sostenibilità. A patto che questa non comporti privazioni a livello personale e che i vantaggi compensino i costi delle scelte effettuate. Solo a queste condizioni, i nostri connazionali sono disposti a modificare il loro stile di vita così da ridurre gli impatti ambientali. I dati emergono dal 1° Rapporto Edison-Censis «La sostenibilità sostenibile». 

Come viene percepita la sostenibilità

Nella percezione degli italiani, la forma di sostenibilità considerata prioritaria è la sostenibilità economica (41,1%). Al secondo posto c’è quella ambientale (32,1%), legata all’impegno per ridurre l’inquinamento e lottare contro il riscaldamento globale. Al terzo posto, la sostenibilità sociale (26,8%), prioritaria per garantire la tutela dei gruppi sociali svantaggiati. Anche il 46,2% dei giovani indica come prioritaria la sostenibilità economica, il 24,7% quella ambientale e il 29,1% quella sociale. 

Benefici e impegno? Vanno distribuiti equamente

Il 79% degli italiani ha dichiarato di essere pronto a modificare il proprio stile di vita per ridurre l’impatto ambientale, a condizione però che i cambiamenti siano distribuiti in modo equo nella società (42,5%) e che i costi siano compensati dai vantaggi (33,2%). La sostenibilità ambientale deve contribuire a vivere meglio, mai a ridurre il proprio benessere economico. E si guarda a una sostenibilità inclusiva, intesa come processo sociale dal basso, da vivere nei contesti minuti di ogni giorno, e non come imposizione dall’alto.

Sostenibilità e consumi

In questo scenario, non può mancare un’analisi anche sui consumi e sulle abitudini d’acquisto degli italiani, in particolare nel delicato momento storico rappresentato da post pandemia. A questo proposito, il 48,2% degli intervistati ha detto che tornerà a usare il reddito come faceva prima dell’emergenza, mentre il 31,8% aumenterà il risparmio e solo il 9% consumerà di più (l’11% è indeciso). Tra le motivazioni di scelta dei consumatori, poi, non c’è solo il prezzo (comunque importante),  anche i valori che un’impresa incarna e la qualità della relazione che è capace di instaurare con i suoi clienti. Oltre a essere disposti a spendere di più per prodotti e servizi che rispettano l’ambiente (58,7%) e a premiare le aziende che rispettano i diritti dei lavoratori (50,8%), il 54,6% degli italiani è disposto a pagare di più per prodotti e servizi italiani e il 49,6% per aziende impegnate in progetti sociali. Il 41,5% si dichiara intenzionato a spendere qualcosa in più per un’azienda che ispira fiducia e mantiene sempre quel che dice, il 37,8% premia la disponibilità di punti vendita e di assistenza fisici, il 29,1% apprezza la trasparenza nei costi, il 23,6% è interessato a un call center ben funzionante e di facile accesso, il 22% vorrebbe ricompensare le aziende che non si avvalgono di pratiche di marketing aggressivo. 

Facebook, i post “fake” hanno interazioni sei volte maggiori di quelli più affidabili

I post originati da notizie false, le cosiddette fake news, hanno ottenuto in media interazioni sei volte maggiori rispetto a quelli che riportano notizie vere. Lo rivela un nuovo studio condotto da ricercatori della New York University dell’Université Grenoble Alpes, che hanno esaminato i post pubblicati da oltre 2.500 pagine Facebook da agosto 2020 a gennaio 2021. La ricerca, apparsa su Business Insider, ha così evidenziato che i post di “disinformazione” hanno registrato sulla piattaforma sei volte di più in termini di interazioni, like e commenti rispetto alle notizie provenienti da fonti affidabili. Lo stesso studio ha rilevato che è la politica il tema in cui si registrano più episodi legati alla disinformazione, con una certa preponderanza di post con inclinazioni di destra. 

La risposta di Facebook

Rispondendo allo studio condotto dalle due università, un portavoce di Facebook ha dichiarato a Business Insider che il “rapporto esamina principalmente il modo in cui le persone interagiscono con i contenuti, che non deve essere confuso con quante persone effettivamente lo vedono su Facebook. Se dovessimo considerare i post che ottengono la massima copertura, non avremmo qualcosa di paragonabile alla ricerca sulla condivisone di bufale”. E, secondo i portavoce della piattaforma social, esistono a loro volta diverse analisi che lo confermano. Tuttavia, riportano fonti americane, Facebook ha negato poi l’accesso ai suoi dati relativi ai mesi successivi ai ricercatori della New York University, sostenendo che il modo in cui stavano raccogliendo i vari elementi era in conflitto con un accordo precedentemente raggiunto con la Federal Trade Commission.

Come viene amplificata la disinformazione

A quanto dichiarato da Laura Edelson, una delle autrici dello studio, il lavoro non dimostra che gli algoritmi di Facebook favoriscono certe pagine o parti politiche “ma la disinformazione – spiega – viene amplificata perché funziona bene con chi si circonda di utenti e contenuti che postano notizie fuorvianti in maniera regolare”. In pratica, si crea un circolo vizioso dalla cui bolla è poi difficile venir fuori, riporta l’Ansa. In sintesi se si entra nel loop delle fake news, anche inconsapevolmente, è poi complicato uscirne.  Secondo la ricerca, fra le pagine di estrema destra, quelle che diffondono fake news ottengono il 68% di tutte le interazioni degli utenti. I ricercatori hanno usato le metriche di due organizzazioni no profit, NewsGuard e Media Bias/Fact Check che hanno classificato migliaia di pagine sulla base delle convinzioni politiche e la propensione a diffondere notizie non affidabili.

Come cambia il settore Non Food con la pandemia

Niente è più come prima. La pandemia ha sparigliato le carte, e riaperto i giochi nel mondo dei prodotti non alimentari di largo consumo, determinando acquisti in pesante calo in alcuni settori merceologici e formati distributivi. Ma anche spingendo lo sviluppo di altri prodotti e canali commerciali. 
Impossibile, quindi, pensare al futuro del Non Food senza approfondire quel che è successo in Italia nell’anno della pandemia. È quanto ha fatto l’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy, che offre una fotografia sull’universo dei consumi extra alimentari, sia sul fronte della domanda sia dell’offerta, e dall’andamento degli acquisti all’evoluzione della rete commerciale, fisica e virtuale.

Un anno “bipolare”, c’è chi scende e c’è chi sale

Nel 2020 i 13 comparti monitorati dall’Osservatorio hanno ottenuto 93,5 miliardi di euro di vendite, in calo di -9,5% rispetto al 2019. Questo risultato ha interrotto bruscamente l’andamento positivo, seppure lento, degli anni precedenti, e nel 2020 la rinuncia agli acquisti ha accomunato 11 dei 13 comparti merceologici rilevati nell’Osservatorio.  Gli unici ad aver chiuso il 2020 con una crescita delle vendite sono stati l’edutainment, e l’elettronica di consumo (+6,3%). Tra gli 11 comparti merceologici in calo annuo, la forbice della riduzione del sell-out è stata piuttosto ampia, con valori che vanno dal -2,0% dei prodotti di automedicazione al -17,5% degli articoli per lo sport. Il crollo più pesante del 2020 è stato quello di abbigliamento e calzature (-26,5%), superato nel 2020 dall’elettronica di consumo, diventato il comparto più importante nel Non Food per valore delle vendite.

La rete vendita si riconfigura

A fine 2020 la distribuzione moderna non alimentare contava in Italia 29mila punti vendita appartenenti a poco meno di 300 gruppi presenti in 20 differenti comparti merceologici. L’Osservatorio li ha raccolti in sei tipologie, di cui cinque hanno chiuso l’anno con una rete vendita in calo: agglomerati centrali urbani, centri commerciali, parchi commerciali, aree urbane periferiche, nei luoghi di passaggio e di traffico. Gli unici ad aver chiuso il 2020 con un aumento del numero dei negozi sono i Factory Outlet (+0,7%). Nel 2020, al contrario, le vendite via web sono risultate in crescita, sia per giro d’affari che per quota di mercato in 12 dei 13 comparti analizzati. Unica eccezione, i prodotti per la fotografia.

Un’occasione di rilancio per le polarità commerciali extraurbane

L’altro fenomeno commerciale del Non Food nel 2020 è stata la crescita delle forme di distribuzione alternativa, come vendite a domicilio o per corrispondenza, nei distributori automatici e nell’e-commerce, aumentate a valore del 13,9%. I lockdown hanno penalizzato i centri commerciali, ora chiamati a riposizionarsi come luoghi di ristoro ed entertainment e non solo di shopping. La ricerca di comodità e convenienza, driver importanti nel Non Food, gioca poi a favore dei Factory Outlet e dei parchi commerciali. E il perdurare dello smart working, con la maggior presenza dei consumatori nei centri minori e nelle periferie urbane, può rappresentare un’occasione di rilancio per le polarità commerciali extraurbane.

Estate 2021, le spese degli italiani

Come hanno speso i propri soldi gli italiani nell’estate 2021? Risponde alla domanda Revolut, la app finanziaria globale con 16 milioni di clienti in tutto il mondo, che ha analizzato i dati interni degli oltre 650.000 clienti Revolut italiani nel periodo compreso tra giugno e agosto.

In crescita i viaggi all’estero, ma il 2019 è lontano

In base ai dati raccolti, la quota di denaro spesa all’estero è in crescita rispetto allo scorso anno, ma non ha ancora raggiunto i livelli pre-pandemia. Infatti, solo il 26% della spesa è avvenuta fuori dai confini nazionali, leggermente in crescita rispetto al 2021 quando era il 20% del totale, ma ancora lontana dai livelli del 2019, quando la metà della spesa avveniva all’estero.

Mete e spese

Rispetto alla scorsa estate, i dati sui pagamenti mostrano che i nostri connazionali hanno ricominciato a frequentare le tradizionali destinazioni estive. La maggior parte degli utenti Revolut italiani è rimasta nel Paese. Per chi è andato all’estero, la meta straniera preferita per le vacanze all’estero nel 2021 torna a essere la Spagna, già favorita nel 2019 (dopo gli Stati Uniti), che lo scorso anno era stata invece stata superata da Regno Unito e Francia. In calo l’importo totale speso con carta, in media, dal singolo italiano. I nostri connazionali hanno speso 475 euro nel 2019, 396 euro nel 2020 e solo 362 euro nel 2021. Al contrario, la spesa presso gli esercenti italiani è passata da 359 euro del 2019 a 428 euro nel 2020 e 468 euro nel 2021.

Appartamenti e auto contro hotel, treni e aerei: l’impatto del distanziamento

Gli italiani continuano ad essere attenti al distanziamento sociale e, seguendo il trend iniziato già nel 2020, nel 2021 la spesa per quelle soluzioni volte ad evitare o ridurre contatti con altre persone si mantiene agli stessi livelli dello scorso anno. Ad esempio, la spesa per i servizi di autonoleggio è aumentata del 22% rispetto al 2019, a 181 euro a persona, mentre la spesa per gli appartamenti è aumentata del 34% rispetto al 2019, a 425 euro a persona. L’aumento della spesa per gli hotel, invece, è aumentata solo del 2%, con 256 euro a persona spesi nell’estate 2021. Sul fronte dei trasporti, è ancora bassa la percentuale di chi sceglie di viaggiare in aereo e treno, rispetto al 2019. La spesa per i voli in questi mesi estivi si attesta infatti allo stesso livello del 2020: 183 euro a persona, pari al 29% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Guardando ai treni, il calo è leggermente più contenuto ma comunque considerevole, con una spesa di 61 euro a persona e il 21% inferiore rispetto al 2019.