Cassetta della posta in condominio: cosa c’è da sapere

Grazie alla cassetta della posta possiamo ricevere la nostra corrispondenza e ritirarla quando ci viene più comodo, senza la possibilità che qualcuno possa sottrarla durante la nostra assenza.

Soprattutto se si tratta di cassette postali condominiali, ci sono alcune cose che è bene sapere per seguire con precisione ciò che la legge prevede e non avere brutte sorprese. Vediamo di seguito di cosa si tratta.

Dove posizionare la cassetta postale condominiale?

La normativa vigente prevede che la cassetta della posta non debba essere posizionata all’interno dell’androne o della scala o comunque in un luogo protetto da portoni o cancelli. Ciò per fare in modo che il lavoro di consegna del portalettere o dei corrieri possa essere più semplice possibile.

Per questo motivo la cassetta della posta va sempre posizionata sulla pubblica via, così come previsto dal Decreto Ministeriale del 9 Aprile 2001. In questa maniera chi deve consegnare della corrispondenza o un pacchetto può farlo senza la necessità di dover chiedere a qualcuno di poter accedere ai locali ed essere accompagnato fino al punto esatto in cui si trova la bacheca condominiale.

Nel caso di edifici realizzati prima del 2001, dunque edifici in cui sono ancora presenti le vecchie cassette della posta collocate all’interno dei locali, il consiglio è quello di sostituire la vecchia cassetta della posta con una più moderna e spostarla direttamente all’esterno dell’edificio cosicché il condominio possa adattarsi a quanto previsto dalla normativa che nel frattempo si è aggiornata.

Come fissarla sulla pubblica via?

Fissare la cassetta della posta su un muro esterno o direttamente sulla cancellata non è un problema, grazie a degli appositi supporti esistenti in commercio che consentono di saldare in maniera sicura e duratura la cassetta della posta senza che questa possa dunque in qualche modo essere sottratta o manomessa.

I moderni modelli realizzati al 100% in alluminio infatti consentono di stare tranquilli in quanto diventa pressoché impossibile andare a forzare la cassetta per cercare di sottrarre la corrispondenza. Al tempo stesso grazie agli appositi supporti di fissaggio diventa impossibile cercare di danneggiare in qualche modo l’intera cassetta con l’intento di sottrarla. Dunque bisogna pensare che la propria cassetta è assolutamente al sicuro anche se si trova all’esterno del condominio.

Chi deve pagare le cassette della posta e la loro manutenzione?

I costi relativi all’acquisto delle cassette postali, così come quelli relativi alla loro manutenzione, sono da ripartire in parti uguali tra tutti i condomini. Parliamo chiaramente delle spese di acquisto e montaggio delle stesse, nonché della loro  manutenzione.

Diverso è il caso per il quale si presenta il danneggiamento o la rottura di una singola cassetta della posta. In questo caso la spesa interesserà esclusivamente il titolare di quella determinata cassetta e non sarà dunque un costo da ripartire tra tutti gli abitanti del condominio. Parliamo chiaramente di cifre sicuramente abbordabili anche in considerazione del fatto che la spesa è ripartita tra più persone.

Cosa scrivere sulla targhetta?

La legge prevede che ciascuna cassetta della posta debba recare una targhetta che presenti il nome ed il cognome dell’intestatario di quella cassetta della posta. In questa maniera per il portalettere o corriere è molto più facile andare ad individuare il titolare della cassetta e dunque lasciare la corrispondenza per lui.

Questo elemento, ovvero quello della targhetta con il nome, è davvero importante perché in sua assenza, o in caso di nome non facile da leggere, il portalettere potrebbe decidere di lasciare un avviso di giacenza e invitare l’utente ad andare a recuperare la sua corrispondenza direttamente presso l’ufficio postale.

Mai più ladri in casa, grazie alle inferriate

Di questi tempi è sempre più frequente venire a conoscenza di episodi di effrazione verificatisi all’interno di abitazioni ma anche uffici e attività commerciali su strada. In particolar modo questi fenomeni si sono acuiti dal momento in cui è iniziata la pandemia, e al momento si tratta di un trend che non sembra essere destinato a finire ma al contrario si protrae nel tempo.


L’esigenza di mettere in sicurezza la propria casa

Proprio per questo motivo tante persone stanno cercando di correre ai ripari adottando le soluzioni che più ritengono idonee per arginare il problema e mettere in sicurezza il luogo in cui si vive, l’ufficio o la propria attività commerciale.

Tra questi vi sono sicuramente le inferriate apribili e quelle fisse, che sono delle soluzioni particolarmente efficaci in quanto rappresentano una barriera fisica molto difficile (se non impossibile) da superare per qualsiasi malintenzionato.

Inferriate di sicurezza fisse e apribili

Esistono i modelli specifici che sono apribili per consentire il passaggio delle persone, ad esempio su porte e accessi secondari o porte-finestre, così come esistono direttamente le inferriate di sicurezza fisse che non possono essere aperte e che dunque rappresentano un sistema di chiusura permanente, ottimo ad esempio per le finestre.

L’eleganza del ferro battuto

Il bello di questo tipo di sistema è che ha anche un impatto architettonico particolarmente gradevole, grazie alla lavorazione del ferro battuto e conseguente design ricercato, che fa sì che  questo tipo di soluzione abbia un impatto estetico particolarmente elegante, in grado di adattarsi ad ogni tipo di contesto e dunque di rappresentare un elemento in grado di arricchire e valorizzare ogni tipo di porta o finestra.

Quella delle inferriate è dunque la soluzione che più delle altre consente di poter indurre ogni tipo di malintenzionato a desistere e spostare le sue mire su obiettivi più facili da raggiungere in quanto meno protetti.

Lampada artistica: la scelta giusta per case, uffici o negozi

Siete alla ricerca di lampade di design? Scegliere la lampada perfetta talvolta non è facile. Ogni zona della casa oppure del proprio ufficio, ha bisogno del tocco giusto. Per arredare un’area che magari sembra un po’ più spoglia, vi sono tante idee. In primis, l’uso di una lampada.

Le lampade artistiche possono essere una buona soluzione. Ve ne sono da tavolo, da terra o da soffitto: vi è una varietà senza fine a disposizione! Trovare le lampade artistiche giuste, potrebbe però risultare non molto semplice. Per tali motivi, bisogna fare attenzione a ogni dettaglio.

Come scegliere una lampada artistica

La scelta di una lampada artistica, talvolta parte da una domanda: che tipo di funzione avrà questa lampada? Inoltre, poi bisogna chiedersi anche in quale stanza andremo ad usarla.

Ad esempio, vi sono lampade di design che sono ideali per gli uffici. Si tratta di oggetti realizzati in metallo, in vetro o in altri materiali molto eleganti, che riescono a dare un tocco moderno o talvolta di stile ad un intero ambiente.

Se la loro funzione principale è quella di abbellire solo uno spazio, allora si consiglia di scegliere delle lampade da terra. Queste lampade sono disponibili in varie tipologie: moderne, classiche o anche in stile vintage.

I vari tipi di lampada artistica

Tra le lampade artistiche più richieste vi sono quelle da terra, quelle da tavolo ma anche quelle a sospensione o da parete. Valutando tutte le tipologie, sicuramente la lampada da parete risulta quella più adatta per ambienti come lo studio o la cucina.

In particolar modo, quella da terra si adatta alle aree living, ad un ufficio o a tre grandi sale d’attesa, ma anche ad esempio, ad una camera da letto. La lampada a sospensione invece, è ideale per ogni tipo di ambiente.

Gli unici limiti sono quello della fantasia e del gusto personale. Ricordate sempre che mettere una lampada di design all’interno di una stanza, che sia un ufficio o che si tratti di mura domestiche, richiede sempre il dover guardare con attenzione a quello che è lo stile dell’ arredo circostante.

Consigli per risparmiare energia quando si adopera un condizionatore d’aria

Con l’arrivo dell’estate tutti cominciamo ad utilizzare il condizionatore d’aria per stare più al fresco e patire meno il caldo estivo. Vediamo allora alcuni consigli per risparmiare energia quando utilizziamo il condizionatore.

Sfrutta la modalità sleep

La modalità sleep è pensata per quando desideriamo tenere acceso il condizionatore anche la notte. In questa maniera, è direttamente il dispositivo a gestire la temperatura all’interno della stanza aumentandola leggermente nel corso della notte, dato che dormendo abbiamo bisogno di una temperatura dell’aria più alta rispetto i momenti in cui siamo in attività. Questo tipo di gestione consente inoltre un discreto risparmio energetico.

Non impostare una temperatura troppo bassa

Impostare il condizionatore d’aria ad una temperatura troppo bassa può influire negativamente sia sulla tua salute che sui consumi. Cerca per questo di non impostare mai una temperatura al di sotto dei 24° per evitare una eccessiva escursione termica con la temperatura esterna e sfrutta invece maggiormente la funzione deumidificatore nelle ore del giorno, così da ottenere un miglior risparmio energetico.

Pulisci i filtri del tuo condizionatore

Pulire regolarmente i filtri del tuo condizionatore può significare veramente molto dal punto di vista dell’efficienza energetica del tuo dispositivo, dato che in questo modo il condizionatore riesce a lavorare con più facilità. Inoltre, pulire i filtri consente di avere un’aria molto più pulita in casa e dunque i vantaggi sono notevoli anche per la salute.

Effettua la manutenzione periodica del dispositivo

Effettuare periodicamente la manutenzione del tuo condizionatore, in media ogni due anni, significa verificare la presenza di eventuali perdite di gas o di altri problemi in grado di influire sull’efficienza del dispositivo e dunque sul consumo di energia. Da questo punto di vista i condizionatori Daikin sono tra quelli più efficienti e che consentono un risparmio energetico superiore.

Più competitività con i laser industriali

Essere competitivi sul mercato, e riuscire ad offrire prodotti di ottima qualità ad un prezzo il più possibile conveniente per il cliente finale, è oggi la sfida alla quale sono chiamate tantissime aziende e realtà commerciali di ogni tipo.

I fattori che concorrono ad aumentare tale livello di competitività sono molteplici e sicuramente tra questi vi sono i materiali che arrivano da oltreoceano, e dunque da paesi in cui i costi di produzione sono particolarmente bassi.

Laser industriali e aumento della produttività

Uno degli strumenti più efficaci e che consente effettivamente di aumentare la qualità della produzione sono i laser industriali, una soluzione che consente di rispondere in maniera adeguata ed efficace alle richieste di mercato che sono sempre più esigenti.

Il laser industriale trova applicazione in tantissimi campi quali ad esempio quello militare, scientifico ed estetico, e consente di ottenere risultati che i sistemi di lavorazione tradizionale non riescono in alcun modo di ottenere.

I vantaggi del laser industriale

Uno dei vantaggi principali è quello di riuscire ad avere una precisione di taglio che è impossibile da ottenere con qualsiasi altro strumento ad oggi esistente, così come l’assenza di una pressione meccanica sul pezzo sul quale si sta andando a lavorare. Grazie al laser è anche possibile andare a lavorare su profili particolarmente complessi e ottenere raggi di curvatura impensabili da ottenere con qualsiasi altro tipo di strumento.

A questo si unisce chiaramente una maggiore velocità di esecuzione e dunque un risparmio per quel che riguarda i tempi di lavoro e la manodopera, con i costi di produzione che vanno inevitabilmente a diminuire con tutti i vantaggi economici che conseguono per l’azienda.

Parliamo infine di una tipologia di tecnologia che è possibile definire “pulita”, in quanto non inquina e non necessita di sostanze chimiche o altri materiali inquinanti per poter funzionare, ma si limita all’utilizzo del raggio laser per effettuare le incisioni prescelte.

L’utilità di un portabadge

Uno dei problemi di lavoratori e di tutti i colori quali sono in possesso di un badge che consente loro di accedere ai locali in cui viene svolta una determinata attività lavorativa, è quello di portare sempre con sé il badge senza smarrirlo o dimenticarlo a casa, ma anche quello di riuscire a mantenerlo integro nel tempo e fare in modo che questo non possa rovinarsi all’interno del portafogli o addirittura smagnetizzarsi.

Nulla infatti, è più fastidioso dell’arrivare sul luogo di lavoro e scoprire di aver dimenticato in altro luogo il badge che consente di accedere ai locali, oppure di averlo portato con sé ma di non riuscirlo a trovare magari perché questo si trova tra mille altre cose all’interno di una borsa o in una qualsiasi tasca tra quelle della giacca o del pantalone. I portabadge che propone Cotini srl servono proprio a risolvere tale tipo di necessità e consentire a tutti di poter avere il proprio badge sempre a portata di mano ed in perfette condizioni.

L’astuccio in plastica rigida

In particolar modo esistono due tipi di portabadge: Il primo è quello in plastica con asola, un comodo astuccio portabadge in plastica rigida trasparente che consente di attaccare l’astuccio al cordoncino grazie alla comoda asola. Tale accessorio consente di custodire in maniera perfetta il proprio badge e avere la certezza che questo non vada a rovinarsi nel tempo magari all’interno del portafogli o del luogo in cui siamo soliti riporlo.

Il cordoncino colorato

Il secondo accessorio è invece un cordoncino colorato per portabadge, disponibile in 10 differenti colorazioni e che include anche il moschettone, così da potervi agganciare il portabadge. È realizzato in nylon ed è acquistabile in lotti da 10 pezzi. Avendolo sempre al collo sarà dunque molto più difficile smarrirlo o poggiarlo in un posto e poi essere costretti a doverlo cercare continuamente.

Entrambi questi accessori sono in grado di risolvere quello che è un piccolo problema di chi fa solitamente uso del badge, e consente anche di preservarne l’integrità nel tempo.

Motel con centro wellnes a Monza

L’ Over Motel è un motel Monza 4 stelle di recente apertura, elegante, accogliente e situato in posizione strategica per poter raggiungere anche Milano in pochi minuti d’auto. Le camere offrono al cliente tutte le comodità ed i comfort necessari per un meraviglioso soggiorno: dall’aria condizionata al riscaldamento, dal wifi gratuito alla tv, dal frigobar alla cassetta di sicurezza e ancora set di cortesia per il bagno e phon. Inoltre per ogni cliente vi è un box auto privato con accesso fronte camera, così che sia possibile parcheggiare l’auto proprio davanti il proprio appartamento con una apposita tenda motorizzata a garantire il massimo della privacy.

Niente di meglio dunque, che concedersi una pausa di tranquillità in questo luogo così lontano dallo stress quotidiano, per allontanare tensioni e stanchezza. E se avessi voglia di qualcosa di speciale? Nessun problema! Il centro benessere dell’ Over Motel di Vimercate è esattamente ciò di cui hai bisogno per rendere il tuo soggiorno un’esperienza davvero speciale: concediti un bagno in vasca idromassaggio con acqua riscaldata, prova la sauna, il bagno di vapore ed il tunnel emozionale nell’hammam. Completa la tua esperienza nel centro benessere ascoltando della musica rilassante, e avvertirai quella meravigliosa sensazione di rilassatezza e tonicità che avevi quasi dimenticato.

L’ Over Motel è la struttura ideale sia che viaggi in famiglia che in coppia, grazie ai tanti parchi e aree all’aperto che caratterizzano la zona ma anche grazie ai tanti negozi e siti di interesse storico e culturale che interessano principalmente la città di Monza. Usufruire dei servizi di questa moderna struttura ricettiva significa inoltre avere la certezza di adoperare della biancheria che viene lavata con prodotti certificati con garanzia che il Ph sia conforme a quello della pelle ma soprattutto una sanificazione che garantisce l’assenza di allergeni di ogni tipo.

Il caffè ha il suo galateo: i consigli dell’esperta di bon ton

Facile dire “vuoi un caffè?”, ad amici, conoscenti o parenti in visita a casa nostra. Invece, l’insidia è dietro l’angolo. Anche se si offre un caffè di qualità come quello garantito dai prodotti Cialdamia, lo store online dove trovare tutto quello che occorre – dalle capsule nespresso compatibili alle macchine fino agli accessori – per l’italico rito della tazzina. Perché, come avverte l’esperta di bon ton Csaba dalla Zorza, food writer maestra nell’arte del ricevere, anche il caffè ha le sue rigide regole. Il prontuario del galateo del caffè insegna a tutti come proporre, servire e addirittura bere una tazza di caffè: senza sbavature e senza errori.

Mai a tavola

 Solo al ristorante il caffè viene servito a tavola. Tra le mura di casa, dove gli spazi sono limitati, “ci si accomoderà su un divano davanti al quale si posizionerà un vassoio con tutto l’occorrente: le tazzine, la caffettiera, lo zucchero riposto in una zuccheriera con il relativo cucchiaino, un numero di cucchiaini pari alle tazzine e possibilmente uguali tra loro ed eventuale latte o panna per accompagnare il tutto” precisa l’esperta.

Lo zucchero? Deve provvedere la padrona di casa

La padrona (o il padrone) di casa dovrà chiede a ogni ospite quanto zucchero desidera e a riempire la tazzina come richiesto. Poi dovrà porgere la tazza insieme al cucchiaino all’ospite. Quest’ultimo mescolerà il proprio caffè e appoggerà il cucchiaino sul piattino.

Le regole del caffè in cialda

Visto il diffondersi delle macchine domestiche a cialde non poteva mancare l’indicazione giusta anche per questa tipologia di consumo. Il caffè andrà ovviamente preparato in cucina, ma sempre servito in sala, su un vassoio. Se le tazze sono numerose e c’è quindi il pericolo che si raffreddino, l’esperta suggerisce di riscaldarle per qualche minuto in forno a 50°. Quando tutto è pronto, la padrona di casa, in salotto, aggiungerà lo zucchero e porgerà i caffè stando seduta con i suoi ospiti.

Cucchiaino solo per girare (piano)

Il cucchiaino va posto sul piatto dal lato del manico e possibilmente alla destra dell’ospite. Per mescolare lo zucchero, l’ospite deve girarlo piano, possibilmente senza sbatterlo e senza far rumore, procedendo dall’alto verso il basso. Una volta usato, il cucchiaino va posto sul piatto e mai e poi mai messo in bocca. Anche a costo di lasciare nella tazza una schiuma invitante. Non è un comportamento educato.

Composti e con mignoli al loro posto

L’esperta di bon ton afferma che “Nel gustare il proprio caffè l’ospite avrà cura di non fare rumore e non rovesciare mai la testa all’indietro per far scendere l’ultima goccia. La tazza, inoltre, si prende sempre con la mano destra dal lato del manico (eccezion fatta per i mancini) con un gesto garbato, avendo cura di non sollevare il mignolo e tenendo il braccio il più vicino al corpo per non agitare il gomito. Per far ciò è bene tenere con la mano sinistra il piattino con sopra il cucchiaino e se il caffè è servito a tavola, il piattino dovrà rimanere sulla tovaglia”.

E dopo?

Il caffè va servito al termine del pasto, in salotto, e una volta terminato le tazzine vanno sparecchiate con un vassoio. Si potranno poi offrire ai propri ospiti dei liquori e dei cioccolatini, posti su un vassoio d’argento o comunque prezioso. Non dovranno mancare una caraffa d’acqua e dei bicchieri alti, senza stelo.

Tik Tok regina d’incassi nel mercato delle app

È boom per il mercato delle app: nel terzo trimestre del 2021 gli store digitali di Apple e Google hanno ricavato in totale 33,6 miliardi di dollari in entrate, pari al +15,1% rispetto al 2020. Le installazioni delle app, considerate come prime installazioni del singolo account, sono invece 35,7 miliardi, in calo dell’1,9% sulla rilevazione precedente. Secondo la più recente rilevazione della società di analisti Sensor Tower, questo è sinonimo di un utilizzo abbastanza consolidato degli stessi software: si spende più tempo sulle app famose che beneficiano anche degli acquisti in-app o di servizi a pagamento. Per quanto riguarda gli incassi, è Tik Tok a confermarsi regina. L’app è infatti al primo posto dei ricavi su App Store, mentre è quarta sul Google Play Store, dove si conferma in testa, per spesa degli utenti, Google One, la piattaforma di cloud per archiviare online foto, video e documenti e averli sempre a disposizione.

Nel Play Store Facebook e Instagram le più scaricate

Anche per quanto riguarda l’analisi dei download Tik Tok è regina, considerando i numeri di iOS e Android, così come nell’App Store di Apple. È terza invece nel ranking del Play Store, dove Facebook e Instagram occupano le prime due posizioni. La considerazione che la pandemia abbia contribuito all’ascesa di alcune nuove app, prima poco presenti, è data dall’ingresso in classifica di Zoom e Google Meet, così come della versione aziendale di WhatsApp: Business, in modo particolare su sistema operativo Android.

Zoom, Google Meet e Telegram in ascesa

Per Sensor Tower, lo scenario è quello in cui gli utenti utilizzano sempre le stesse app, per cui non vi è aumento concreto nel numero di installazioni su smartphone e tablet, con pochi sviluppatori che si dividono il grosso delle entrate, in ascesa per acquisti in-app e servizi in abbonamento. Tornando all’effetto lockdown, applicazioni di collaborazione e videochiamate, come Zoom e Google Meet, restano saldamente nel ranking delle top 10, e così fa Telegram, che nel corso dell’anno ha rosicchiato utenti a Facebook dopo le controverse modifiche alla gestione della privacy degli utenti fuori dal mercato europeo.

Tra i videogame Pubg Mobile è il più remunerativo

Decisamente più concorrenziale, riporta Ansa, il segmento dei videogame. In generale il più remunerativo è Pubg Mobile, mentre Honor of Kings si consolida primo su App Store, con il concorrente Genshin Impact, il titolo con maggiori ricavi sul Play Store. Per numero di download, Sensor Tower elegge Pubg Mobile il primo nel totale di iOS e Android. Quest’ultimo si alterna con Count Masters su App Store ma si riprende la leadership per quantità di installazioni sul Play Store.

Italiani attenti alla sostenibilità, ma senza (troppe) rinunce

Gli italiani hanno un animo green, e si dichiarano attenti alla sostenibilità. A patto che questa non comporti privazioni a livello personale e che i vantaggi compensino i costi delle scelte effettuate. Solo a queste condizioni, i nostri connazionali sono disposti a modificare il loro stile di vita così da ridurre gli impatti ambientali. I dati emergono dal 1° Rapporto Edison-Censis «La sostenibilità sostenibile». 

Come viene percepita la sostenibilità

Nella percezione degli italiani, la forma di sostenibilità considerata prioritaria è la sostenibilità economica (41,1%). Al secondo posto c’è quella ambientale (32,1%), legata all’impegno per ridurre l’inquinamento e lottare contro il riscaldamento globale. Al terzo posto, la sostenibilità sociale (26,8%), prioritaria per garantire la tutela dei gruppi sociali svantaggiati. Anche il 46,2% dei giovani indica come prioritaria la sostenibilità economica, il 24,7% quella ambientale e il 29,1% quella sociale. 

Benefici e impegno? Vanno distribuiti equamente

Il 79% degli italiani ha dichiarato di essere pronto a modificare il proprio stile di vita per ridurre l’impatto ambientale, a condizione però che i cambiamenti siano distribuiti in modo equo nella società (42,5%) e che i costi siano compensati dai vantaggi (33,2%). La sostenibilità ambientale deve contribuire a vivere meglio, mai a ridurre il proprio benessere economico. E si guarda a una sostenibilità inclusiva, intesa come processo sociale dal basso, da vivere nei contesti minuti di ogni giorno, e non come imposizione dall’alto.

Sostenibilità e consumi

In questo scenario, non può mancare un’analisi anche sui consumi e sulle abitudini d’acquisto degli italiani, in particolare nel delicato momento storico rappresentato da post pandemia. A questo proposito, il 48,2% degli intervistati ha detto che tornerà a usare il reddito come faceva prima dell’emergenza, mentre il 31,8% aumenterà il risparmio e solo il 9% consumerà di più (l’11% è indeciso). Tra le motivazioni di scelta dei consumatori, poi, non c’è solo il prezzo (comunque importante),  anche i valori che un’impresa incarna e la qualità della relazione che è capace di instaurare con i suoi clienti. Oltre a essere disposti a spendere di più per prodotti e servizi che rispettano l’ambiente (58,7%) e a premiare le aziende che rispettano i diritti dei lavoratori (50,8%), il 54,6% degli italiani è disposto a pagare di più per prodotti e servizi italiani e il 49,6% per aziende impegnate in progetti sociali. Il 41,5% si dichiara intenzionato a spendere qualcosa in più per un’azienda che ispira fiducia e mantiene sempre quel che dice, il 37,8% premia la disponibilità di punti vendita e di assistenza fisici, il 29,1% apprezza la trasparenza nei costi, il 23,6% è interessato a un call center ben funzionante e di facile accesso, il 22% vorrebbe ricompensare le aziende che non si avvalgono di pratiche di marketing aggressivo. 

Facebook, i post “fake” hanno interazioni sei volte maggiori di quelli più affidabili

I post originati da notizie false, le cosiddette fake news, hanno ottenuto in media interazioni sei volte maggiori rispetto a quelli che riportano notizie vere. Lo rivela un nuovo studio condotto da ricercatori della New York University dell’Université Grenoble Alpes, che hanno esaminato i post pubblicati da oltre 2.500 pagine Facebook da agosto 2020 a gennaio 2021. La ricerca, apparsa su Business Insider, ha così evidenziato che i post di “disinformazione” hanno registrato sulla piattaforma sei volte di più in termini di interazioni, like e commenti rispetto alle notizie provenienti da fonti affidabili. Lo stesso studio ha rilevato che è la politica il tema in cui si registrano più episodi legati alla disinformazione, con una certa preponderanza di post con inclinazioni di destra. 

La risposta di Facebook

Rispondendo allo studio condotto dalle due università, un portavoce di Facebook ha dichiarato a Business Insider che il “rapporto esamina principalmente il modo in cui le persone interagiscono con i contenuti, che non deve essere confuso con quante persone effettivamente lo vedono su Facebook. Se dovessimo considerare i post che ottengono la massima copertura, non avremmo qualcosa di paragonabile alla ricerca sulla condivisone di bufale”. E, secondo i portavoce della piattaforma social, esistono a loro volta diverse analisi che lo confermano. Tuttavia, riportano fonti americane, Facebook ha negato poi l’accesso ai suoi dati relativi ai mesi successivi ai ricercatori della New York University, sostenendo che il modo in cui stavano raccogliendo i vari elementi era in conflitto con un accordo precedentemente raggiunto con la Federal Trade Commission.

Come viene amplificata la disinformazione

A quanto dichiarato da Laura Edelson, una delle autrici dello studio, il lavoro non dimostra che gli algoritmi di Facebook favoriscono certe pagine o parti politiche “ma la disinformazione – spiega – viene amplificata perché funziona bene con chi si circonda di utenti e contenuti che postano notizie fuorvianti in maniera regolare”. In pratica, si crea un circolo vizioso dalla cui bolla è poi difficile venir fuori, riporta l’Ansa. In sintesi se si entra nel loop delle fake news, anche inconsapevolmente, è poi complicato uscirne.  Secondo la ricerca, fra le pagine di estrema destra, quelle che diffondono fake news ottengono il 68% di tutte le interazioni degli utenti. I ricercatori hanno usato le metriche di due organizzazioni no profit, NewsGuard e Media Bias/Fact Check che hanno classificato migliaia di pagine sulla base delle convinzioni politiche e la propensione a diffondere notizie non affidabili.

Come cambia il settore Non Food con la pandemia

Niente è più come prima. La pandemia ha sparigliato le carte, e riaperto i giochi nel mondo dei prodotti non alimentari di largo consumo, determinando acquisti in pesante calo in alcuni settori merceologici e formati distributivi. Ma anche spingendo lo sviluppo di altri prodotti e canali commerciali. 
Impossibile, quindi, pensare al futuro del Non Food senza approfondire quel che è successo in Italia nell’anno della pandemia. È quanto ha fatto l’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy, che offre una fotografia sull’universo dei consumi extra alimentari, sia sul fronte della domanda sia dell’offerta, e dall’andamento degli acquisti all’evoluzione della rete commerciale, fisica e virtuale.

Un anno “bipolare”, c’è chi scende e c’è chi sale

Nel 2020 i 13 comparti monitorati dall’Osservatorio hanno ottenuto 93,5 miliardi di euro di vendite, in calo di -9,5% rispetto al 2019. Questo risultato ha interrotto bruscamente l’andamento positivo, seppure lento, degli anni precedenti, e nel 2020 la rinuncia agli acquisti ha accomunato 11 dei 13 comparti merceologici rilevati nell’Osservatorio.  Gli unici ad aver chiuso il 2020 con una crescita delle vendite sono stati l’edutainment, e l’elettronica di consumo (+6,3%). Tra gli 11 comparti merceologici in calo annuo, la forbice della riduzione del sell-out è stata piuttosto ampia, con valori che vanno dal -2,0% dei prodotti di automedicazione al -17,5% degli articoli per lo sport. Il crollo più pesante del 2020 è stato quello di abbigliamento e calzature (-26,5%), superato nel 2020 dall’elettronica di consumo, diventato il comparto più importante nel Non Food per valore delle vendite.

La rete vendita si riconfigura

A fine 2020 la distribuzione moderna non alimentare contava in Italia 29mila punti vendita appartenenti a poco meno di 300 gruppi presenti in 20 differenti comparti merceologici. L’Osservatorio li ha raccolti in sei tipologie, di cui cinque hanno chiuso l’anno con una rete vendita in calo: agglomerati centrali urbani, centri commerciali, parchi commerciali, aree urbane periferiche, nei luoghi di passaggio e di traffico. Gli unici ad aver chiuso il 2020 con un aumento del numero dei negozi sono i Factory Outlet (+0,7%). Nel 2020, al contrario, le vendite via web sono risultate in crescita, sia per giro d’affari che per quota di mercato in 12 dei 13 comparti analizzati. Unica eccezione, i prodotti per la fotografia.

Un’occasione di rilancio per le polarità commerciali extraurbane

L’altro fenomeno commerciale del Non Food nel 2020 è stata la crescita delle forme di distribuzione alternativa, come vendite a domicilio o per corrispondenza, nei distributori automatici e nell’e-commerce, aumentate a valore del 13,9%. I lockdown hanno penalizzato i centri commerciali, ora chiamati a riposizionarsi come luoghi di ristoro ed entertainment e non solo di shopping. La ricerca di comodità e convenienza, driver importanti nel Non Food, gioca poi a favore dei Factory Outlet e dei parchi commerciali. E il perdurare dello smart working, con la maggior presenza dei consumatori nei centri minori e nelle periferie urbane, può rappresentare un’occasione di rilancio per le polarità commerciali extraurbane.

Estate 2021, le spese degli italiani

Come hanno speso i propri soldi gli italiani nell’estate 2021? Risponde alla domanda Revolut, la app finanziaria globale con 16 milioni di clienti in tutto il mondo, che ha analizzato i dati interni degli oltre 650.000 clienti Revolut italiani nel periodo compreso tra giugno e agosto.

In crescita i viaggi all’estero, ma il 2019 è lontano

In base ai dati raccolti, la quota di denaro spesa all’estero è in crescita rispetto allo scorso anno, ma non ha ancora raggiunto i livelli pre-pandemia. Infatti, solo il 26% della spesa è avvenuta fuori dai confini nazionali, leggermente in crescita rispetto al 2021 quando era il 20% del totale, ma ancora lontana dai livelli del 2019, quando la metà della spesa avveniva all’estero.

Mete e spese

Rispetto alla scorsa estate, i dati sui pagamenti mostrano che i nostri connazionali hanno ricominciato a frequentare le tradizionali destinazioni estive. La maggior parte degli utenti Revolut italiani è rimasta nel Paese. Per chi è andato all’estero, la meta straniera preferita per le vacanze all’estero nel 2021 torna a essere la Spagna, già favorita nel 2019 (dopo gli Stati Uniti), che lo scorso anno era stata invece stata superata da Regno Unito e Francia. In calo l’importo totale speso con carta, in media, dal singolo italiano. I nostri connazionali hanno speso 475 euro nel 2019, 396 euro nel 2020 e solo 362 euro nel 2021. Al contrario, la spesa presso gli esercenti italiani è passata da 359 euro del 2019 a 428 euro nel 2020 e 468 euro nel 2021.

Appartamenti e auto contro hotel, treni e aerei: l’impatto del distanziamento

Gli italiani continuano ad essere attenti al distanziamento sociale e, seguendo il trend iniziato già nel 2020, nel 2021 la spesa per quelle soluzioni volte ad evitare o ridurre contatti con altre persone si mantiene agli stessi livelli dello scorso anno. Ad esempio, la spesa per i servizi di autonoleggio è aumentata del 22% rispetto al 2019, a 181 euro a persona, mentre la spesa per gli appartamenti è aumentata del 34% rispetto al 2019, a 425 euro a persona. L’aumento della spesa per gli hotel, invece, è aumentata solo del 2%, con 256 euro a persona spesi nell’estate 2021. Sul fronte dei trasporti, è ancora bassa la percentuale di chi sceglie di viaggiare in aereo e treno, rispetto al 2019. La spesa per i voli in questi mesi estivi si attesta infatti allo stesso livello del 2020: 183 euro a persona, pari al 29% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Guardando ai treni, il calo è leggermente più contenuto ma comunque considerevole, con una spesa di 61 euro a persona e il 21% inferiore rispetto al 2019.

Alimentari, la spesa degli italiani si sposta online

Gli italiani hanno scoperto il piacere del fare la spesa o di ordinare i piatti preferiti online: riprova ne è il balzo in avanti registrato dall’ecommerce di Food&Grocery che nel 2020 ha raggiunto i 2,9 miliardi di euro con una crescita del +84%. E per il 2021, un po’ a sorpresa visto che le limitazioni si sono attenuate, gli acquisti online supereranno i 4 miliardi di euro (+38% rispetto al 2020). A farla da padrone in questo ambito sono soprattutto gli alimentari, che da soli hanno messo a segno un +40%. A tracciare lo scenario dei mutati comportamenti di acquisto dei nostri connazionali è l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, presentato in occasione del convegno “Food&Grocery: la pandemia rallenta, l’eCommerce cresce!”. 

Il potenziale dell’ecommerce B2C

“Il boost registrato dal Food&Grocery online nel 2020 è stato possibile grazie agli investimenti sostenuti dall’offerta che, spinta dall’emergenza sanitaria, ha finalmente acquisito consapevolezza delle potenzialità dell’eCommerce B2c. Si tratta di un potenziamento del servizio, e della sua capacità di soddisfare la domanda, che ha trovato fin da subito pronti i web shopper italiani” ha detto Riccardo Mangiaracina, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c – School of Management del Politecnico di Milano. “I frutti di questi investimenti non sono però contingenti all’emergenza sanitaria bensì sono destinati a durare nel tempo: sono state gettate le basi per una crescita certa e sostenibile dell’Alimentare online in Italia”.

Exploit dei prodotti da supermercato

E’ interessante anche scoprire quale tipologia di prodotti alimentari è stata maggiormente “gettonata” per gli acquisti via web. Il Grocery Alimentare (cioè i prodotti da supermercato) cresce nel 2021 del +39% e sfiora gli 1,4 miliardi di euro. Alla caduta delle barriere all’acquisto dei consumatori, si accompagnano un incremento delle iniziative online su tutto il territorio italiano e un potenziamento dell’infrastruttura logistica, della capacità di consegna e delle modalità di ritiro della spesa. Il Food Delivery (ossia i piatti pronti), superate le difficoltà di inizio 2020 dovute alla chiusura dei ristoranti nel primo lockdown, nel 2021 continua a crescere con un ritmo sostenuto (+56%) e supera gli 1,4 miliardi di euro. A spiegare lo sviluppo del comparto è principalmente l’ampliamento dell’offerta, sia in termini di nuovi ristoranti che attivano in modo diretto o intermediato l’eCommerce, sia in termini di maggior copertura territoriale del servizio verso i comuni più piccoli. Ma anche i prodotti di nicchia conquistano nuove fasce di clientela: l’Enogastromia, infatti, ha raggiunto i 750 milioni di euro con un ragguardevole incremento del +17%.

Covid e affitti, 1,3 miliardi non riscossi dai proprietari

Tra marzo 2020 e maggio 2021 più di 1 locatore su 3 (39%), pari a 1,7 milioni di proprietari immobiliari italiani, ha dovuto fare i conti con un inquilino moroso. Un danno economico importante, considerando che in media per ogni abitazione oggetto di insolvenza le rate non pagate sono state 5, per un importo pari a 1.740 euro. Si stima quindi che il mercato delle locazioni abitative abbia perso nell’ultimo anno una somma prossima a 1,3 miliardi di euro in canoni non riscossi. L’impatto della pandemia è stato negativo anche sul mercato degli affitti, e se circa 1,9 milioni di famiglie italiane si sono trovate in difficoltà e hanno ritardato o saltato una o più rate d’affitto, a fotografare la situazione è l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different.

Il 14% dei locatori ha perso del tutto uno o più canoni mensili

La percentuale dei proprietari che hanno ricevuto rate in ritardo o non le hanno ricevute affatto è maggiore al Centro e Sud Italia ed è pari, rispettivamente, al 39,2% e al 17,5%. A livello nazionale, il 30,3% dei locatori afferma di aver ricevuto in media, 4 rate con un ritardo di 31 giorni, mentre il 14% di aver perso del tutto uno o più canoni mensili. Le cause di ritardi o mancati pagamenti? Nel 35,1% dei casi l’affittuario aveva un problema di lavoro (il 19,1% era in cassa integrazione, il 16% lo aveva perso), mentre nel 35,9% dei casi l’inquilino si trovava in difficoltà economiche, percentuale che arriva al 39,2% nelle regioni del Nord Italia.

Nel 51% dei casi la situazione è stata risolta

La maggior parte delle volte (39,7%) il proprietario ha deciso di concedere ulteriore tempo agli affittuari per saldare quanto dovuto, mentre nel 16% dei casi ha preferito pattuire un nuovo accordo economico. Il 15,3% ha invece scelto di procedere per vie legali, percentuale che arriva addirittura al 23,5% nelle regioni del Nord Italia. E se nel 51% dei casi la situazione è stata risolta e l’inquilino, un tempo moroso, abita ancora nell’immobile, nel 22,1% dei casi il proprietario ha dichiarato di essere in attesa che l’affittuario venga sfrattato o che lasci libero l’appartamento.

445.000 famiglie potrebbero dover lasciare l’abitazione

In totale sono potenzialmente 445.000 le famiglie che quando terminerà il blocco degli sfratti previsto dal Governo, potrebbero dover lasciare l’abitazione concessa in affitto. In Italia ci sono circa 4,3 milioni di locatori, per un totale di 5,6 milioni di immobili concessi in affitto con regolare contratto (fonte: Agenzia delle Entrate). La forma di garanzia più richiesta agli inquilini è il deposito cauzionale, mentre è ancora marginale l’uso di altre garanzie: solo il 5,2% degli immobili era coperto da fideiussione bancaria. Nel 14,5% dei casi l’affitto mancante è stato trattenuto direttamente dal deposito cauzionale, nel 13% si è usufruito della polizza assicurativa contro la morosità degli inquilini e nel 7,6% della fideiussione bancaria.

L’olio extravergine di oliva rallenta l’invecchiamento cognitivo?

Un Paese che invecchia, con un tasso di natalità in costante discesa e un’aspettativa di vita che fortunatamente si allunga, richiede necessariamente nuovi strumenti per incidere positivamente sulla “giovinezza mentale” della terza età. Una ricerca tutta italiana, e strategica in questo senso, nel corso del 2021 cercherà di capire se e come l’olio extravergine di oliva è in grado di rallentare l’invecchiamento cognitivo favorendo una più lunga giovinezza mentale. La ricerca è portata avanti da Giorgio D’Andrea, ricercatore dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma, “adottato” dall’azienda agroalimentare Monini attraverso la Fondazione Umberto Veronesi.

L’effetto dell’idrossitirosolo sulle cellule staminali neuronali del cervello

Più in particolare, i ricercatori italiani si sono concentrati sull’idrossitirosolo, cercando di capire come agisca sulle cellule staminali neuronali. Si tratta di un fenolo dalle spiccate proprietà antiossidanti presente nell’olio extravergine di oliva insieme ad altre sostanze polifenoliche, come l’oleocantale, e ad altri elementi positivi per la salute, come l’acido oleico, i grassi polinsaturi essenziali, la vitamina A e la vitamina E. L’alto contenuto di polifenoli è del resto proprio uno dei criteri che definisce l’alta qualità di un olio. Lo studio italiano è attualmente l’unico al mondo a focalizzarsi sull’effetto dell’idrossitirosolo sulle cellule staminali neuronali del cervello.

Nuovi neuroni possono essere prodotti nel cervello anche in età adulta

Finora sono numerosi gli studi che hanno dimostrato gli effetti benefici dell’olio d’oliva sul sistema cardiocircolatorio e sul sistema intestinale, mentre esistono ancora molte incognite per quanto riguarda il sistema nervoso centrale. A differenza di quanto si credeva una volta, è infatti assodato da diversi anni che nuovi neuroni possono essere prodotti nel cervello anche in età adulta a partire da particolari cellule, chiamate staminali. 
“Abbiamo già dimostrato che l’ingestione di idrossitirosolo stimola la produzione di nuovi neuroni a partire da cellule staminali. Ora l’obiettivo è capire come si comportano questi nuovi neuroni, se aumentano effettivamente anche le capacità di apprendimento e di memoria”, spiega D’Andrea.

La ricerca scientifica al servizio di un futuro più equo e più sano

La ricerca è entrata proprio ora nella fase più “operativa” con l’avvio dei test, e si attendono le prime indicazioni entro l’estate, riporta Akanews. Il progetto, così come il finanziamento della ricerca del dottor D’Andrea attraverso la collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi, rientra nel disegno complessivo di “A Hand for the Future”, il piano di sostenibilità decennale attraverso il quale Monini ha assunto l’impegno formale a costruire un futuro più equo per le nuove generazioni.
“Il piano – spiega Maria Flora Monini, terza generazione alla guida dell’azienda insieme al fratello Zefferino – esprime un modo diverso di fare impresa, l’unico davvero possibile oggi per creare sviluppo. Non possiamo più limitarci a produrre, dobbiamo allargare lo sguardo e l’impegno verso l’ambiente e la società in cui operiamo, e la ricerca scientifica rappresenta uno dei tasselli più importanti per costruire un futuro realmente sostenibile”.

Vacanze estive per 1 italiano su 2 secondo l’Istat

Nel periodo compreso tra giugno e settembre 2021 1 italiano su 2 andrà in vacanza. Lo dice l’ultima ricerca sulle intenzioni degli italiani di effettuare vacanze che l’Istat ha eseguito con la collaborazione del Mims, ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili.  La maggioranza degli intervistati prevede di fare una vacanza in una località diversa da quella di residenza: con certezza il 22,3% e probabilmente il 27,8%. Sommando le due percentuali si arriva al 50,1%: uno su due, appunto. Un terzo degli intervistati, al contrario, è certo che non andrà in vacanza, e non lo farà soprattutto per mancanza di risorse economiche (ha risposto così il 32,7% degli intervistati), per  timori legati al Covid (risposta fornita dal 15%) e per motivi di salute (12,8%).

Una vacanza fuori regione per il 63,6%

Il 63,6% è intenzionato a scegliere per le vacanze una regione diversa da quella di residenza, mentre resterà all’interno dei confini regionali il 33,3%. Complessivamente, le vacanze non dureranno più di 14 giorni. Su quale tipo di sistemazione cadranno le preferenze dei nostri connazionali? Il 34 sceglierà un hotel/pensione/albergo, il 32,4%  la casa o l’appartamento di proprietà e il 26,3% dichiara che affitterà un alloggio. Il mezzo di trasporto personale è il più scelto per raggiungere il luogo di vacanza (84%).

Le differenze tra Nord e Sud e tra fasce d’età

A livello territoriale, emerge un divario tra Nord e Sud del Paese: la quota di coloro che hanno intenzione di andare in vacanza passa dal 59,7% dei residenti nel Nord-ovest al 39,1% dei residenti nel Mezzogiorno (considerando la somma delle incidenze stimate per le modalità di risposta “Certamente sì” e “Probabilmente sì”). Nel Nord-est e nel Centro le percentuali sono simili al Nord-ovest e pari, rispettivamente, al 55,2% e al 51,0%. Lo scenario si ribalta per le risposte fornite da chi non intende effettuare una vacanza: le percentuali sono prossime al 50% nel Centro-nord e al 60,8% nel Mezzogiorno. L’intenzione di andare in vacanza è predominante per chi ha un’età compresa tra i 18 e i 29 anni (l’incidenza delle risposte “certamente sì” e “probabilmente sì” è pari al 75,9%) e per chi ha tra i 30 e i 49 anni (58,5%). Le quote scendono progressivamente con l’età, arrivando al 44,5% per le persone tra i 50 e i 64 anni e al 32,4% per chi ha almeno 65 anni. 
Infine, una nota sull’ “effetto Covid”. L’emergenza sanitaria non condiziona la scelta del tipo di vacanza (per il 63,9% dei rispondenti), né del mezzo di trasporto (68,1%) e per finire del tipo di sistemazione (73,1%).