I nuovi target dei percorsi d’acquisto digitali per salute e benessere

Mascherine e dispositivi di protezione personale hanno spinto e modificato il percorso d’acquisto (purchase journey) degli italiani per i prodotti farmaceutici e medico sanitari di prima necessità.
Un’analisi di GfK Sinottica mostra come per il mercato Pharma il canale online acquisisca sempre più rilevanza, con target diversificati e numeri di tutto rispetto, pari ad altre categorie di prodotto che da più tempo sfruttano il digitale come canale privilegiato. I target coinvolti, infatti, non solo sono più numerosi, ma più diversificati. Ora, oltre a comprendere segmenti contemporanei già avvezzi allo shopping online, includono componenti più mature e tradizionali, che in virtù della ricerca di soluzioni utili ed efficaci abbracciano con inedito interesse il web. In particolare, gli acquirenti online di prodotti medicali (farmaci, integratori, dispositivi medico/sanitari) si caratterizzano per gli stili di benessere tipici di Millennials e GenX.

Sporty Performers, Experiency Seekers e Beauty&Wellness Lovers

Gli stili che rappresentano meglio Millennials e GenX sono Sporty Performers, Experiency Seekers e Beauty&Wellness Lovers, per i quali benessere e salute significano essenzialmente armonia psicofisica, tempo per sé e benessere della mente, perseguiti tramite performance sportiva, cura del corpo e dell’aspetto, alimentazione sana. Di fatto, oggi più di 7 milioni di italiani si affidano ai canali digitali per l’acquisto di integratori alimentari (54%), dispositivi medico/sanitari (51%) e farmaci da banco (48%). Il tutto all’insegna di un concetto di benessere sempre più olistico, dove l’equilibrio tra mente e corpo è centrale. Il 39% degli italiani dichiara che essere in salute significa godere di una piena armonia psicofisica.

I Baby Boomers sono Wellbeing Planners

L’acquisto online di prodotti Pharma riesce oggi a intercettare però anche frange di Baby Boomers, target dal profilo più classico e maturo.  In questo caso, si tratta di stili come i Wellbeing Planners, con un’attitudine globale al benessere, alla prevenzione e alla salute, che si sta facendo via via più contemporanea. Gli stessi, apprezzano non solo i prodotti più innovativi, ma anche un canale di acquisto fino a oggi poco esplorato e di interessante potenzialità.

L’acquisto online di prodotti Pharma raggiunge il 34% degli italiani

Un contesto sempre più sfidante e carico di opportunità, quindi, in cui la propensione all’acquisto online di prodotti per la salute (farmaci da banco, integratori, automedicazione, prodotti omeopatici) raggiunge il 34% della popolazione italiana. I principali takeouts dell’analisi GfK Sinottica confermano elementi cruciali, quali la complementarietà dei canali online e offline in piena cultura phygital, la presenza di target diversi con un approccio al benessere e alla salute dalle molteplici declinazioni, la necessità del prodotto di abbracciare il cambiamento dei consumatori. Fattori che sottolineano l’importanza strategica di individuare tone of voice, codici e linguaggi della comunicazione, in grado di calarsi sulle nuove personas, per massimizzare la relazione e l’engagement dei consumatori.

Nel 2021 più ciclabili e monopattini, ma trasporto pubblico in crisi 

Il 2021 ha visto la crescita e il diffondersi della ciclabilità, e per il monopattino in sharing è stato un vero e proprio boom. Al contempo, è proseguita la crisi del trasporto collettivo e l’auto è rimasta protagonista, anche se in diverse città il suo utilizzo non è tornato a livelli pre-Covid, anche per il protrarsi dello smart working. È quanto emerge dal Rapporto MobilitAria 2022, realizzato da Kyoto Club e dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia), in collaborazione con Isfort, nell’ambito della campagna europea Clean Cities, che analizza i dati della mobilità e della qualità dell’aria nel 2021 delle 14 città metropolitane italiane. 

Aumenta la flotta dei mezzi elettrici

Il rapporto evidenzia un potenziamento delle reti ciclabili presenti nelle città metropolitane italiane, grazie anche agli stanziamenti del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile (Mims). Tra i casi virtuosi, Roma (+69 km), Genova (+29 km), Torino (+17 km), Bologna (+12 km) e Cagliari (+11 km). Aumenta poi la flotta dei mezzi elettrici a disposizione in molti centri, tra cui Milano, che passa da una flotta di 3750 mezzi a 5250, Torino (da 3500 a 4500), Napoli (da 1050 a 1800), e Bari (da 1000 a 1500). Il report segnala inoltre l’avvio di servizi in alcune città che ne erano precedentemente sprovviste, come Catania, con 3 operatori e una flotta di 1000 mezzi, e Palermo, con 3500 mezzi in flotta e 7 operatori.

Bike sharing: la più virtuosa è Milano

Per il bike sharing la città più virtuosa è Milano, con quasi 17mila bici in flotta, seguita da Roma (9700), Torino (5300), Firenze (4000) e Bologna (2500). Il capoluogo lombardo conquista il primo posto anche per quanto riguarda la mobilità condivisa degli scooter (4352), seguita dalla Capitale (3400). Per quanto riguarda il car sharing, sul podio si piazzano Roma, con una flotta di 2153 vetture, Milano (2118) e Torino (880). Quanto alla composizione del parco circolante, le autovetture a gasolio sono in diminuzione, mentre si registra una crescita significativa delle autovetture elettriche e ibride.
Tra i principali exploit per quanto riguarda le aree metropolitane, Roma (99931 ibride e 10805 elettriche) Milano (86147 e 7509), e Torino (47470 e 5263), riporta Adnkronos.

Accelerare la svolta verso la città sostenibile

“Dal Rapporto emerge con chiarezza il peso negativo del traffico veicolare per le emissioni inquinanti e di gas serra e vengono sottolineate le criticità del nostro sistema di mobilità urbana – dichiara Anna Donati, del gruppo di lavoro Mobilità sostenibile di Kyoto Club -. Significativi investimenti sono in arrivo da PNRR e dal Bilancio, ma mancano ancora 5 miliardi da destinare alle reti tramviarie e metropolitane per le città, almeno 1,2 miliardi da destinare alla mobilità ciclabile, e 1 miliardo annuo aggiuntivo per i servizi di trasporto collettivo, se vogliamo accelerare la svolta verso la città sostenibile, attuare i Pums e arrivare a città carbon neutral al 2030”.

Star bene rafforzando le difese immunitarie

Il nostro corpo è una macchina perfetta, e ha la capacità di proteggersi dalle potenziali aggressioni esterne. Nello specifico, il nostro organismo può mettersi al riparo dagli attacchi di virus e batteri e reagire alle infezioni e traumi attraverso il sistema immunitario. Si tratta di un complesso sistema di reazioni cellulari e biochimiche, che svolge un ruolo fondamentale nel preservare la salute e il corretto funzionamento dei processi di rinnovamento cellulare. Per questo motivo mantenere il sistema immunitario il più possibile efficiente è molto importante. Il sistema immunitario, tuttavia, è influenzato da una serie di numerosi fattori e tende a variare nel corso della vita: esso, infatti, può essere messo a rischio da abitudini scorrette e particolarmente dannose per il fisico, oppure può migliorare se la persona adotta uno stile di vita sano.

Perchè si è più suscettibili alle malattie?

Tra le cause che più incidono sull’indebolimento delle difese immunitarie, una delle più rilevanti è costituita dall’alimentazione. Una dieta povera di alcuni nutrienti fondamentali, come, ad esempio, le vitamine (in particolare le vitamine A, C, D, E e quelle che appartengono al gruppo B), il ferro, il selenio, lo zinco e l’acido folico può compromettere l’efficienza del sistema immunitario. Se non si riesce ad assumere questi preziosi micronutrienti tramite l’alimentazione si ha la possibilità di integrare alcune sostanze attraverso appositi prodotti studiati specificatamente per supportare il sistema immunitario.  Gli integratori alimentari per le difese immunitarie, ad esempio come quelli di Resvis, sono utili per sopperire alla mancanza di determinati micronutrienti e macroelementi, così da offrire una protezione in più al proprio organismo, soprattutto in alcuni periodi dell’anno particolarmente stressanti come, ad esempio, i cambi di stagione. Naturalmente, l’assunzione di integratori alimentari dovrà essere associata ad uno stile di vita sano e ad un’alimentazione corretta.

L’importanza dello stile di vita

Ci sono delle circostanze che possono compromettere le capacità di difesa del sistema immunitario: queste, che sono definite “immunodeficienze secondarie” in quanto non hanno una causa prettamente genetica, sono in stretta correlazione con fattori esterni all’organismo come, appunto, una dieta scorretta, l’abuso di alcol, il fumo e la sedentarietà. Uno stile di vita sano, quindi, è il primo passo per avere un sistema di difesa forte ed efficiente. L’importanza del movimento, tuttavia, è spesso sottovalutata: praticare un’attività fisica regolare e moderata contribuisce a mantenere in salute l’organismo, oltre ad avere ricadute positive anche sull’umore di chi lo pratica. Essenziale, però, è non eccedere nel senso opposto, ovvero stressando il corpo con una mole di esercizio eccessiva per le proprie capacità in quanto gli sforzi fisici prolungati potrebbero ottenere l’effetto contrario e indebolire le difese corporee.

L’importanza di bere acqua per un sonno più sano

Tutti sanno che una dormita prolungata, serena e rilassante, aiuta ad affrontare meglio la giornata, e migliora la qualità della vita. Il sonno infatti è indispensabile per la sopravvivenza dell’organismo e per l’equilibrio psico-fisico. E l’idratazione permette di ridurre i livelli di ansia e stress, mitigando i disturbi del sonno, e contribuendo a garantire un riposo ristoratore. Al contrario, notti insonni possono portare alla disidratazione, come dimostra lo studio Short sleep duration is associated with inadequate hydration, condotto su circa 20.000 giovani adulti in buona salute e pubblicato sulla rivista Sleep. Le persone che durante il test dormivano solo sei ore per notte hanno infatti presentato un tasso significativamente più alto di disidratazione rispetto a coloro che ne dormivano otto.

La disidratazione anticipa il risveglio

Dall’analisi delle loro urine, è emerso che i valori elevati di densità urinaria (maggiori di 1.020 g/ml) e di contenuto salino (maggiore di 831mOsm/kg) provano una scarsa idratazione, e portano a una conseguente riduzione della durata del sonno di circa due ore. La causa di questa reazione è la modifica nel rilascio dell’ormone antidiuretico, cioè la vasopressina, che interferisce nel ritmo circadiano (cioè il nostro orologio biologico nell’arco di 24 ore) e nel risveglio. Quando siamo disidratati, il nostro organismo cerca di difendersi producendo vasopressina per non perdere liquidi, influendo però sul risveglio anticipato. Ne consegue che chi beve troppo poco ha una scarsa qualità del sonno.

Il ritmo circadiano gestisce la quantità di liquidi presenti nel corpo

“Quando dormiamo il corpo attraversa molteplici e complessi processi per ristorare la salute generale dell’organismo – spiega il professor Umberto Solimene, Presidente FEMTEC, Direttore Centro Referenza Medicina Integrata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità presso l’Università di Milano ed esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino -. Dormendo la quantità raccomandata di ore, che varia da persona a persona e in base all’età, permettiamo a questi processi di svolgersi al meglio e al ritmo circadiano di gestire la quantità di liquidi presenti nel corpo”.

Un riposo interrotto si ripercuote sui livelli di attenzione e sull’umore 

La disidratazione può causare anche stanchezza e affaticamento, che si manifestano con sintomi come mal di testa e crampi muscolari, rendendo più difficile addormentarsi e impattando negativamente sulla qualità del sonno. Un riposo interrotto e frammentario dovuto alla disidratazione può avere ripercussioni anche sui livelli di attenzione e concentrazione e sull’umore durante il giorno successivo.
“Una buona abitudine, pertanto, può essere quella di mantenersi correttamente idratati durante tutto l’arco della giornata, bevendo acque minerali ad alto contenuto di oligoelementi, che aiutano il regolare ciclo veglia-sonno – prosegue il professor Solimene – per evitare di incorrere nella disidratazione notturna che impatta negativamente sulle fasi del nostro riposo”.

Cosa fare quando la saracinesca è bloccata

Una saracinesca bloccata è un problema non indifferente, a prescindere da cosa essa custodisca. Pensiamo ad esempio ad un garage, dal quale al momento è impossibile uscire o entrare. C’è poi anche il caso del negozio che non può riaprire la vendita proprio perché la saracinesca non vuol saperne di tornare a funzionare correttamente.

Dunque i motivi per i quali andiamo in ansia quando una saracinesca si blocca e non vuol saperne di ricominciare a funzionare sono molteplici, e tutti alquanto concreti.

Ecco perché facciamo bene a cercare rapidamente un rimedio e fare in modo che la nostra saracinesca possa tornare a funzionare come prima. Certamente, bisogna sottolineare che nel caso di una particolare urgenza o quando viene messa a repentaglio la sicurezza delle persone, è meglio chiamare un servizio di pronto intervento 24 affinché un tecnico qualificato possa ripristinare la situazione in maniera definitiva.

Cosa impedisce il movimento della saracinesca?

Tipicamente ci sono alcune situazioni che si verificano più spesso delle altre e che solitamente sono la causa di problemi di questo tipo alle saracinesche.

Spesso infatti ad esempio, succede che le corde usurate si lesionino. Le corde infatti consentono alla saracinesca di sollevarsi e chiudersi, e sono soggette dunque ad una certa forza meccanica, per questo motivo si usurano ed è bene sostituirle periodicamente.

In altri casi invece possono essere direttamente i pannelli ad essersi danneggiati, e ciò solitamente può avvenire a causa di un urto come ad esempio una macchina che ha fatto una manovra involontaria.

In quel caso l’urto avrà causato la rottura di un pannello, il quale è in grado di andarsi ad incastrare nel cassone e dunque impedisce alla saracinesca di alzarsi o abbassarsi.

In ultima analisi potrebbe essere presente un guasto relativo al sistema elettrico della saracinesca per il quale essa non va più a ricevere l’impulso che le consente di azionarsi.

Principalmente queste sono le più frequenti casistiche per le quali una saracinesca si blocca.

Come far funzionare nuovamente la saracinesca?

La prima cosa da fare è quella di evitare di cercare di forzare la saracinesca sollevandola manualmente, in quanto in questo caso potremmo andare a peggiorare la situazione e causare altri danni.

Verifichiamo quindi innanzitutto che non vi sia stata una interruzione dell’energia elettrica nell’appartamento o nell’intera zona: le saracinesche alimentate a corrente elettrica infatti, non possono funzionare quando salta la luce.

In caso contrario, dunque se la fornitura elettrica non è stata sospesa, potrebbe esserci un problema al meccanismo che innesca il movimento della saracinesca.

Anche in questo caso è meglio chiamare un tecnico che possa verificare che le guide siano allocate perfettamente al proprio posto o se vi siano altri componenti da sostituire come i classici rulli ed i tamburi.

Se invece dovessi accorgerti visivamente che ci sono delle parti danneggiate, ad esempio la corda, puoi tentare autonomamente di sostituirla. Perciò devi aprire l’alloggiamento e a quel punto estrarre la vecchia corda che si è lesionata. Potrai mettere al suo posto una nuova corda così da rimettere ogni cosa al suo posto.

Se invece a danneggiarsi è stata una delle strisce della saracinesca, in questo caso è necessario individuare il pannello danneggiato e svitarlo, così da poterlo sostituire.

Queste principalmente sono le casistiche per le quali la saracinesca può smettere di funzionare e le modalità di intervento per farla tornare ad operare correttamente, sia in modalità di apertura che in chiusura.

Fai bene a ricorrere ai servizi di un tecnico specializzato nel caso in cui tu non abbia particolare dimestichezza con questo tipo di riparazioni.

Da Meta arrivano una valuta virtuale e i “gettoni reputazione” per il metaverso

Meta, la compagnia di Mark Zuckerberg, è sicuramente la più attiva nella creazione dell’universo digitale, e sembra che si stia già muovendo per virtualizzare anche l’economia, in modo da rendere più semplici, e profittevoli, gli acquisti digitali. Secondo un report del Financial Times, Meta sta infatti realizzando una valuta virtuale per il proprio metaverso. Chiamate internamente Zuck Bucks, le monete della ex Facebook permetteranno i pagamenti dei beni all’interno della realtà digitale, e verranno utilizzate anche per affittare o comprare terreno all’interno del metaverso.

L’introduzione dei “gettoni social” e l’integrazione degli NFT

È poco probabile che questa valuta venga basata su blockchain, si tratterà piuttosto di un coin digitale proprietario utilizzabile solo su piattaforme Meta, come ad esempio accade in Roblox (il videogioco per creare e giocare insieme ad altri in mondi 3D immersivi e generati dall’utente). Inoltre, nei documenti interni di Meta si legge anche dell’introduzione di ‘gettoni social’, chiamati anche ‘gettoni di reputazione’, concepiti come ricompense alle attività dell’utente nel metaverso o alla sua collaborazione in piattaforme come Facebook Gruppi. Inoltre, Meta è anche intenzionata a integrare gli NFT (Non-fungible token: gettone non fungibile o gettone non riproducibile) nel metaverso, come ha già avuto modo di dichiarare nei mesi scorsi.

In cerca della “next big thing” per sbaragliare la concorrenza

La compagnia di Zuckerberg sta spendendo circa 10 miliardi all’anno per creare il metaverso, un mondo virtuale che secondo i piani dovrebbe garantire interazioni simili al mondo reale tra utenti distanti tra loro, con in più l’ausilio di AR e VR (realtà aumentata e realtà virtuale), in quest’ultimo caso grazie ai caschi prodotti da Meta stessa grazie alla sua controllata Oculus. Insomma, Meta sta sicuramente cercando la ‘next big thing’ dell’industria digitale, vista la concorrenza spietata di TikTok nell’ambito dei social network.

Annullato il progetto Diem per la creazione di una propria criptovaluta

L’azienda di Zuckerberg, riporta Adnkoros, ha infatti perso circa 220 miliardi di dollari in valore di mercato da febbraio. Meta ha recentemente annullato il progetto Diem, che prevedeva la creazione di una propria criptovaluta a tutti gli effetti, a causa delle forti critiche che si sono levate in seguito all’annuncio e delle difficoltà di regolamentazione in questo ambito. In seguito all’annullamento del progetto, l’azienda è stata colpita da quello che viene definito da molti come un esodo di massa da parte della propria forza lavoro.

Aumenta anche nel 2021 il ricorso al credito da parte delle famiglie

Durante il 2021 la platea dei cittadini maggiorenni che risultano avere un mutuo o un prestito in corso è cresciuta ulteriormente del +5,4% rispetto al 2020, arrivando al 44,5% del totale. Questo, nonostante la tradizionale cautela degli italiani nel ricorrere al credito bancario per finanziare i propri consumi o l’acquisto della casa. Si tratta di un trend di crescita iniziato nel 2016 e consolidato negli ultimi due anni di pandemia, caratterizzati da condizioni di accesso al credito particolarmente favorevoli anche per finanziamenti di modesto importo. Queste alcune evidenze che emergono dalla Mappa del Credito, lo studio sull’utilizzo del credito da parte degli italiani, realizzato da Mister Credit, l’area di CRIF che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori, partendo dall’analisi dei dati disponibili in EURISC, il sistema di informazioni creditizie.

Migliora la sostenibilità finanziaria

Se da un lato aumenta il ricorso al credito, al contempo, però, è migliorata la sostenibilità finanziaria delle famiglie italiane, con il rischio di credito che nell’ultima rilevazione del 2021 ha visto il tasso di default ‘90 past due’ registrare una riduzione, per attestarsi all’1,2%, il livello più basso degli ultimi anni. A questo risultato hanno contribuito, oltre alle moratorie e agli strumenti di sostegno attivati per contenere gli impatti negativi della pandemia, anche l’atteggiamento responsabile delle famiglie e i tassi di interesse confermati dalla BCE ai minimi storici.

Diminuisce l’importo residuo da rimborsare

Alla luce di questo, la rata media rimborsata a livello pro-capite ogni mese è scesa ancora, fino ad arrivare a 315 euro (-2,8% rispetto al 2020), mentre l’importo residuo che resta da rimborsare per estinguere i finanziamenti in corso si è attestato a 32.191 euro, in lieve flessione rispetto al 2020, malgrado il peso ancora rilevante dei mutui ipotecari, che continuano ad avere un’incidenza significativa nel portafoglio delle famiglie italiane.

Dinamica positiva per il credito al consumo, meno per i prestiti personali

“Nel corso dell’ultimo anno i flussi di credito erogato alle famiglie sono cresciuti in modo significativo per riportarsi sui livelli non troppo distanti da quelli pre Covid – commenta Beatrice Rubini, Direttore della linea Mister Credit di CRIF -. In particolare, la dinamica è stata positiva per il credito al consumo e per il comparto dei mutui, mentre i prestiti personali hanno risentito ancora degli effetti della crisi generata dalla pandemia. Nel complesso la sostenibilità degli impegni finanziari da parte delle famiglie si è confermata elevata, ma per il prossimo futuro bisognerà valutare gli impatti derivanti dall’evoluzione della pandemia, dall’incertezza causata dal conflitto in Ucraina nonché dalla crescita dei costi dell’energia e delle materie prime oltre che dei tassi di interesse”.

Amazon e l’innovazione di impresa

Utilizzare Amazon come canale di vendita non rappresenta solo uno strumento di sviluppo commerciale, ma anche un mezzo per intraprendere cambiamenti aziendali in termini di strategia, organizzazione e professionalità coinvolte. Secondo lo studio Il contributo del marketplace di Amazon nell’innovazione di impresa, curato da Nomisma, uno dei primi risultati conseguenti all’avvio del rapporto con Amazon è l’adozione di una strategia multicanale, e per il 63% delle aziende l’online è diventato veicolo di vendita primario. Una dinamica che ha influito anche sulle performance di vendita. Se negli ultimi 3 anni l’85% delle imprese ha registrato un incremento del fatturato online, il fatturato totale è cresciuto per il 57% delle imprese che vendono principalmente offline e per l’81% di quelle che puntano in maniera prevalente sul canale online.

Più fatturato ed esportazioni

L’aumento del fatturato è dovuto all’ampliamento del bacino di utenza oltre il territorio nazionale.
A confermare questa espansione sono i dati relativi ai clienti delle aziende, il 26% dei quali localizzato in Paesi europei diversi dall’Italia e il 5% nel resto del mondo. In particolare, la quota dei clienti extra-nazionali è aumentata del 15% rispetto al periodo precedente all’attivazione del rapporto con Amazon.
Con Amazon, poi, le esportazioni sono raddoppiate, passando dal 16% al 32% delle vendite totali. Rimane invariata, invece, la catena dell’approvvigionamento, che resta radicata sul territorio italiano.
La facilità di accesso ai mercati internazionali, tuttavia, non è l’unico elemento ad aver giocato un ruolo importante nella crescita dell’export.

Lo sviluppo del customer service

Le imprese maggiormente orientate verso l’estero hanno infatti anche messo in atto miglioramenti strutturali e competenze, a partire dallo sviluppo di servizi di customer service nella lingua del cliente, ma anche mediante l’introduzione di prodotti più idonei per i mercati di destinazione, e il miglioramento dei metodi di amministrazione, distribuzione e produzione. 
Inoltre, per il 38% delle imprese si è ridotto il tempo tra ideazione e commercializzazione del prodotto, soprattutto per le realtà che hanno saputo sfruttare al meglio il rapporto diretto con i clienti.
Il 55% delle aziende, inoltre, afferma che la collaborazione con Amazon ha contribuito a migliorare il loro servizio e il 51% ha riscontrato un aumento del gradimento dei prodotti da parte della clientela.

Dotarsi di un marchio proprio

Oggi il 53% delle imprese che vendono tramite Amazon detiene un marchio di proprietà: il 23,3% delle aziende che non possedeva un brand ne ha acquisito uno proprio in seguito all’affiliazione. 
Questa decisione nasce dalla necessità di “uscire dall’anonimato”, ma in alcuni è stata decisiva nel determinare l’incremento del fatturato. Inoltre, lo sviluppo di un marchio di proprietà è legato anche all’ampliamento del catalogo dei prodotti (74%). La collaborazione con il marketplace ha portato però anche cambiamenti a livello di personale assunto. Il 47% delle imprese, infatti, ha introdotto nuove figure professionali che probabilmente non avrebbe inserito senza la collaborazione con Amazon.

L’industria farmaceutica in Italia è un settore in buona salute

Il settore farmaceutico italiano è in buona salute: lo si evince innanzitutto dal dato occupazionale, che vanta una crescita ininterrotta dal 2014, pari al 13% in sei anni. Inoltre, nel panorama manifatturiero nazionale il comparto farmaceutico si contraddistingue per una preponderanza di imprese di medie e grandi dimensioni.

“Dal 2008 al 2018, il comparto farmaceutico si è ulteriormente strutturato portando la quota di fatturato delle grandi imprese dal 77% all’82%”, commenta Lucio Poma, coordinamento scientifico Nomisma. La crescita del settore farmaceutico italiano, primo in Europa per numero di imprese coinvolte, rischia però di frenare per la carenza di materie prime e per i colli di bottiglia che gravano su tutta la catena del valore. È l’allarme lanciato dall’Osservatorio sul sistema dei farmaci generici, realizzato da Nomisma per Egualia, già Assogenerici.

Un incremento occupazionale in controtendenza rispetto alla manifattura

Al 2020, nelle imprese farmaceutiche localizzate in Italia sono impiegati circa 67.000 occupati, l’1,7% dei lavoratori del settore manifatturiero.

“Nell’ultimo anno il comparto farmaceutico ha registrato la crescita occupazionale più consistente tra tutti i comparti manifatturieri (+1,8%) – spiega Poma -. Focalizzando l’attenzione sull’ultimo decennio, il comparto è uno dei pochi a segnare un incremento occupazionale. La farmaceutica cresce, infatti, del 3,6%, in controtendenza rispetto alla manifattura”.

Tuttavia, rispetto all’anno precedente il numero è calato del -5,7%. “La flessione del 2020 deve essere interpretata nel contesto della pandemia – aggiunge Poma -, nonostante la flessione che il valore aggiunto farmaceutico ha registrato in valori assoluti, la sua incidenza sul totale manifatturiero è cresciuta dal 3,8% del 2019 al 4,1% del 2020”.

Le imprese del farmaceutico non smettono di investire

Dal 2008 al 2019 il settore farmaceutico ha registrato la maggiore crescita del valore della produzione (+7,1%), in controtendenza rispetto all’andamento manifatturiero complessivo.

“Secondo le stime di Farmindustria – prosegue Poma -, con 2,3 miliardi di euro di medicinali prodotti e una quota sulla produzione totale UE pari al 23%, l’Italia è leader a livello europeo”, davanti a Germania, Francia e Regno Unito.

Inoltre, a differenza di altri settori produttivi, le imprese del farmaceutico non hanno smesso di investire. Nel decennio l’Osservatorio ha rilevato una crescita dell’incidenza degli investimenti farmaceutici sugli investimenti totali manifatturieri di mezzo punto percentuale, dal 2,9% del 2008 al 3,4% del 2019.

Il sesto comparto per valore dell’export nazionale

Dal punto di vista dell’export il settore farmaceutico ha segnato una crescita del +3,8% rispetto al 2019, che lo conferma il sesto comparto per valore dell’export nazionale. Al 2020 le esportazioni del farmaceutico valgono 33,9 miliardi di euro, con un tasso di crescita in dodici anni del +184%.

“La maggiore intensità di crescita delle esportazioni farmaceutiche rispetto a quelle manifatturiere complessive comporta una continua ascesa delle quote di esportazioni di questo comparto sul totale delle esportazioni italiane – sottolinea Poma -. Se nel 2008 le esportazioni di settore pesavano per il 3,4% su quelle manifatturiere, nel 2020 tale valore risulta più che raddoppiato, superando la soglia dell’8%”.

Lavoro: i 10 trend per il 2022 (e oltre)

Nel mondo del lavoro è in corso una vera e propria rivoluzione, che porta con sé cambiamenti non solo per il mondo del business, ma anche per la vita delle persone. Sempre più aziende optano infatti per un’organizzazione del lavoro che non richieda una presenza continuativa in ufficio. Par5endo da questa evidenza IWG ha stilato i 10 trend del mondo del lavoro per il 2022. Il primo è la centralità delle relazioni umane. Con il lavoro da remoto e il fenomeno delle Grandi Dimissioni, le imprese sembrano essersi rese conto che la felicità è uno stimolo per la produttività. Infatti, le aziende nel futuro investiranno per favorire il benessere dei dipendenti, fornire supporto psicologico e migliorare le dinamiche di comunicazione interna. 

Si ampliano i processi di recruitment al perimetro nazionale o internazionale
D’ora in poi ci si aspetta l’iper flessibilità nell’organizzazione del lavoro, e le aziende che non sapranno garantirla rischiano di perdere i propri talenti. Ma con l’affermarsi del lavoro da remoto non sarà più necessario reclutare forza lavoro che risiede in prossimità o nell’area di riferimento dell’azienda. Si apre infatti la possibilità di ampliare i processi di recruitment al perimetro nazionale o addirittura internazionale. Il lavoro ibrido inoltre sta contribuendo a vivacizzare le aree suburbane e periferiche. Non dovendosi recare in ufficio giornalmente, le persone passano più tempo nelle aree di residenza, sostenendo i consumi e incentivando la nascita di nuovi servizi.

L’ufficio come luogo di collaborazione, confronto e creatività
Secondo IWG in Italia la tendenza è di concentrare i giorni di presenza in ufficio nel cuore della settimana. Ma se sono sempre più i pendolari part time l’ufficio fisico continuerà a giocare un ruolo centrale quale luogo della collaborazione, del confronto e della creatività. Gli uffici del futuro integreranno aree ristoro e relax, ospiteranno ampi tavoli per il lavoro in comune e spazi simili ai salotti residenziali. Le aziende, inoltre, tenderanno a investire nella creazione di spazi verdi o forniranno il proprio contributo per la gestione e il miglioramento di parchi e giardini esistenti.
Non solo aumenteranno le piattaforme di collaborazione virtuale, ma si svilupperanno nuovi sistemi che faranno leva su realtà virtuale a realtà aumentata. In breve, passeremo da “davanti” a “dentro” lo schermo.

L’introduzione di nuove metriche di produttività
La nuova organizzazione del lavoro, riporta Ansa, fornirà alle aziende una leva importante per il raggiungimento degli obiettivi ESG, oltre a contribuire al raggiungimento degli SDGs, gli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Onu. L’adozione del lavoro da remoto e/o del lavoro ibrido gioca un ruolo in termini di riduzione delle emissioni, ma contribuisce anche al miglioramento del benessere personale, favorisce l’uguaglianza di genere e comporta una riduzione dei costi per l’azienda: per ogni dipendente che lavora da remoto per metà della settimana, il datore di lavoro risparmia 11mila dollari l’anno. Con dipendenti lontani dall’headquarter aziendale verranno poi introdotti nuovi strumenti di gestione dei flussi di lavoro basati su cloud, utili a monitorare l’avanzamento lavori e i tempi di completamento.