Cosa fare quando la saracinesca è bloccata

Una saracinesca bloccata è un problema non indifferente, a prescindere da cosa essa custodisca. Pensiamo ad esempio ad un garage, dal quale al momento è impossibile uscire o entrare. C’è poi anche il caso del negozio che non può riaprire la vendita proprio perché la saracinesca non vuol saperne di tornare a funzionare correttamente.

Dunque i motivi per i quali andiamo in ansia quando una saracinesca si blocca e non vuol saperne di ricominciare a funzionare sono molteplici, e tutti alquanto concreti.

Ecco perché facciamo bene a cercare rapidamente un rimedio e fare in modo che la nostra saracinesca possa tornare a funzionare come prima. Certamente, bisogna sottolineare che nel caso di una particolare urgenza o quando viene messa a repentaglio la sicurezza delle persone, è meglio chiamare un servizio di pronto intervento 24 affinché un tecnico qualificato possa ripristinare la situazione in maniera definitiva.

Cosa impedisce il movimento della saracinesca?

Tipicamente ci sono alcune situazioni che si verificano più spesso delle altre e che solitamente sono la causa di problemi di questo tipo alle saracinesche.

Spesso infatti ad esempio, succede che le corde usurate si lesionino. Le corde infatti consentono alla saracinesca di sollevarsi e chiudersi, e sono soggette dunque ad una certa forza meccanica, per questo motivo si usurano ed è bene sostituirle periodicamente.

In altri casi invece possono essere direttamente i pannelli ad essersi danneggiati, e ciò solitamente può avvenire a causa di un urto come ad esempio una macchina che ha fatto una manovra involontaria.

In quel caso l’urto avrà causato la rottura di un pannello, il quale è in grado di andarsi ad incastrare nel cassone e dunque impedisce alla saracinesca di alzarsi o abbassarsi.

In ultima analisi potrebbe essere presente un guasto relativo al sistema elettrico della saracinesca per il quale essa non va più a ricevere l’impulso che le consente di azionarsi.

Principalmente queste sono le più frequenti casistiche per le quali una saracinesca si blocca.

Come far funzionare nuovamente la saracinesca?

La prima cosa da fare è quella di evitare di cercare di forzare la saracinesca sollevandola manualmente, in quanto in questo caso potremmo andare a peggiorare la situazione e causare altri danni.

Verifichiamo quindi innanzitutto che non vi sia stata una interruzione dell’energia elettrica nell’appartamento o nell’intera zona: le saracinesche alimentate a corrente elettrica infatti, non possono funzionare quando salta la luce.

In caso contrario, dunque se la fornitura elettrica non è stata sospesa, potrebbe esserci un problema al meccanismo che innesca il movimento della saracinesca.

Anche in questo caso è meglio chiamare un tecnico che possa verificare che le guide siano allocate perfettamente al proprio posto o se vi siano altri componenti da sostituire come i classici rulli ed i tamburi.

Se invece dovessi accorgerti visivamente che ci sono delle parti danneggiate, ad esempio la corda, puoi tentare autonomamente di sostituirla. Perciò devi aprire l’alloggiamento e a quel punto estrarre la vecchia corda che si è lesionata. Potrai mettere al suo posto una nuova corda così da rimettere ogni cosa al suo posto.

Se invece a danneggiarsi è stata una delle strisce della saracinesca, in questo caso è necessario individuare il pannello danneggiato e svitarlo, così da poterlo sostituire.

Queste principalmente sono le casistiche per le quali la saracinesca può smettere di funzionare e le modalità di intervento per farla tornare ad operare correttamente, sia in modalità di apertura che in chiusura.

Fai bene a ricorrere ai servizi di un tecnico specializzato nel caso in cui tu non abbia particolare dimestichezza con questo tipo di riparazioni.

Calcoli renali: sintomi e rimedi

Quello dei calcoli renali è un problema che interessa in media una persona su otto. È un problema diffuso in maniera uniforme nel mondo e che riguarda indistintamente uomini e donne di tutte le età.

Cosa sono i calcoli renali?

Per calcoli renali si intende la formazione di piccoli agglomerati di minerali all’interno del nostro corpo e che provocano dolore quando vanno ad attraversare i reni per poi in calarsi nel sistema urinario.

Essi vanno a formarsi nel momento in cui le sostanze minerali che si trovano normalmente all’interno delle urine sono troppo concentrate, dando il vita a tale tipi di agglomerazioni che a tutti gli effetti hanno la forma di un minuscolo sassolino.

In base al tipo di sostanze minerali è possibile individuare diversi tipi di calcoli renali. Essi vengono genericamente suddivisi in tre grandi gruppi:

  • Ossalati di calcio
  • Calcoli di acido urico
  • Calcoli di fosfato di calcio

Come capire quando si hanno i calcoli renali?

Capire quando si presentano i calcoli renali è purtroppo molto semplice. Si tratta infatti di un dolore lancinante che è localizzato esattamente nella parte bassa della schiena e si tratta di un tipo di dolore continuo.

Esso può essere localizzato a destra o a sinistra in base alla posizione del sassolino: se questo sta attraversando il rene di destra il dolore sarà percepito a destra; se il sassolino starà attraversando il rene sinistro, il dolore sarà localizzato a sinistra.

Tale tipo di dolore può durare anche per qualche giorno, e in alcuni casi richiedere il ricovero ospedaliero. Il dolore è infatti dovuto al fatto che il rene si allarga per consentire al sassolino di attraversarlo.

Chiaramente contribuisce al dolore anche l’azione del sassolino stesso sulla superficie del rene.

Perché si formano i calcoli renali?

Sicuramente, alla base della formazione dei calcoli renali vi è una componente genetica.

Determinate persone infatti, tendono molto più di altre a produrre calcoli renali nel corso della loro vita. Chiaramente questo è un aspetto sul quale non è possibile lavorare.

Per il resto, i calcoli renali vanno a formarsi laddove non beviamo un sufficiente quantitativo di acqua ogni giorno e dunque la concentrazione dei minerali presenti nelle urine diventa maggiore.

Infatti, più le urine sono concentrate, maggiore è la possibilità che i minerali vadano ad aggregarsi formando questi sassolini.

Al contrario, andando a bere un adeguato quantitativo d’acqua ogni giorno la concentrazione di tali sostanze nelle urine sarà decisamente più bassa e dunque sarà possibile aumentare notevolmente la possibilità di non sviluppare i calcoli renali nell’arco della propria vita.

Acqua bisogna bere ogni giorno per evitare i calcoli renali?

Il quantitativo minimo di acqua da bere ogni giorno per evitare la formazione dei calcoli renali è di 2 litri. Dobbiamo infatti bere almeno due litri d’acqua al giorno per diminuire drasticamente le probabilità di andare a creare dei calcoli renali.

Nel calcolo dei due litri d’acqua vanno annessi anche i liquidi che assumiamo con i cibi. Parliamo ad esempio di brodo, zuppe, tisane e qualsiasi altro tipo di liquido ciò che mangiamo.

Se possibile, è bene anche superare la soglia dei due litri giornalieri d’acqua, così da andare ulteriormente a diluire le nostre urine.

Quali cibi evitare se si soffre di calcoli renali?

Ci sono determinati alimenti che effettivamente vanno evitati se si soffre di calcoli renali, ma per rispondere con precisione bisogna prima sapere quale tipo di calcolo renale si produce solitamente.

Per sapere ciò, è sufficiente prelevare il sassolino una volta espulso e farlo analizzare in un laboratorio specializzato per determinarne l’origine. A quel punto si potrà stabilire con certezza la sua origine e sarà dunque possibile stilare una lista di cibi e bevande da evitare per fare in modo che la loro formazione sia più difficile in futuro.

In linea generale comunque, per evitare la formazione dei calcoli renali, bisogna consumare quantità di sale che siano veramente moderate. Inoltre è bene evitare di bere quantità eccessive di the, dunque evitare di berlo ogni giorno.

Conclusione


Se avverti un dolore lancinante al fianco e vuoi capire se effettivamente si tratti di calcoli renali, o se sei solitamente interessato da questo tipo di problema e vuoi capirne di più sullo stesso e l’alimentazione consigliata per limitare il problema, puoi richiedere un teleconsulto medico ad esperti che conoscono bene questa patologia.

Cassetta della posta in condominio: cosa c’è da sapere

Grazie alla cassetta della posta possiamo ricevere la nostra corrispondenza e ritirarla quando ci viene più comodo, senza la possibilità che qualcuno possa sottrarla durante la nostra assenza.

Soprattutto se si tratta di cassette postali condominiali, ci sono alcune cose che è bene sapere per seguire con precisione ciò che la legge prevede e non avere brutte sorprese. Vediamo di seguito di cosa si tratta.

Dove posizionare la cassetta postale condominiale?

La normativa vigente prevede che la cassetta della posta non debba essere posizionata all’interno dell’androne o della scala o comunque in un luogo protetto da portoni o cancelli. Ciò per fare in modo che il lavoro di consegna del portalettere o dei corrieri possa essere più semplice possibile.

Per questo motivo la cassetta della posta va sempre posizionata sulla pubblica via, così come previsto dal Decreto Ministeriale del 9 Aprile 2001. In questa maniera chi deve consegnare della corrispondenza o un pacchetto può farlo senza la necessità di dover chiedere a qualcuno di poter accedere ai locali ed essere accompagnato fino al punto esatto in cui si trova la bacheca condominiale.

Nel caso di edifici realizzati prima del 2001, dunque edifici in cui sono ancora presenti le vecchie cassette della posta collocate all’interno dei locali, il consiglio è quello di sostituire la vecchia cassetta della posta con una più moderna e spostarla direttamente all’esterno dell’edificio cosicché il condominio possa adattarsi a quanto previsto dalla normativa che nel frattempo si è aggiornata.

Come fissarla sulla pubblica via?

Fissare la cassetta della posta su un muro esterno o direttamente sulla cancellata non è un problema, grazie a degli appositi supporti esistenti in commercio che consentono di saldare in maniera sicura e duratura la cassetta della posta senza che questa possa dunque in qualche modo essere sottratta o manomessa.

I moderni modelli realizzati al 100% in alluminio infatti consentono di stare tranquilli in quanto diventa pressoché impossibile andare a forzare la cassetta per cercare di sottrarre la corrispondenza. Al tempo stesso grazie agli appositi supporti di fissaggio diventa impossibile cercare di danneggiare in qualche modo l’intera cassetta con l’intento di sottrarla. Dunque bisogna pensare che la propria cassetta è assolutamente al sicuro anche se si trova all’esterno del condominio.

Chi deve pagare le cassette della posta e la loro manutenzione?

I costi relativi all’acquisto delle cassette postali, così come quelli relativi alla loro manutenzione, sono da ripartire in parti uguali tra tutti i condomini. Parliamo chiaramente delle spese di acquisto e montaggio delle stesse, nonché della loro  manutenzione.

Diverso è il caso per il quale si presenta il danneggiamento o la rottura di una singola cassetta della posta. In questo caso la spesa interesserà esclusivamente il titolare di quella determinata cassetta e non sarà dunque un costo da ripartire tra tutti gli abitanti del condominio. Parliamo chiaramente di cifre sicuramente abbordabili anche in considerazione del fatto che la spesa è ripartita tra più persone.

Cosa scrivere sulla targhetta?

La legge prevede che ciascuna cassetta della posta debba recare una targhetta che presenti il nome ed il cognome dell’intestatario di quella cassetta della posta. In questa maniera per il portalettere o corriere è molto più facile andare ad individuare il titolare della cassetta e dunque lasciare la corrispondenza per lui.

Questo elemento, ovvero quello della targhetta con il nome, è davvero importante perché in sua assenza, o in caso di nome non facile da leggere, il portalettere potrebbe decidere di lasciare un avviso di giacenza e invitare l’utente ad andare a recuperare la sua corrispondenza direttamente presso l’ufficio postale.

Mai più ladri in casa, grazie alle inferriate

Di questi tempi è sempre più frequente venire a conoscenza di episodi di effrazione verificatisi all’interno di abitazioni ma anche uffici e attività commerciali su strada. In particolar modo questi fenomeni si sono acuiti dal momento in cui è iniziata la pandemia, e al momento si tratta di un trend che non sembra essere destinato a finire ma al contrario si protrae nel tempo.


L’esigenza di mettere in sicurezza la propria casa

Proprio per questo motivo tante persone stanno cercando di correre ai ripari adottando le soluzioni che più ritengono idonee per arginare il problema e mettere in sicurezza il luogo in cui si vive, l’ufficio o la propria attività commerciale.

Tra questi vi sono sicuramente le inferriate apribili e quelle fisse, che sono delle soluzioni particolarmente efficaci in quanto rappresentano una barriera fisica molto difficile (se non impossibile) da superare per qualsiasi malintenzionato.

Inferriate di sicurezza fisse e apribili

Esistono i modelli specifici che sono apribili per consentire il passaggio delle persone, ad esempio su porte e accessi secondari o porte-finestre, così come esistono direttamente le inferriate di sicurezza fisse che non possono essere aperte e che dunque rappresentano un sistema di chiusura permanente, ottimo ad esempio per le finestre.

L’eleganza del ferro battuto

Il bello di questo tipo di sistema è che ha anche un impatto architettonico particolarmente gradevole, grazie alla lavorazione del ferro battuto e conseguente design ricercato, che fa sì che  questo tipo di soluzione abbia un impatto estetico particolarmente elegante, in grado di adattarsi ad ogni tipo di contesto e dunque di rappresentare un elemento in grado di arricchire e valorizzare ogni tipo di porta o finestra.

Quella delle inferriate è dunque la soluzione che più delle altre consente di poter indurre ogni tipo di malintenzionato a desistere e spostare le sue mire su obiettivi più facili da raggiungere in quanto meno protetti.

Consigli per risparmiare energia quando si adopera un condizionatore d’aria

Con l’arrivo dell’estate tutti cominciamo ad utilizzare il condizionatore d’aria per stare più al fresco e patire meno il caldo estivo. Vediamo allora alcuni consigli per risparmiare energia quando utilizziamo il condizionatore.

Sfrutta la modalità sleep

La modalità sleep è pensata per quando desideriamo tenere acceso il condizionatore anche la notte. In questa maniera, è direttamente il dispositivo a gestire la temperatura all’interno della stanza aumentandola leggermente nel corso della notte, dato che dormendo abbiamo bisogno di una temperatura dell’aria più alta rispetto i momenti in cui siamo in attività. Questo tipo di gestione consente inoltre un discreto risparmio energetico.

Non impostare una temperatura troppo bassa

Impostare il condizionatore d’aria ad una temperatura troppo bassa può influire negativamente sia sulla tua salute che sui consumi. Cerca per questo di non impostare mai una temperatura al di sotto dei 24° per evitare una eccessiva escursione termica con la temperatura esterna e sfrutta invece maggiormente la funzione deumidificatore nelle ore del giorno, così da ottenere un miglior risparmio energetico.

Pulisci i filtri del tuo condizionatore

Pulire regolarmente i filtri del tuo condizionatore può significare veramente molto dal punto di vista dell’efficienza energetica del tuo dispositivo, dato che in questo modo il condizionatore riesce a lavorare con più facilità. Inoltre, pulire i filtri consente di avere un’aria molto più pulita in casa e dunque i vantaggi sono notevoli anche per la salute.

Effettua la manutenzione periodica del dispositivo

Effettuare periodicamente la manutenzione del tuo condizionatore, in media ogni due anni, significa verificare la presenza di eventuali perdite di gas o di altri problemi in grado di influire sull’efficienza del dispositivo e dunque sul consumo di energia. Da questo punto di vista i condizionatori Daikin sono tra quelli più efficienti e che consentono un risparmio energetico superiore.

Più competitività con i laser industriali

Essere competitivi sul mercato, e riuscire ad offrire prodotti di ottima qualità ad un prezzo il più possibile conveniente per il cliente finale, è oggi la sfida alla quale sono chiamate tantissime aziende e realtà commerciali di ogni tipo.

I fattori che concorrono ad aumentare tale livello di competitività sono molteplici e sicuramente tra questi vi sono i materiali che arrivano da oltreoceano, e dunque da paesi in cui i costi di produzione sono particolarmente bassi.

Laser industriali e aumento della produttività

Uno degli strumenti più efficaci e che consente effettivamente di aumentare la qualità della produzione sono i laser industriali, una soluzione che consente di rispondere in maniera adeguata ed efficace alle richieste di mercato che sono sempre più esigenti.

Il laser industriale trova applicazione in tantissimi campi quali ad esempio quello militare, scientifico ed estetico, e consente di ottenere risultati che i sistemi di lavorazione tradizionale non riescono in alcun modo di ottenere.

I vantaggi del laser industriale

Uno dei vantaggi principali è quello di riuscire ad avere una precisione di taglio che è impossibile da ottenere con qualsiasi altro strumento ad oggi esistente, così come l’assenza di una pressione meccanica sul pezzo sul quale si sta andando a lavorare. Grazie al laser è anche possibile andare a lavorare su profili particolarmente complessi e ottenere raggi di curvatura impensabili da ottenere con qualsiasi altro tipo di strumento.

A questo si unisce chiaramente una maggiore velocità di esecuzione e dunque un risparmio per quel che riguarda i tempi di lavoro e la manodopera, con i costi di produzione che vanno inevitabilmente a diminuire con tutti i vantaggi economici che conseguono per l’azienda.

Parliamo infine di una tipologia di tecnologia che è possibile definire “pulita”, in quanto non inquina e non necessita di sostanze chimiche o altri materiali inquinanti per poter funzionare, ma si limita all’utilizzo del raggio laser per effettuare le incisioni prescelte.

L’utilità di un portabadge

Uno dei problemi di lavoratori e di tutti i colori quali sono in possesso di un badge che consente loro di accedere ai locali in cui viene svolta una determinata attività lavorativa, è quello di portare sempre con sé il badge senza smarrirlo o dimenticarlo a casa, ma anche quello di riuscire a mantenerlo integro nel tempo e fare in modo che questo non possa rovinarsi all’interno del portafogli o addirittura smagnetizzarsi.

Nulla infatti, è più fastidioso dell’arrivare sul luogo di lavoro e scoprire di aver dimenticato in altro luogo il badge che consente di accedere ai locali, oppure di averlo portato con sé ma di non riuscirlo a trovare magari perché questo si trova tra mille altre cose all’interno di una borsa o in una qualsiasi tasca tra quelle della giacca o del pantalone. I portabadge che propone Cotini srl servono proprio a risolvere tale tipo di necessità e consentire a tutti di poter avere il proprio badge sempre a portata di mano ed in perfette condizioni.

L’astuccio in plastica rigida

In particolar modo esistono due tipi di portabadge: Il primo è quello in plastica con asola, un comodo astuccio portabadge in plastica rigida trasparente che consente di attaccare l’astuccio al cordoncino grazie alla comoda asola. Tale accessorio consente di custodire in maniera perfetta il proprio badge e avere la certezza che questo non vada a rovinarsi nel tempo magari all’interno del portafogli o del luogo in cui siamo soliti riporlo.

Il cordoncino colorato

Il secondo accessorio è invece un cordoncino colorato per portabadge, disponibile in 10 differenti colorazioni e che include anche il moschettone, così da potervi agganciare il portabadge. È realizzato in nylon ed è acquistabile in lotti da 10 pezzi. Avendolo sempre al collo sarà dunque molto più difficile smarrirlo o poggiarlo in un posto e poi essere costretti a doverlo cercare continuamente.

Entrambi questi accessori sono in grado di risolvere quello che è un piccolo problema di chi fa solitamente uso del badge, e consente anche di preservarne l’integrità nel tempo.

Motel con centro wellnes a Monza

L’ Over Motel è un motel Monza 4 stelle di recente apertura, elegante, accogliente e situato in posizione strategica per poter raggiungere anche Milano in pochi minuti d’auto. Le camere offrono al cliente tutte le comodità ed i comfort necessari per un meraviglioso soggiorno: dall’aria condizionata al riscaldamento, dal wifi gratuito alla tv, dal frigobar alla cassetta di sicurezza e ancora set di cortesia per il bagno e phon. Inoltre per ogni cliente vi è un box auto privato con accesso fronte camera, così che sia possibile parcheggiare l’auto proprio davanti il proprio appartamento con una apposita tenda motorizzata a garantire il massimo della privacy.

Niente di meglio dunque, che concedersi una pausa di tranquillità in questo luogo così lontano dallo stress quotidiano, per allontanare tensioni e stanchezza. E se avessi voglia di qualcosa di speciale? Nessun problema! Il centro benessere dell’ Over Motel di Vimercate è esattamente ciò di cui hai bisogno per rendere il tuo soggiorno un’esperienza davvero speciale: concediti un bagno in vasca idromassaggio con acqua riscaldata, prova la sauna, il bagno di vapore ed il tunnel emozionale nell’hammam. Completa la tua esperienza nel centro benessere ascoltando della musica rilassante, e avvertirai quella meravigliosa sensazione di rilassatezza e tonicità che avevi quasi dimenticato.

L’ Over Motel è la struttura ideale sia che viaggi in famiglia che in coppia, grazie ai tanti parchi e aree all’aperto che caratterizzano la zona ma anche grazie ai tanti negozi e siti di interesse storico e culturale che interessano principalmente la città di Monza. Usufruire dei servizi di questa moderna struttura ricettiva significa inoltre avere la certezza di adoperare della biancheria che viene lavata con prodotti certificati con garanzia che il Ph sia conforme a quello della pelle ma soprattutto una sanificazione che garantisce l’assenza di allergeni di ogni tipo.

Nel 2021 più ciclabili e monopattini, ma trasporto pubblico in crisi 

Il 2021 ha visto la crescita e il diffondersi della ciclabilità, e per il monopattino in sharing è stato un vero e proprio boom. Al contempo, è proseguita la crisi del trasporto collettivo e l’auto è rimasta protagonista, anche se in diverse città il suo utilizzo non è tornato a livelli pre-Covid, anche per il protrarsi dello smart working. È quanto emerge dal Rapporto MobilitAria 2022, realizzato da Kyoto Club e dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia), in collaborazione con Isfort, nell’ambito della campagna europea Clean Cities, che analizza i dati della mobilità e della qualità dell’aria nel 2021 delle 14 città metropolitane italiane. 

Aumenta la flotta dei mezzi elettrici

Il rapporto evidenzia un potenziamento delle reti ciclabili presenti nelle città metropolitane italiane, grazie anche agli stanziamenti del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile (Mims). Tra i casi virtuosi, Roma (+69 km), Genova (+29 km), Torino (+17 km), Bologna (+12 km) e Cagliari (+11 km). Aumenta poi la flotta dei mezzi elettrici a disposizione in molti centri, tra cui Milano, che passa da una flotta di 3750 mezzi a 5250, Torino (da 3500 a 4500), Napoli (da 1050 a 1800), e Bari (da 1000 a 1500). Il report segnala inoltre l’avvio di servizi in alcune città che ne erano precedentemente sprovviste, come Catania, con 3 operatori e una flotta di 1000 mezzi, e Palermo, con 3500 mezzi in flotta e 7 operatori.

Bike sharing: la più virtuosa è Milano

Per il bike sharing la città più virtuosa è Milano, con quasi 17mila bici in flotta, seguita da Roma (9700), Torino (5300), Firenze (4000) e Bologna (2500). Il capoluogo lombardo conquista il primo posto anche per quanto riguarda la mobilità condivisa degli scooter (4352), seguita dalla Capitale (3400). Per quanto riguarda il car sharing, sul podio si piazzano Roma, con una flotta di 2153 vetture, Milano (2118) e Torino (880). Quanto alla composizione del parco circolante, le autovetture a gasolio sono in diminuzione, mentre si registra una crescita significativa delle autovetture elettriche e ibride.
Tra i principali exploit per quanto riguarda le aree metropolitane, Roma (99931 ibride e 10805 elettriche) Milano (86147 e 7509), e Torino (47470 e 5263), riporta Adnkronos.

Accelerare la svolta verso la città sostenibile

“Dal Rapporto emerge con chiarezza il peso negativo del traffico veicolare per le emissioni inquinanti e di gas serra e vengono sottolineate le criticità del nostro sistema di mobilità urbana – dichiara Anna Donati, del gruppo di lavoro Mobilità sostenibile di Kyoto Club -. Significativi investimenti sono in arrivo da PNRR e dal Bilancio, ma mancano ancora 5 miliardi da destinare alle reti tramviarie e metropolitane per le città, almeno 1,2 miliardi da destinare alla mobilità ciclabile, e 1 miliardo annuo aggiuntivo per i servizi di trasporto collettivo, se vogliamo accelerare la svolta verso la città sostenibile, attuare i Pums e arrivare a città carbon neutral al 2030”.

Star bene rafforzando le difese immunitarie

Il nostro corpo è una macchina perfetta, e ha la capacità di proteggersi dalle potenziali aggressioni esterne. Nello specifico, il nostro organismo può mettersi al riparo dagli attacchi di virus e batteri e reagire alle infezioni e traumi attraverso il sistema immunitario. Si tratta di un complesso sistema di reazioni cellulari e biochimiche, che svolge un ruolo fondamentale nel preservare la salute e il corretto funzionamento dei processi di rinnovamento cellulare. Per questo motivo mantenere il sistema immunitario il più possibile efficiente è molto importante. Il sistema immunitario, tuttavia, è influenzato da una serie di numerosi fattori e tende a variare nel corso della vita: esso, infatti, può essere messo a rischio da abitudini scorrette e particolarmente dannose per il fisico, oppure può migliorare se la persona adotta uno stile di vita sano.

Perchè si è più suscettibili alle malattie?

Tra le cause che più incidono sull’indebolimento delle difese immunitarie, una delle più rilevanti è costituita dall’alimentazione. Una dieta povera di alcuni nutrienti fondamentali, come, ad esempio, le vitamine (in particolare le vitamine A, C, D, E e quelle che appartengono al gruppo B), il ferro, il selenio, lo zinco e l’acido folico può compromettere l’efficienza del sistema immunitario. Se non si riesce ad assumere questi preziosi micronutrienti tramite l’alimentazione si ha la possibilità di integrare alcune sostanze attraverso appositi prodotti studiati specificatamente per supportare il sistema immunitario.  Gli integratori alimentari per le difese immunitarie, ad esempio come quelli di Resvis, sono utili per sopperire alla mancanza di determinati micronutrienti e macroelementi, così da offrire una protezione in più al proprio organismo, soprattutto in alcuni periodi dell’anno particolarmente stressanti come, ad esempio, i cambi di stagione. Naturalmente, l’assunzione di integratori alimentari dovrà essere associata ad uno stile di vita sano e ad un’alimentazione corretta.

L’importanza dello stile di vita

Ci sono delle circostanze che possono compromettere le capacità di difesa del sistema immunitario: queste, che sono definite “immunodeficienze secondarie” in quanto non hanno una causa prettamente genetica, sono in stretta correlazione con fattori esterni all’organismo come, appunto, una dieta scorretta, l’abuso di alcol, il fumo e la sedentarietà. Uno stile di vita sano, quindi, è il primo passo per avere un sistema di difesa forte ed efficiente. L’importanza del movimento, tuttavia, è spesso sottovalutata: praticare un’attività fisica regolare e moderata contribuisce a mantenere in salute l’organismo, oltre ad avere ricadute positive anche sull’umore di chi lo pratica. Essenziale, però, è non eccedere nel senso opposto, ovvero stressando il corpo con una mole di esercizio eccessiva per le proprie capacità in quanto gli sforzi fisici prolungati potrebbero ottenere l’effetto contrario e indebolire le difese corporee.

L’importanza di bere acqua per un sonno più sano

Tutti sanno che una dormita prolungata, serena e rilassante, aiuta ad affrontare meglio la giornata, e migliora la qualità della vita. Il sonno infatti è indispensabile per la sopravvivenza dell’organismo e per l’equilibrio psico-fisico. E l’idratazione permette di ridurre i livelli di ansia e stress, mitigando i disturbi del sonno, e contribuendo a garantire un riposo ristoratore. Al contrario, notti insonni possono portare alla disidratazione, come dimostra lo studio Short sleep duration is associated with inadequate hydration, condotto su circa 20.000 giovani adulti in buona salute e pubblicato sulla rivista Sleep. Le persone che durante il test dormivano solo sei ore per notte hanno infatti presentato un tasso significativamente più alto di disidratazione rispetto a coloro che ne dormivano otto.

La disidratazione anticipa il risveglio

Dall’analisi delle loro urine, è emerso che i valori elevati di densità urinaria (maggiori di 1.020 g/ml) e di contenuto salino (maggiore di 831mOsm/kg) provano una scarsa idratazione, e portano a una conseguente riduzione della durata del sonno di circa due ore. La causa di questa reazione è la modifica nel rilascio dell’ormone antidiuretico, cioè la vasopressina, che interferisce nel ritmo circadiano (cioè il nostro orologio biologico nell’arco di 24 ore) e nel risveglio. Quando siamo disidratati, il nostro organismo cerca di difendersi producendo vasopressina per non perdere liquidi, influendo però sul risveglio anticipato. Ne consegue che chi beve troppo poco ha una scarsa qualità del sonno.

Il ritmo circadiano gestisce la quantità di liquidi presenti nel corpo

“Quando dormiamo il corpo attraversa molteplici e complessi processi per ristorare la salute generale dell’organismo – spiega il professor Umberto Solimene, Presidente FEMTEC, Direttore Centro Referenza Medicina Integrata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità presso l’Università di Milano ed esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino -. Dormendo la quantità raccomandata di ore, che varia da persona a persona e in base all’età, permettiamo a questi processi di svolgersi al meglio e al ritmo circadiano di gestire la quantità di liquidi presenti nel corpo”.

Un riposo interrotto si ripercuote sui livelli di attenzione e sull’umore 

La disidratazione può causare anche stanchezza e affaticamento, che si manifestano con sintomi come mal di testa e crampi muscolari, rendendo più difficile addormentarsi e impattando negativamente sulla qualità del sonno. Un riposo interrotto e frammentario dovuto alla disidratazione può avere ripercussioni anche sui livelli di attenzione e concentrazione e sull’umore durante il giorno successivo.
“Una buona abitudine, pertanto, può essere quella di mantenersi correttamente idratati durante tutto l’arco della giornata, bevendo acque minerali ad alto contenuto di oligoelementi, che aiutano il regolare ciclo veglia-sonno – prosegue il professor Solimene – per evitare di incorrere nella disidratazione notturna che impatta negativamente sulle fasi del nostro riposo”.

Da Meta arrivano una valuta virtuale e i “gettoni reputazione” per il metaverso

Meta, la compagnia di Mark Zuckerberg, è sicuramente la più attiva nella creazione dell’universo digitale, e sembra che si stia già muovendo per virtualizzare anche l’economia, in modo da rendere più semplici, e profittevoli, gli acquisti digitali. Secondo un report del Financial Times, Meta sta infatti realizzando una valuta virtuale per il proprio metaverso. Chiamate internamente Zuck Bucks, le monete della ex Facebook permetteranno i pagamenti dei beni all’interno della realtà digitale, e verranno utilizzate anche per affittare o comprare terreno all’interno del metaverso.

L’introduzione dei “gettoni social” e l’integrazione degli NFT

È poco probabile che questa valuta venga basata su blockchain, si tratterà piuttosto di un coin digitale proprietario utilizzabile solo su piattaforme Meta, come ad esempio accade in Roblox (il videogioco per creare e giocare insieme ad altri in mondi 3D immersivi e generati dall’utente). Inoltre, nei documenti interni di Meta si legge anche dell’introduzione di ‘gettoni social’, chiamati anche ‘gettoni di reputazione’, concepiti come ricompense alle attività dell’utente nel metaverso o alla sua collaborazione in piattaforme come Facebook Gruppi. Inoltre, Meta è anche intenzionata a integrare gli NFT (Non-fungible token: gettone non fungibile o gettone non riproducibile) nel metaverso, come ha già avuto modo di dichiarare nei mesi scorsi.

In cerca della “next big thing” per sbaragliare la concorrenza

La compagnia di Zuckerberg sta spendendo circa 10 miliardi all’anno per creare il metaverso, un mondo virtuale che secondo i piani dovrebbe garantire interazioni simili al mondo reale tra utenti distanti tra loro, con in più l’ausilio di AR e VR (realtà aumentata e realtà virtuale), in quest’ultimo caso grazie ai caschi prodotti da Meta stessa grazie alla sua controllata Oculus. Insomma, Meta sta sicuramente cercando la ‘next big thing’ dell’industria digitale, vista la concorrenza spietata di TikTok nell’ambito dei social network.

Annullato il progetto Diem per la creazione di una propria criptovaluta

L’azienda di Zuckerberg, riporta Adnkoros, ha infatti perso circa 220 miliardi di dollari in valore di mercato da febbraio. Meta ha recentemente annullato il progetto Diem, che prevedeva la creazione di una propria criptovaluta a tutti gli effetti, a causa delle forti critiche che si sono levate in seguito all’annuncio e delle difficoltà di regolamentazione in questo ambito. In seguito all’annullamento del progetto, l’azienda è stata colpita da quello che viene definito da molti come un esodo di massa da parte della propria forza lavoro.

Aumenta anche nel 2021 il ricorso al credito da parte delle famiglie

Durante il 2021 la platea dei cittadini maggiorenni che risultano avere un mutuo o un prestito in corso è cresciuta ulteriormente del +5,4% rispetto al 2020, arrivando al 44,5% del totale. Questo, nonostante la tradizionale cautela degli italiani nel ricorrere al credito bancario per finanziare i propri consumi o l’acquisto della casa. Si tratta di un trend di crescita iniziato nel 2016 e consolidato negli ultimi due anni di pandemia, caratterizzati da condizioni di accesso al credito particolarmente favorevoli anche per finanziamenti di modesto importo. Queste alcune evidenze che emergono dalla Mappa del Credito, lo studio sull’utilizzo del credito da parte degli italiani, realizzato da Mister Credit, l’area di CRIF che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori, partendo dall’analisi dei dati disponibili in EURISC, il sistema di informazioni creditizie.

Migliora la sostenibilità finanziaria

Se da un lato aumenta il ricorso al credito, al contempo, però, è migliorata la sostenibilità finanziaria delle famiglie italiane, con il rischio di credito che nell’ultima rilevazione del 2021 ha visto il tasso di default ‘90 past due’ registrare una riduzione, per attestarsi all’1,2%, il livello più basso degli ultimi anni. A questo risultato hanno contribuito, oltre alle moratorie e agli strumenti di sostegno attivati per contenere gli impatti negativi della pandemia, anche l’atteggiamento responsabile delle famiglie e i tassi di interesse confermati dalla BCE ai minimi storici.

Diminuisce l’importo residuo da rimborsare

Alla luce di questo, la rata media rimborsata a livello pro-capite ogni mese è scesa ancora, fino ad arrivare a 315 euro (-2,8% rispetto al 2020), mentre l’importo residuo che resta da rimborsare per estinguere i finanziamenti in corso si è attestato a 32.191 euro, in lieve flessione rispetto al 2020, malgrado il peso ancora rilevante dei mutui ipotecari, che continuano ad avere un’incidenza significativa nel portafoglio delle famiglie italiane.

Dinamica positiva per il credito al consumo, meno per i prestiti personali

“Nel corso dell’ultimo anno i flussi di credito erogato alle famiglie sono cresciuti in modo significativo per riportarsi sui livelli non troppo distanti da quelli pre Covid – commenta Beatrice Rubini, Direttore della linea Mister Credit di CRIF -. In particolare, la dinamica è stata positiva per il credito al consumo e per il comparto dei mutui, mentre i prestiti personali hanno risentito ancora degli effetti della crisi generata dalla pandemia. Nel complesso la sostenibilità degli impegni finanziari da parte delle famiglie si è confermata elevata, ma per il prossimo futuro bisognerà valutare gli impatti derivanti dall’evoluzione della pandemia, dall’incertezza causata dal conflitto in Ucraina nonché dalla crescita dei costi dell’energia e delle materie prime oltre che dei tassi di interesse”.

Amazon e l’innovazione di impresa

Utilizzare Amazon come canale di vendita non rappresenta solo uno strumento di sviluppo commerciale, ma anche un mezzo per intraprendere cambiamenti aziendali in termini di strategia, organizzazione e professionalità coinvolte. Secondo lo studio Il contributo del marketplace di Amazon nell’innovazione di impresa, curato da Nomisma, uno dei primi risultati conseguenti all’avvio del rapporto con Amazon è l’adozione di una strategia multicanale, e per il 63% delle aziende l’online è diventato veicolo di vendita primario. Una dinamica che ha influito anche sulle performance di vendita. Se negli ultimi 3 anni l’85% delle imprese ha registrato un incremento del fatturato online, il fatturato totale è cresciuto per il 57% delle imprese che vendono principalmente offline e per l’81% di quelle che puntano in maniera prevalente sul canale online.

Più fatturato ed esportazioni

L’aumento del fatturato è dovuto all’ampliamento del bacino di utenza oltre il territorio nazionale.
A confermare questa espansione sono i dati relativi ai clienti delle aziende, il 26% dei quali localizzato in Paesi europei diversi dall’Italia e il 5% nel resto del mondo. In particolare, la quota dei clienti extra-nazionali è aumentata del 15% rispetto al periodo precedente all’attivazione del rapporto con Amazon.
Con Amazon, poi, le esportazioni sono raddoppiate, passando dal 16% al 32% delle vendite totali. Rimane invariata, invece, la catena dell’approvvigionamento, che resta radicata sul territorio italiano.
La facilità di accesso ai mercati internazionali, tuttavia, non è l’unico elemento ad aver giocato un ruolo importante nella crescita dell’export.

Lo sviluppo del customer service

Le imprese maggiormente orientate verso l’estero hanno infatti anche messo in atto miglioramenti strutturali e competenze, a partire dallo sviluppo di servizi di customer service nella lingua del cliente, ma anche mediante l’introduzione di prodotti più idonei per i mercati di destinazione, e il miglioramento dei metodi di amministrazione, distribuzione e produzione. 
Inoltre, per il 38% delle imprese si è ridotto il tempo tra ideazione e commercializzazione del prodotto, soprattutto per le realtà che hanno saputo sfruttare al meglio il rapporto diretto con i clienti.
Il 55% delle aziende, inoltre, afferma che la collaborazione con Amazon ha contribuito a migliorare il loro servizio e il 51% ha riscontrato un aumento del gradimento dei prodotti da parte della clientela.

Dotarsi di un marchio proprio

Oggi il 53% delle imprese che vendono tramite Amazon detiene un marchio di proprietà: il 23,3% delle aziende che non possedeva un brand ne ha acquisito uno proprio in seguito all’affiliazione. 
Questa decisione nasce dalla necessità di “uscire dall’anonimato”, ma in alcuni è stata decisiva nel determinare l’incremento del fatturato. Inoltre, lo sviluppo di un marchio di proprietà è legato anche all’ampliamento del catalogo dei prodotti (74%). La collaborazione con il marketplace ha portato però anche cambiamenti a livello di personale assunto. Il 47% delle imprese, infatti, ha introdotto nuove figure professionali che probabilmente non avrebbe inserito senza la collaborazione con Amazon.

L’industria farmaceutica in Italia è un settore in buona salute

Il settore farmaceutico italiano è in buona salute: lo si evince innanzitutto dal dato occupazionale, che vanta una crescita ininterrotta dal 2014, pari al 13% in sei anni. Inoltre, nel panorama manifatturiero nazionale il comparto farmaceutico si contraddistingue per una preponderanza di imprese di medie e grandi dimensioni.

“Dal 2008 al 2018, il comparto farmaceutico si è ulteriormente strutturato portando la quota di fatturato delle grandi imprese dal 77% all’82%”, commenta Lucio Poma, coordinamento scientifico Nomisma. La crescita del settore farmaceutico italiano, primo in Europa per numero di imprese coinvolte, rischia però di frenare per la carenza di materie prime e per i colli di bottiglia che gravano su tutta la catena del valore. È l’allarme lanciato dall’Osservatorio sul sistema dei farmaci generici, realizzato da Nomisma per Egualia, già Assogenerici.

Un incremento occupazionale in controtendenza rispetto alla manifattura

Al 2020, nelle imprese farmaceutiche localizzate in Italia sono impiegati circa 67.000 occupati, l’1,7% dei lavoratori del settore manifatturiero.

“Nell’ultimo anno il comparto farmaceutico ha registrato la crescita occupazionale più consistente tra tutti i comparti manifatturieri (+1,8%) – spiega Poma -. Focalizzando l’attenzione sull’ultimo decennio, il comparto è uno dei pochi a segnare un incremento occupazionale. La farmaceutica cresce, infatti, del 3,6%, in controtendenza rispetto alla manifattura”.

Tuttavia, rispetto all’anno precedente il numero è calato del -5,7%. “La flessione del 2020 deve essere interpretata nel contesto della pandemia – aggiunge Poma -, nonostante la flessione che il valore aggiunto farmaceutico ha registrato in valori assoluti, la sua incidenza sul totale manifatturiero è cresciuta dal 3,8% del 2019 al 4,1% del 2020”.

Le imprese del farmaceutico non smettono di investire

Dal 2008 al 2019 il settore farmaceutico ha registrato la maggiore crescita del valore della produzione (+7,1%), in controtendenza rispetto all’andamento manifatturiero complessivo.

“Secondo le stime di Farmindustria – prosegue Poma -, con 2,3 miliardi di euro di medicinali prodotti e una quota sulla produzione totale UE pari al 23%, l’Italia è leader a livello europeo”, davanti a Germania, Francia e Regno Unito.

Inoltre, a differenza di altri settori produttivi, le imprese del farmaceutico non hanno smesso di investire. Nel decennio l’Osservatorio ha rilevato una crescita dell’incidenza degli investimenti farmaceutici sugli investimenti totali manifatturieri di mezzo punto percentuale, dal 2,9% del 2008 al 3,4% del 2019.

Il sesto comparto per valore dell’export nazionale

Dal punto di vista dell’export il settore farmaceutico ha segnato una crescita del +3,8% rispetto al 2019, che lo conferma il sesto comparto per valore dell’export nazionale. Al 2020 le esportazioni del farmaceutico valgono 33,9 miliardi di euro, con un tasso di crescita in dodici anni del +184%.

“La maggiore intensità di crescita delle esportazioni farmaceutiche rispetto a quelle manifatturiere complessive comporta una continua ascesa delle quote di esportazioni di questo comparto sul totale delle esportazioni italiane – sottolinea Poma -. Se nel 2008 le esportazioni di settore pesavano per il 3,4% su quelle manifatturiere, nel 2020 tale valore risulta più che raddoppiato, superando la soglia dell’8%”.

Lavoro: i 10 trend per il 2022 (e oltre)

Nel mondo del lavoro è in corso una vera e propria rivoluzione, che porta con sé cambiamenti non solo per il mondo del business, ma anche per la vita delle persone. Sempre più aziende optano infatti per un’organizzazione del lavoro che non richieda una presenza continuativa in ufficio. Par5endo da questa evidenza IWG ha stilato i 10 trend del mondo del lavoro per il 2022. Il primo è la centralità delle relazioni umane. Con il lavoro da remoto e il fenomeno delle Grandi Dimissioni, le imprese sembrano essersi rese conto che la felicità è uno stimolo per la produttività. Infatti, le aziende nel futuro investiranno per favorire il benessere dei dipendenti, fornire supporto psicologico e migliorare le dinamiche di comunicazione interna. 

Si ampliano i processi di recruitment al perimetro nazionale o internazionale
D’ora in poi ci si aspetta l’iper flessibilità nell’organizzazione del lavoro, e le aziende che non sapranno garantirla rischiano di perdere i propri talenti. Ma con l’affermarsi del lavoro da remoto non sarà più necessario reclutare forza lavoro che risiede in prossimità o nell’area di riferimento dell’azienda. Si apre infatti la possibilità di ampliare i processi di recruitment al perimetro nazionale o addirittura internazionale. Il lavoro ibrido inoltre sta contribuendo a vivacizzare le aree suburbane e periferiche. Non dovendosi recare in ufficio giornalmente, le persone passano più tempo nelle aree di residenza, sostenendo i consumi e incentivando la nascita di nuovi servizi.

L’ufficio come luogo di collaborazione, confronto e creatività
Secondo IWG in Italia la tendenza è di concentrare i giorni di presenza in ufficio nel cuore della settimana. Ma se sono sempre più i pendolari part time l’ufficio fisico continuerà a giocare un ruolo centrale quale luogo della collaborazione, del confronto e della creatività. Gli uffici del futuro integreranno aree ristoro e relax, ospiteranno ampi tavoli per il lavoro in comune e spazi simili ai salotti residenziali. Le aziende, inoltre, tenderanno a investire nella creazione di spazi verdi o forniranno il proprio contributo per la gestione e il miglioramento di parchi e giardini esistenti.
Non solo aumenteranno le piattaforme di collaborazione virtuale, ma si svilupperanno nuovi sistemi che faranno leva su realtà virtuale a realtà aumentata. In breve, passeremo da “davanti” a “dentro” lo schermo.

L’introduzione di nuove metriche di produttività
La nuova organizzazione del lavoro, riporta Ansa, fornirà alle aziende una leva importante per il raggiungimento degli obiettivi ESG, oltre a contribuire al raggiungimento degli SDGs, gli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Onu. L’adozione del lavoro da remoto e/o del lavoro ibrido gioca un ruolo in termini di riduzione delle emissioni, ma contribuisce anche al miglioramento del benessere personale, favorisce l’uguaglianza di genere e comporta una riduzione dei costi per l’azienda: per ogni dipendente che lavora da remoto per metà della settimana, il datore di lavoro risparmia 11mila dollari l’anno. Con dipendenti lontani dall’headquarter aziendale verranno poi introdotti nuovi strumenti di gestione dei flussi di lavoro basati su cloud, utili a monitorare l’avanzamento lavori e i tempi di completamento.